Blitz negli impianti che smaltiscono asfalto: sequestrate 44mila tonnellate di rifiuti speciali

Controlli tra Monte Compatri, San Cesareo e Colonna. Alle attività hanno preso parte anche gli uomini di ARPA Lazio che ha effettuato campionamenti sui camini

Valori non rispettati e irregolarità. I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma hanno controllato quattro impianti per la produzione di conglomerato bituminoso operanti a Monte Compatri, San Cesareo e Colonna, riscontrando anomalie. 

All'esito delle verifiche, è emerso che i responsabili degli impianti hanno gestito rifiuti speciali, pericolosi e non, per quantitativi di gran lunga esuberanti i limiti previsti in autorizzazione. Rifiuti costituiti per lo più dal fresato di asfalto proveniente dalle opere di manutenzione e rifacimento del manto stradale, addirittura privi delle certificazioni analitiche che ne escludessero la pericolosità.

I militari hanno quindi sottoposto a sequestro preventivo circa 44.000 tonnellate di rifiuti, affinché la condotta criminosa non determinasse ulteriori conseguenze negative per l'ambiente, contestualmente denunciando alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, per illeciti ambientali, i rappresentanti legali di tre delle quattro società ispezionate.

Alle attività ha preso parte anche ARPA Lazio, che ha effettuato campionamenti sui camini, rilevando il superamento dei valori limite delle emissioni in uno degli impianti. In un secondo impianto, la non conformità del camino non ha permesso neppure l'effettuazione delle misurazioni. Le violazioni sono state anche comunicate alla Città Metropolitana di Roma.

Gli accertamenti condotti dal N.O.E trovano riscontro nelle numerose segnalazioni effettuate nei mesi scorsi dai cittadini dei Comuni della provincia di Roma, che hanno denunciato cattivi odori, presumibilmente dovuti alle emissioni degli stabilimenti della zona industriale del comprensorio ed interrogazioni parlamentari.

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Gli esponenti, hanno unanimemente lamentato la presenza di un fumo denso e nero, proveniente appunto dai camini degli stabilimenti controllati nel polo industriale dei tre Comuni, a pochi passi dalla Capitale. 

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