Pizza connection a Roma: sequestrati 23 locali legati alla Camorra

Alcuni locali si trovano nei pressi del Pantheon, di Piazza Navona e di via del Corso. Il sequestro si inserisce nell'operazione della Direzione nazionale antimafia che ha portato a 22 arresti sul territorio romano

Pizza e camorra, un triste binomio all'italiana nascosto dietro i banconi di centralissimi ristoranti romani. Piazza Navona, il Panthoen, piazza di Spagna, zone di pregio della Capitale dove i militari del Nucleo Investigativo hanno messo i sigilli a una rete di ristoranti e pizzerie legati a clan di camorra.

Una ventina di locali sequestrati, e altrettanti arresti, all'interno di una vasta operazione interforze eseguita a livelli nazionale (90 arresti in totale), coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia e dalle DDA di Roma e Napoli. E all'alba la tragedia a Tor di Quinto: uno dei destinatari di un mandato d'arresto si è gettato dalla finestra della sua abitazione ed è morto (LEGGI LA NOTIZIA)

I FRATELLI RIGHI E PIZZA CIRO - Sul territorio romano sono finite in manette​ 22 persone con l'accusa di associazione di tipo mafioso, estorsione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Sotto sequestro invece 17 fabbricati, veicoli e 23 ristoranti, tutti in pieno centro tra Monti e Prati, molti appartenenti alla catena Pizza Ciro. E molti riconducibili ai fratelli Righi, ritenuti luogotenenti del noto clan Contini. 

Antonio, Salvatore e Luigi Righi, arrivati da Napoli nella Capitale a metà anni '90, e il loro impero nel settore della ristorazione. Tutti locali di indubbia origine campana: "Pummarola e Drink", "Zio Ciro", "Frijenno", "Pizza Ciro" appunto, "Sugo", "Il Pizzicotto", "Ciuccula". (TUTTO L'ELENCO)

Dalle indagini è emerso chiaramente come funzionava la macchina illegale. L'impero dei Righi era gestito tramite una complessa struttura di società intestate a prestanome finalizzate al reimpiego di denaro sporco. Ai dirigenti del clan Clontini, Salvatore Righi consegnava periodicamente somme di denaro contante, provento del riciclaggio.

Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni degli arrestati e di alcuni degli indagati, gli investigatori della Direzione investigatva antimafia fanno sapere di aver sequestrato soldi contanti per quasi 100mila euro, assegni bancari per varie centinaia di migliaia di euro e documenti che vanno a confermare la tesi investigativa del riciclaggio di denaro in vari settori commerciali. Che per Roma era concentrato nella ristorazione, ma nel resto d'Italia spaziava da negozi di abbigliamento ad aree di servizio. 

IL SINDACO - Il primo cittadino della Capitale ringrazia per l'operazione. "Le indagini hanno permesso di spezzare un pericoloso legame tra il clan Contini, che per i propri interessi economici sfruttava esercizi commerciali del nostro Centro Storico.

L’attenzione alla legalità è un nostro primario interesse - ha dichiarato Ignazio Marino - per questo sin dall’inizio del nostro mandato abbiamo avviato un proficuo confronto con tutte le forze dell’ordine che lavorano sul territorio cittadino come dimostrano i risultati positivi del patto che abbiamo siglato con la Guardia di Finanza. A ogni singolo agente impegnato nel prezioso lavoro di tutela della legge rinnovo il plauso della Giunta e mio personale.

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