Chiuso il centro Scuola Viva: 300 disabili senza assistenza, 90 dipendenti senza lavoro

Lo scorso settembre la struttura aveva ricevuto l'accreditamento dalla Regione. Poi a dicembre la revoca. Tra le cause anche l'elevata vicinanza al Tevere. Adesso quasi 300 famiglie protestano: "Per noi un dramma"

Non risponde più nessuno all'altro capo della cornetta. Sì, perchè il Centro Scuola Viva Onlus ha chiuso definitivamente i battenti lo scorso 15 gennaio in seguito alla sentenza del Tar del Lazio che ha negato la sospensiva alla revoca dell'accreditamento della struttura da parte della Regione. Adesso a scontarne le conseguenze sono i 90 operatori della struttura e le 300 famiglie degli utenti che protestano nella speranza di ricevere una risposta concreta da parte della Regione.

40 ANNI DI ESPERIENZA - Il Centro Scuola Viva, gestito dall'omonima associazione, nasce 40 anni fa grazie all'iniziativa di una mamma, Serenella Pocek. "Una struttura d'eccellenza", secondo Maria Simona Bellini, mamma di una degli utenti del centro, che proprio per questo "dovrebbe essere fiore all'occhiello della Regione". Scuola Viva ospita al suo interno diversi servizi socio-sanitari tra cui riabilitazione, inclusione scolastica e un centro diurno semiresidenziale. Quest'ultimo, in particolare, accoglieva 79 utenti, tra i 16 e i 40 anni, con gravi disabilità intellettive.

IL NO DELLA REGIONE - Per anni la struttura ha operato tramite una serie di accreditamenti provvisori fin quando nel novembre del 2010 è stato reso obbligatorio l'accreditamento permanente con la Regione. Un accreditamento arrivato lo scorso settembre ma revocato repentinamente solo tre mesi dopo. Tra le ragioni della revoca, oltre alla mancanza di uno dei certificati di agibilità, ci sarebbe l'elevata vicinanza al Tevere che dista 300 metri dal centro. L'intera area, infatti, è stata ritenuta dalla Regione come zona a possibile esondazione del fiume. Una decisione che non è andata giù al direttore sanitario della onlus, Fabrizio Fea, che raggiunto telefonicamente spiega come la struttura, pur trovandosi vicino al fiume, si affacci "su un'ansa interna, difficilmente soggetta a esondazioni. Ci sono strutture collocate in zone vicine, molto più a rischio ma che nonostante tutto proseguono la loro attività. Senza contare che siamo una delle pochissime strutture sanitarie ad aver concluso in tempo l'iter di accreditamento permanente".

IL RICORSO AL TAR - Da qui la decisione dell'associazione di ricorrere al Tar nella speranza di ricevere la sospensiva della revoca. Tuttavia lo scorso 22 gennaio la notizia della negazione della sospensione. Nessuna spiegazione per i responsabili che già dal giorno dopo sono stati costretti a mandare a casa 90 operatori e quasi 300 utenti. "Un dramma soprattutto per le famiglie che si affidavano al centro diurno" spiegano i familiari dei disabili. Uniche alternative la rilocalizzazione del centro (cosa alquanto improbabile, visto che i locali sono di proprietà dell'associazione che difficilmente riuscirà a venderli per comprarne di altri) o la richiesta di accoglimento presso al altri centri. Ma anche in quest'ultimo caso i problemi non tardano ad arrivare. "Mia figlia è stata due anni in lista d'attesa prima di essere accolta a Scuola viva" spiega disperata una delle mamme. "Temo che ora i tempi non saranno più brevi. Non so davvero come potremo uscire da questa situazione, che per molte famiglie è davvero drammatica".

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LA LETTERA A GIANNI LETTA - Intanto le famiglie hanno provato a chiedere al comune un aumento delle ore di assistenza domiciliare ma anche qui una porta in faccia. La questione, infatti, è di competenza esclusiva della Regione. Per ultimo alcuni genitori hanno provato a scrivere una lettera a Gianni Letta in cui viene denunciato l'operato del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e del dirigente Giorgio Spunticchia. "Sarà nostra cura" annunciano le famiglie "verificare gli estremi per una denuncia di interruzione di pubblico servizio".

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