Scale mobili, la "gestione indegna" degli impianti con fascette di plastica e bypass elettronici

Il giudice parla di "vicenda riprovevole" in cui gli indagati per "cariche rivestite e conseguente possibilità di incidere sui processi decisionali hanno dimostrato un particolare disinteresse per la sicurezza degli impianti"

Freni d'emergenza manomessi, interventi di manutenzione mai effettuati, libretti e report con omissioni volute e pressioni per non fare emergere una verità: della sicurezza le scale mobili delle stazioni della metropolitana di Roma nessuno se ne preoccupava. Questo anche perché l'appalto è stato vinto con un ribasso del 49,7%. L'ordinanza con cui il gip Massimo Di Lauro racconta una situazione allarmante: "L'amara verità – scrive il giudice – è che se non vi fosse stata la vigoria di alcuni tifosi molto probabilmente l'indegna gestione degli impianti  non sarebbe mai venuta alla luce".

I guasti a Repubblica e Barberini

L'intera faccenda è infatti venuta alla luce il 23 ottobre 2018, quando una scala mobile che in quel momento trasportava un gran numero di tifosi del Cska Mosca diretti verso lo stadio Olimpico aveva iniziato ad aumentare la sua velocità, facendo precipitare un gran numero di persone alla base della scala stessa e provocando molti feriti, alcuni anche gravi.  

Un problema simile a quello registrato il 21 marzo scorso a Barberini. "Nessuno si fatto male solo per caso quando si è rotta la scala mobile numero 30. Abbiamo un'intercettazione dei responsabili di Atac nella quale si evince come sia stato fatto un intervento di ponticellamento, una sorta di bypass elettronico per abbassare la velocità della scala mobile visto che sarebbe arrivato un intervento di controllo di Ustif. La minore velocità dell'impianto non avrebbe consentito di accorgersi dei problemi strutturali. Inoltre anche su Barberini abbiamo riscontrato criticità analoghe a quelle di Repubblica sul libretto delle manutenzioni", ha spiegato il procuratore aggiunto per i reati contro la pubblica amministrazione Paolo Ielo.

La situaizone della stazione Spagna

Emblematica anche la vicenda relativa alla chiusura della stazione metropolitana Spagna. A seguito del sequestro preventivo di Barberini, il Responsabile d'Esercizio di Atac aveva ritenuto opportuno sospendere, lo stesso giorno, l'esercizio degli impianti di traslazione nell'altra stazione, determinandone conseguentemente la chiusura.
 
Il provvedimento adottato dal dipendente è stato però fortemente contestato dai vertici Atac, "pur consapevoli delle problematiche esistenti sugli impianti a fronte anche della relazione conclusiva di OTIS", si legge nell'ordinanza. Dopo i controlli, anche alla stazione Spagna sono state trovate fascette di plastica per bloccare i freni delle scale mobili, in modo da evitare la loro entrata in funzione in casi di falsi allarmi o problemi minori comunque in grado di aumentare i costi a carico della società di manutenzione.  

Fascette per riparare le scale mobili

Queste iniziative di scarsa manutenzione, secondo i Pm, avevano una lettura: era impossibile svolgere i 2924 interventi previsti dal contratto d'appalto relativo ai 371 impianti, della cui manutenzione si sarebbe dovuta occupare Metroroma Scarl. L'azienda aveva infatti solo 37 dipendenti. Occorreva dunque certificare falsamente i servizi svolti e limitare gli interventi. Bisognava quindi far sparire la necessità di agire. Per farlo gli indagati avrebbero "manomesso il freno di emergenza della scala mobile della stazione Repubblica, bloccando il cuneo del freno con una fascetta di plastica".

"Libia come Barberini, famoce i fatti nostri"

Il gip: "Indegna gestione degli impianti"

"La amara verità è che se non vi fosse stata la vigoria di alcuni tifosi di cittadinanza russa che con il loro peso corporeo sono riusciti a scatenare l'inferno all'interno della centralissima stazione di Repubblica, molto probabilmente l'indegna gestione degli impianti di traslazione (ossia le scale mobili, ndr.) subita con rassegnazione dagli utenti della metro, ormai avvezzi a percorrere a piedi scale mobili spesso ferme, non sarebbe mai venuta alla luce", scrive il gip Massimo Di Lauro motivando le esigenze cautelari per i 3 dipendenti Atac e dell'amministratore della Metroroma scarl sospesi.

Il giudice parla di "vicenda riprovevole" in cui gli indagati per "cariche rivestite e conseguente possibilità di incidere sui processi decisionali hanno dimostrato un particolare disinteresse per la sicurezza degli impianti di traslazione della metro capitolina". Quelle all'esame degli inquirenti sono "gravi problematiche concernenti la sicurezza degli impianti, non solo delle stazioni sequestrate dalla autorità giudiziaria ma anche di molte altre più periferiche anche delle linee B e B1. "Al riguardo - scrive il gip - si consideri che la commissione interna dell'Atac che ha visionato le telecamere di sorveglianza e ha così agevolmente scoperto gli altarini è stata istituita, come accade di sovente nel nostro Paese, solo dopo il clamore mediatico suscitato dalla chiusura di centralissime stazioni della metro capitolina".

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