Il Romanzo Criminale di Primavalle: le confessioni di Abbatino e "Accattone" risolvono 4 omicidi

Le indagini dei carabinieri hanno consentito di far luce su 5 cold case, tutti verificati nel quartiere romano di Primavalle alla fine degli anni '80, ad eccezione di uno

Gli omicidi di Giampiero Caddeo, Paolino Angeli, Roberto e Valentino Belardinelli e il tentato omicidio di Franco Martinelli. Casi irrisolti da oltre 30 anni, e finalmente chiusi dai carabinieri del reparto operativo di Roma grazie a collaboratori di giustizia "eccellenti", che hanno permesso di ricostruire la scalata di Salvatore Nicitra, iniziata negli anni '80 con la benedizione di alcuni esponenti dell'ex Banda della Magliana. Criminali che hanno permesso al siciliano trapiantato nella Capitale di conquistare Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia e Aurelio.

Le rivelazioni di Crispino e Accattone

I militari dell'Arma e la Procura di Roma sono riusciti a chiudere il cerchio su quella scalata piena di fatti di sangue  anche grazie alle rivelazioni di Maurizio Abbatino detto 'Crispino' e Antonio Mancini detto 'Accattone' due dei volti storici della Banda.

"La preziosa acquisizione in altri procedimenti penali delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia fra cui Maurizio Abbatino" e altri soggetti "con storia e contesti criminali diversi ha permesso di delineare in modo puntuale e convergente l'organizzazione criminale facente capo alla persona di Salvatore Nicitra, come associazione di tipo para-mafioso, nel senso di una convergenza in ordine a specifici soggetti e a specifici fatti anche per omicidi ora risolti quale quello di Roberto Belardinelli detto 'Bebo' e di Paolino Angeli nonché del ferimento di Franco Martinelli", scrive nell'ordinanza Jackpot il Gip Vilma Passamonti.

Gli anni 80 e la faida tra Nicitra e Belardinelli 

D'altronde, anche 30 anni fa, il magistrato Otello Lupacchini nell'ordinanza-sentenza contro la Banda aveva le idee chiare sul boss: "Salvatore Nicitra già amico di Franco Giuseppucci e referente di Enrico De Pedis per la commercializzazione della droga nella zona di Pimavalle, il quale per la sua capacità di gestire il gioco, venne arruolato nella Banda per la conduzione di circoli privati, disponeva già una propria batteria, in confitto con Bebo Belardinelli, operante a Primavalle ma nemico di Danilo Abbruciati".  

Negli anni ottanta a Primavalle era esplosa infatti una guerra senza esclusione di colpi: attentati, ferimenti ed omicidi. Il rapporto del reparto operativo dell'Arma di Roma in quegli anni su questi fatti delinea un quadro - già all'epoca - chiaro e circostanziato: 

"L'attività investigativa svolta dai Carabinieri, al fine di stabilire connessioni tra criminalità organizzata ed altre organizzazioni criminose di tipo mafoso o camorristico, nei quartieri di Primavalle, Casalotti e Montespaccato, portava ad acclarare la presenza ormai affermata di specifci ed individuali episodi criminosi, ascrivibili ad un gruppo di persone che, aventi a fattori comune o la stessa terra d'origine o il luogo (borgata) di domicilio, incutono e riscuotono timore e rispetto fra la popolazione della borgata. I medesimi identifcati, tra gli altri, in Salvatore Nicitra ed Eugenio Serafni, venivano indicati
come successori dei Belardinelli nella gestione delle attività che a costoro facevano capo, dal gioco d'azzardo al toto nero, dalle scommesse clandestine all'usura, alle estorsioni, circondati da un'aura d'impunità, sia per la loro particolare scaltrezza nell'eludere le investigazioni di Polizia e sia perché molte persone che hanno subito prepotenze, soprusi e violenze nonché ricatti di ogni tipo, preferiscono non denunciare le loro malefatte per paura di più gravi rappresaglie".

Gli omicidi e il dominio su Primavalle 

Nicitra, nel periodo della faida fra i "testaccini" e "quelli della Magliana" era il referente per De Pedis a Primavalle, Montespaccato, Aurelio e Casalotti. Forte di questo legame 'Sergio l'ingegnere' (un altro dei suoi alias) avanzò le sue truppe per far fuori una volta per tutte Belandrinelli e la sua batteria.

Le dichiarazioni del "Freddo" di Romanzo Criminale, di 'Accattone' e di Giuseppe Marchese, cognato dell'ex boss corleonese Leoluca Bagarella, hanno tuttavia permesso di chiude il cerchio sugli omicidi e sui tentati omicidi voluti e compiuti da Nicitra. 

Grazie a quelle dichiarazioni le indagini si sono focalizzate su i fatti di sangue avvenuti dal 1983 in poi di cui si è reso protagonista il Re di Roma Nord, tutti andati in scena a Primavalle alla fine degli anni '80, ad eccezione di un evento avvenuto all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, con la morte di Giampiero Caddeo, deceduto, il 10 agosto 1983 a causa del crollo di una parte divisoria della sua cella, per l'esplosione della bomboletta di un fornello a gas, innescato da Nicitra per uccidere Roberto Belandrinelli che, in quel momento, era casualmente assente.

Anni dopo, il 12 novembre 1988 a Primavalle, un gruppo di uomini armati esplose numerosi colpi d'arma da fuoco contro tre persone: Paolino Angeli morì sul colpo, Franco Martinelli rimase ferito e appunto il super rivale Roberto Belardinelli il quale, a seguito di complicazioni successive al proprio ferimento, morì il 17 dicembre di quell'anno.

Appena 12 giorni dopo, sempre a  Primavalle, venne ucciso Valentino Belardinelli fratello di Roberto: la vittima venne colpita da una raffica di colpi d'arma da fuoco esplosi da due persone, mentre stava per rincasare insieme alla fidanzata incinta. 

Grazie alle dichiarazioni dei pentiti ex Banda della Magliana tra il 1994 e il 1996 e alle indagini correlate è stato possibile individuare in Nicitra il "mandante ed esecutore dei predetti eventi omicidiari", si legge. 

Il capo dei capi

Nicitra, grazie a quei delitti, nei fatti aveva così preso possesso di Primavalle e delle zone limitrofe. E se per i pm era il Re di Roma Nord per il suo ruolo di paciere, nei fatti comandava la zona ovest della Capiate. 

Non solo, grazie alle sue conoscenze, si era in qualche modo salvato dal maxi-processo alla Banda della Magliana, facendo valere – come ricorda il giudice per le indagini preliminari Vilma Passamonti – "il riconoscimento di un vizio totale di mente" evitando così il carcere restando libero fino allo scorso anno, quando nella maxi-operazione che smantellò il clan di Montespaccato, gestito da Franco Gambacurta, le forze dell'ordine arrivano a lui. 

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Nel corso di questi anni a piede libero, però, Nicitra ha fatto affari creandosi un impero tra sale slot, videolottery e scommesse tanto che organizzazioni criminali lo hanno riconosciuto e lo riconoscono come 'capo dei capi' proprio per il suo lungo curriculum criminale.

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