Via del Frantoio, nuove verità sul caos. E spunta il testimone che può cambiare tutto

Massimo riserbo sulle indagini

Foto Ansa/Carconi

Smentite, mezze verità, diverse versioni e nuove testimonianze. E' ancora avvolto dal mistero quanto accaduto al centro d'accoglienza di via del Frantoio al Tiburtino III. Massimo riserbo sulle indagini da parte delle forze dell'ordine, con i carabinieri che hanno trasmesso alla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo d'indagine per lesioni gravi, una informativa sugli elementi probatori raccolti nella notte della "rivolta" al Tiburtino III. Unica certezza un cittadino eritreo ferito alla scapola con un oggetto contundente, ma anche su questo aspetto rimagono dubbi, non è chiaro da cosa sia stato ferito se un coltello o un pezzo di ferro accuminato. 

La versione dell'eritreo ferito

Yacob N., questo il nome del cittadino extracomunitario ferito nella notte della rivolta, è ancora ricoverato all'ospedale Sandro Pertini con una ferita alla schiena. Incalzato dalle domande dei giornalisti smentisce categoricamente di aver tirato dei sassi contro i bambini al Tiburtino III: "Ho avuto paura, ma non nutro rancore. Non voglio vendetta", le parole che l'uomo avrebbe riferito alle forze dell'ordine subito dopo il suo ferimento. "Non ho lanciato i sassi contro quei bambini - racconta il 40enne al giornalista di Repubblica Luca Monaco dal letto dell'ospedale -. Una donna, una donna mi ha dato una sprangata con una sbarra di ferro".

Un testimone a Sky Tg24

Fra mezze verità e versioni contrapposte spunta poi un nuovo testimone, un cittadino tunisino ospite del centro, che, mantenendo l'anonimato, racconta una nuova versione ai microfoni di SkyTg24: "Questa signora (Pamela ndr), che in quartiere tutti conoscono, ha chiesto una sigaretta all’eritreo, che spesso raccoglie cicche per strada, poi la donna, che si accompagnava al nipote di 12 anni, si è molto arrabbiata e il ragazzino che era con lei ha conficcato un pezzo di ferro nella schiena del migrante". "Allora - continua il testimone nella sua intervista a SkyTg24 - gli altri eritrei del centro hanno chiuso i cancelli in attesa dell’arrivo dei carabinieri". E' a questo punto che, in soccorso della donna, sarebbero arrivati gli altri residenti.

La versione del Baobab

A rendere ancora più ingarbugliata la matassa le parole dei volontari del Baobab Experience che in un lungo post su facebook scrivono: "Assistiamo a ricostruzioni e dichiarazioni contraddittorie ed incoerenti". "Alcuni di noi, attivisti e volontari, arrivano sul posto attorno alle due di notte, trovando uno sparuto gruppo di cittadini, non più di una ventina in quel momento, in evidente stato di sovraeccitazione. Non appena intuiscono chi siamo, i residenti iniziano a mostrarsi molto minacciosi. Una donna urla 'sono stata io a dare la sprangata, la prossima volta l'ammazzo proprio'. Nessuno interviene". Prosegue il post: "Il migrante viene accusato dalla gente di aver trascinato un ragazzo dodicenne all'interno del centro per abusarne. Gli operatori della Croce Rossa smentiscono". 

Folla fuori controllo 

Un lungo post nel quale i volontari di Baobab Experiensce concludono: "A Via del Frantoio, l'altro ieri notte, non c'é scappato il morto. Alla fine, il caso ha voluto così, questa volta. Ma questo - concludono - é un fuoco su cui stanno soffiando in troppi, e troppo forte. Chi ha un ruolo politico o istituzionale, é bene inizi davvero a fare i conti con le proprie responsabilità". 

Le versioni di Pamela

A rendere ancora più complicata la ricerca della verità il racconto di Pamela, la 36enne che ha avuto il diverbio con il 40enne eritreo. Intervistata da numerose testate la residente al Tiburtino III ha fornito diverse versioni dei fatti. A RomaToday la sua versione è chiara: "Intorno alle 10:30 è venuto mio nipote che stava con mio figlio di 18 mesi. Mi ha detto di correre perchè si era avvicinato al passeggino un uomo di colore non sanno per quale motivo. Lui li ha inseguiti, ha preso dei sassi e glieli ha lanciati. A questo punto sono andato a cercarlo nel centro assieme al bimbo di 12 anni". Poi la versione del sequestro: "Quando ha visto il bimbo lo ha riconosciuto ed ha fatto un passo indietro. L'ho seguito dentro assieme al bimbo e ci hanno sequestrato un'ora dentro".

Il sequestro e l'arrivo dei residenti

La donna prosegue il racconto della sua versione dei fatti: "Ci hanno sequestrato nel piazzale, non ci volevano fare uscire. Poi ho chiesto aiuto". Proprio le grida di aiuto, sempre secondo il racconto di Pamela, avrebbero attirato l'attenzione dei residenti: "Non ho avvisato nessuno, gridavamo e sono intervenuti gli abitanti. Hanno infierito anche contro di loro con i bastoni".

Ferito dentro al centro

Infine la 36enne racconta la sua versione sul ferimento dell'eritreo: "Sono andata lì per sapere cosa volesse da questo ragazzino. Le forze dell'ordine mi hanno detto che è una persona che non sta bene, forse è un habituè di queste cose. Lui è entrato dentro con le gambe sue, non aveva nessuna ferita, poi quello che è successo dentro non lo so, può essere che gli stessi abitanti del centro gli abbiamo fatto qualcosa". 

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