Rivolta al Tiburtino III: migrante ferito, donna indagata per lesioni aggravate

Proseguono le indagini della Procura di Roma

Foto Ansa Angelo Carconi

La Procura di Roma ha iscritto sul registro degli indagati per lesioni aggravate la zia del 12enne coinvolta la notte dello scorso 30 agosto nella cosiddetta rivolta del Tiburtino III. La donna, 40 anni, è indagata il relazione alle violenze che si sono verificate nel centro accoglienza di via del Frantoio gestito dalla Croce Rossa Italiana, durante le quali un cittadino eritreo di 40 anni rimase ferito alla schiena da un'arma contudente. Pamela, questo il nome della 40enne, aveva avuto un diverbio con Yacob N. Una informativa dei Carabinieri la indicava infatti come coinvolta in una colluttazione con lo stesso migrante.

La rivolta al Tiburtino III

Si apre dunque un nuovo scenario nella ingarbugliata vicenda che ha visto scoppiare un parapiglia tra alcuni ospiti del centro della periferia est della Capitale con il successivo intervento dei residenti del popoloso quartiere per "liberare" la stessa 40enne. La donna dichiarò di essere stata sequestrata per oltre un'ora nel cortile del centro accoglienza assieme al nipote di 12 anni. 

La donna intervistata da RomaToday

La versione della donna

Una vicenda ancora avvolta da molte ombre, fra mezze verità, smentite e testimonianze contrapposte. Secondo la versione della donna indagata dalla Procura la rivolta sarebbe stata conseguenza di un lancio di sassi da parte del cittadino eritreo contro il nipote 12enne che si trovata a giocare in strada insieme ad altri amichetti e con il figlio piccolo della 40enne. Poi, sempre secondo il racconto della donna, la richiesta di aiuto alla zia, andata poi al centro di via del Frantoio per chiedere spiegazioni.

Le altre versioni

Arrivata in via del Frantoio, sempre secondo quanto raccontato dalla stessa 40enne ai giornalisti, sarebbe poi stata "sequestrata". Da qui la richiesta di aiuto con l'arrivo sul posto dei residenti. Poi è cronaca con l'arrivo in forza dei carabinieri e della polizia in tenuta antisommossa. Diverse le lacune del racconto di Pamela, con altri testimoni che hanno invece raccontato una versione differente, indicando la donna e lo stesso nipote 12enne quali possibili autori del ferimento del 40enne eritreo. L'uomo, come affermato dai volontari della Croce Rossa, pur gravitando intorno alla zona di via del Frantoio non era ospite della struttura, da dove era già stato allontanato diverse volte. 

Attendiamo fiduciosi l'esito delle indagini

In relazione alle indagini della Procura è poi arrivato il commento della presidente della Croce Rossa di Roma Debora Diodati che su facebook scrive: "La vita al Presidio Umanitario sta cercando di riprendere la sua normalità. Ringrazio tutti coloro che in questi giorni ci hanno espresso solidarietà. Un ringraziamento anche alle forze dell'ordine per il grande lavoro che hanno svolto e stanno continuando a svolgere in queste ore". 


 

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