Rivolta contro il centro d'accoglienza: accoltellato un 41enne

Necessario intervento del Reparto Mobile. Sul caso indagano i carabinieri

La polizia in tenuta antisommossa al Tiburtino III

"Mamma, c'era quell'uomo che ci lanciava dei sassi". Inizia da qui, dal racconto di un ragazzino ad un mamma, la notte di caos vissuta dal Tiburtino III. Una scintilla che ha fatto montare la rabbia nel quartiere, rendendo necessario l'intervento delle forze dell'ordine. 

Il centro di via del Frantoio

Siamo in via del Frantoio, dove ha sede un centro d'accoglienza gestito dalla Croce Rossa. Qui sono ospiti eritrei, somali, etiopi, spesso transitanti in Italia, qualcuno invece in maniera stabile. La struttura è da tempo al centro delle proteste dei cittadini per via di una difficile convivenza. 

La donna al centro d'accoglienza

In questo contesto il racconto di un ragazzino alla mamma ha acceso la miccia. La donna, verso le 22, si è infatti presentata al centro per  chiedere conto dell'accaduto all'eritreo, poi identificato per un uomo di 41 anni. Il faccia a faccia è avvenuto mentre fuori altri residenti si sono assiepati per dare manforte alla donna. 

La rivolta contro il centro d'accoglienza

Secondo quanto si apprende dai Carabinieri ne è nato un parapiglia che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine per separare le parti. Sul posto i militari della stazione di Santa Maria del Soccorso, della Compagnia di Montesacro, il Nucleo radiomobile dei carabinieri e auto della polizia. Divise le parti, la scoperta: il cittadino eritreo, indivuato fuori dal centro, presentava infatti una ferita da arma da taglio al braccio. Accoltellato e soccorso, è stato portato all'ospedale Pertini dove si trova attualmente ricoverato.

Sull'episodio sono in corso ulteriori accertamenti dei carabinieri. L'obiettivo è capire chi ha accoltellato il giovane immigrato. Anche la Croce Rossa, che gestisce il centro, sta effettuando accertamenti sull'accaduto. Secondo quanto si apprende il 41enne non era più ospite del centro di via del Frantoio, da dove era stato espulso lo scorso 27 luglio. Ora alloggiava presso il centro di via Staderini.

Le voci incontrollate del quartiere

Nel quartiere intanto, voci incontrollate si sono susseguite per tutta la notte e per tutta la mattina. Si raccontava infatti di un sequestro di persona, della donna in particolar modo, che sarebbe stato alla base della rivolta. Tutto però è stato smentito. La certezza è quella di un clima tesissimo, dove basta poco per accendere gli animi e dove gruppi politici estremi trovano terreno fertile per cavalcare le proprie battaglie. 

CasaPound cavalca la protesta

Non a caso a commentare per prima l'accaduto è stata CasaPound. Mauro Antonini parla di "bomba sociale che temevamo scoppiasse già due anni fa. Antonini da voce alle voci di quartiere - infondate secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri -  propagandole a mezzo stampa: "Pare che una donna sia stata rapita dagli immigrati clandestini, ospiti del centro gestito dalla Croce Rossa, in seguito ad un diverbio. -prosegue il leader del movimento della tartaruga frecciata - È dovuta intervenire la celere per sedare gli animi ed evitare un assalto alla struttura. Avevamo avvertito le istituzioni e le autorità che quel centro andava chiuso: sono ospitati più di quanti la struttura ne possa contenere, non sono rifugiati politici, bivaccano per strada dal mattino a notte fonda, degradando la parte della struttura adiacente alla scuola elementare del quartiere."

"È evidente che in un quartiere periferico e abbandonato al suo destino dalle istituzioni, le presenze allogene creino malcontento tra i residenti. Solo chi specula sul business dell'accoglienza come associazioni e movimenti della sinistra romana poteva accusarci di razzismo e raccontare la favola della pacifica convivenza. - continua Antonini - Alle favole noi preferiamo la realtà e la concretezza: gli abitanti di Tiburtino III vengono prima di chiunque altro. Mi recherò sul posto per accertarmi di quanto è accaduto stanotte". 


 

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