Tragedia a Rebibbia: detenuta getta i figli dalle scale, una è morta e l'altro è grave

E' accaduto nella sezione 'nido' all'interno del carcere romano. La donna ha gettato dalle scale la figlia più piccola di pochi mesi e ha ripetuto il gesto contro il più grande

FOTO ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Una detenuta tedesca di 33 anni del carcere romano di Rebibbia ha gettato dalle scale della prigione i suoi figli: la piccola di 6 mesi è morto, l'altro, di 1 anno e 7 mesi, è in gravissime condizioni. A darne notizia è il presidente della Consulta penitenziaria e responsabile della Casa di Leda, Lillo Di Mauro. Il fatto è accaduto all'interno della sezione 'nido', oggi 18 settembre, intorno alle 12.

Secondo una prima ricostruzione la donna, di nazionalità tedesca, era nella zona adibita al passeggio quando ha preso in braccio la figlia di 6 mesi, che era nella carrozzina, gettandolo dalle scale per poi ripetere di drammatico gesto con il secondo figlio di 2 anni neanche compiuti che teneva per mano. Il più piccolo è morto sul colpo. L'altro è stato portato con urgenza in ospedale, al Bambino Gesù di Roma.

Il piccolo è giunto alle 13 al pronto soccorso dell'ospedale pediatrico con "grave trauma da precipitazione". Le condizioni sono "particolarmente critiche con un danno cerebrale severo", fanno sapere dal Bambin Gesù: "Il bambino è sottoposto attualmente a supporto rianimatorio avanzato e in ventilazione meccanica. In programma un intervento neurochirurgico. Il paziente è in prognosi riservata". 

Ignote le cause che avrebbero portato la detenuta a compiere il tragico gesto. Da chiarire anche come sia potuto accadere il dramma all'interno di un carcere controllato come quello di Rebibbia, in una delle aree più delicate della struttura dove sono presenti bambini. La donna, in carcere dallo scorso agosto per detenzione e spaccio di stupefacenti, è stata fermata e portata in isolamento.

L'appello: "Mai più bambini in carcere"

carabinieri rebibbia-2

Sul posto anche procuratore aggiunto Maria Monteleone e i Carabinieri di via in Selci per i rilievi. Gli investigatori ascolteranno anche alcuni testimoni e sentiranno appena possibile la donna. Sarà avviata una indagine per omicidio e tentato omicidio.​

In mattinata, secondo quanto riferito da fonti sindacali, la donna avrebbe dovuto avere un colloquio con i suoi parenti. L'asilio è una struttura distaccata dal resto dei plessi. Le donne vivono in cella con la sorveglianza di personale femminile della polizia penitenziaria ma anche operatrici e una pediatra. Nel reparto una ludoteca e una scala, forse quella da dove sono caduti i bambini, che porta poi al giardino.

"Siamo esterrefatti. Le poliziotte di servizio erano attente come sempre e non hanno riscontrato segnali di pericolo. Non si sarebbero mai aspettate un gesto del genere", commenta a RomaToday Donato Capece, Segretario Generale del Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

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"Quanto accaduto denota condizioni di sofferenza e disagio indicibili. Riteniamo - aggiunge il Segretario Generale dell'Osapp, Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria Leo Beneduci - che il problema del funzionamento e dei risultati del carcere in Italia vadano affrontati in maniera maggiormente competente e responsabile rispetto a quanto fatto fino ad oggi, anche tenuto conto che in relazione alla drammaticità delle condizioni di lavoro e di vita nelle attuali strutture penitenziarie italiane la politica dei solo annunci fino ad oggi attuata funziona poco".

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