"Diciannovenne chiuso a chiave in ufficio per la pausa pranzo"

E' successo in una piccola azienda di riparazione di computer, dove il giovane era pagato in nero. La vittima ha denunciato i fatti all'Associazione Avvocato del Cittadino

Sequestrato nel negozio durante la pausa pranzo, perchè di quelle 8 ore di lavoro nero non doveva perdere neanche un minuto. Davide (nome di fantasia, ndr), 19 anni, è alla sua prima esperienza di lavoro. Una piccola società che si occupa di riparazioni di computer in zona Eur, lo ha assunto per poche lire. 

Un anno di prestazione lavorativa, prima full time a 800 euro al mese, poi part time a 400. E, stando al suo racconto, una serie di pesanti pressioni psicologiche e mortificazioni sfociate appunto nella chiusura all'interno dell'ufficio mentre i colleghi andavano a mangiare. 

Le vessazioni subite sono state denunciate dal ragazzo all'Associazione Avvocato del Cittadino, che, equiparando la storia di Davide ai casi sempre più frequenti di mobbing sul luogo di lavoro commenta: "In tempo di crisi, sono innumerevoli i casi di ragazzi sfruttati senza alcun rispetto. Senza umanità: già perché riservare ai giovanissimi, ossia a coloro che appena usciti dalle scuole superiori si cimentano con le prime esperienza lavorative, trattamenti irrispettosi vuol dire rasentare la spietatezza". Così Emanuela Astolfi, presidente dell’associazione, che a testimonianza del fenomeno sempre più diffuso ha raccolto diverse testimonianze.  

Si va da paghe da fame per 9 ore di lavoro, come per la giovanissima Marta (nome di fantasia, ndr), 20enne, che racconta di essere stata pagata 480 euro al mese nei suoi lavori estivi di educatrice in cui, per 5 giorni a settimana, senza la previsione di turni o momenti di riposo, ha lavorato full time. O i baristi, categoria sempre più spesso colpita da demasionamenti o contratti part time che mascherano orari full time: è il caso di due ragazze trentenni che, stanche di lavorare 8/10 ore a giorno, con un contratto di 6 ore, hanno deciso di dimettersi dopo molti anni di lavoro perché oltretutto non ricevevano regolarmente gli stipendi. 

“In generale, andare ad incidere negativamente sull’entusiasmo e le aspettative dei giovani è qualcosa di davvero vergognoso, ancor di più lo è se questo vuol dire calpestare la dignità dei ragazzi sul lavoro assumendo atteggiamenti dispotici – conclude Astolfi – noi siamo a disposizione di tutti coloro che, trovandosi in situazioni analoghe, hanno bisogno di consigli e consulenze su come muoversi per far valere propri diritti sia per la richiesta ai datori di lavoro di differenze retributive che di risarcimenti del danno per le mortificazioni subite”.

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