La tassa sulle sigarette elettroniche fa esplodere la protesta dei commercianti

Manifestazione dell'ANaFE davanti alla Camera: "Con questi provvedimenti chiuderanno il 60% delle aziende". Marino: "Dibattito planetario, ci vuole razionalità"

Il nuovo provvedimento di legge che tassa le sigarette elettroniche al 58,5% ha fatto imbestialire commercianti e fumatori di e-cig, che sono scesi in piazza a Montecitorio per esprimere il proprio dissenso. Il provvedimento fa parte del pacchetto di misure decise dal governo per rinviare l'aumento dell'IVA dal 22% al 23% fino a ottobre, e oltre a tassare le sigarette elettroniche, stabilisce che potranno essere vendute soltanto dai tabaccai. Questo significherà la chiusura dei tanti punti vendita (circa 3000 in tutta Italia) che nell'ultimo anno hanno investito in questo settore.

IN VIGORE DAL 2014 -  L'imposta di consumo del 58,5% entrerà in vigore dal primo gennaio 2014 e verrà applicata sui "prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo", cioé cavi Usb e batterie. 

AZIENDE IN GINOCCHIO - Se la 'maxi tassa' del 58,5% sulla sigaretta elettronica prevista nel decreto legge approvato il 26 giugno scorso entrerà effettivamente in vigore dal prossimo gennaio, circa il 60% delle aziende potrebbero morire in breve tempo, nel giro di 90 giorni. Lo conferma Umberto Roccatti, vicepresidente ANaFE (Associazione Nazionale Fumo Elettronico): "Questo decreto ucciderebbe un intero settore, fatto di 3mila aziende e 5mila persone impiegate, che è tra i pochi in crescita in questo momento nel nostro Paese, un vero e proprio colpo basso per il made in Italy". I produttori e distributori di sigarette elettroniche, inoltre, non vogliono in alcun modo passare sotto il controllo dei Monopoli di Stato, come prevede sostanzialmente il decreto che impone l'obbligo di ricevere le stesse autorizzazioni di cui dispongono i tabaccai. Ribadiscono invece, la differenza con le sigarette tradizionali e sottolineano che con un aggravio di tassazione il mercato potrebbe spostarsi online, con grossi "rischi per la salute perché i prodotti acquistati sarebbero meno controllati".

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MARINO: "AFFRONTARE TEMA RAZIONALMENTE" - Sulla questione si è espresso anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che è arrivato questa mattina in piazza Montecitorio, mentre si svolgeva la protesta dell'ANaFE e ha dialogato con i manifestanti.  "Il dibattito su come regolamentare le sigarette elettroniche è planetario e va affrontato con razionalità a partire da posizioni scientifiche. Il punto centrale - afferma il sindaco - è se questi prodotti devono essere favoriti o sfavoriti. Le sigarette elettroniche non eliminano il danno ma lo riducono. Mi trovo d'accordo con molti esponenti del mondo scientifico nel sostenere che è meglio un danno minore, inalare solo nicotina, rispetto al danno maggiore della combustione delle sigarette che rilasciano almeno quaranta sostanze cancerogene. Penso sia necessaria una riflessione approfondita su come normare questi prodotti - ha aggiunto - non solo dal punto di vista fiscale ed economico ma anche scientifico. I manifestanti sono preoccupati che la normativa possa arrivare a dire che le sigarette elettroniche debbano essere vendute solo nelle farmacie, vanificando gli investimenti di tanta gente". "Ovviamente si tratta della mia posizione, ma è il Parlamento che deve decidere - ha continuato Marino - ma penso che limitare il danno vada sia una cosa che va nella direzione giusta. Nei prossimi giorni presenteremo un documento con l'associazione 'I Think' su questo tema e sulla necessità di un approccio razionale".

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