Metro C, proteste contro il taglio degli alberi: "E' la nostra Gezi Park"

Per fare posto ai cantieri della Metro C, saranno tagliati ottantanove alberi secolari fra San Giovanni e il Colosseo. Il no di cittadini e politici: "Sono beni vincolati, qui non si tocca niente"

Un momento della protesta

Residenti, politici e semplici cittadini. Tutti in strada, all'ombra del Colosseo, con ottantanove cartelli di protesta contro il taglio di ottantanove alberi secolari. Pini, platani, palme che verranno abbattuti per fare spazio ai cantieri per la costruzione della nuova Metro C. La "mappa" dei tagli è vasta: ventiquattro alberi in via dei Fori Imperiali, tredici nel giardino della Pace, quarantasette fra Porta dell'Asinara e via Ipponio a Porta Metronia. Tutto per realizzare due distinti pozzi di areazione e la stazione della metropolitana.

IL VINCOLO PAESAGGISTICO - Una decisione che per la Naim, che guarda alla Turchia per spiegare la "sua" battaglia, è assolutamente ingiusticabile. Impossibile, sostengono le varie associazioni, che non sia praticabile un progetto alternativo. Assurdo che si prenda in considerazione la distruzione di parchi pubblici, sottoposti a vincolo paesaggistico e parte integrante del paesaggio urbanistico della Capitale. "Abbiamo saputo due giorni fa, attraverso un volantino, che oggi sarebbe iniziato il taglio degli alberi, molti dei quali secolari" spiega la consigliera al I Municipio. 

 

"Sarebbe un intervento irreversibile molto grave su un patrimonio pubblico di inestimabile valore per il paesaggio e la qualità della vita - attacca la Naim - Vogliamo che l'intervento venga sospeso, chiediamo di vedere le autorizzazioni e proponiamo un tavolo per verificare, con gli organi competenti, se ci siano delle possibili alternative e se le motivazioni che hanno portato alla scelta di questi siti siano plausibili".

IL PRECEDENTE DI PIAZZA VENEZIA - Le soluzioni, in fondo, non mancherebbero. "Basta trovare aree più congrue, ma non sicuramente giardini storici che sono veri e propri monumenti viventi". Anche perchè una volta tagliati, quegli alberi rischiano di sparire definitivamente, nonostante le promesse di ripiantumazione. E piazza Venezia insegna. "Anche se eravamo riusciti ad ottenere l'accordo per uno stop ai lavori - ricorda la Naim - gli alberi vennero tagliati di notte. Il tutto per lasciare spazio all'uscita di una Metro che, allo stato attuale delle cose, non verrà mai fatta". 

DIFFIDE E CAUSE - La questione, però, non riguarda solo l'impatto urbano. E Gemma Mezzo, consigliera di Italia Nostra Roma, ci tiene a chiarire: "Nel 2001 Ruggero Martines, soprintendente ai beni ambientali e architettonici di Roma, stabilì un vincolo paesaggistico generale sulle areee che oggi sono interessate dai lavori". Quindi, "qui è tutto vincolato, stiamo preparando una diffida all'assessorato per l'ambiente perché non si può toccare niente". Oltre alla diffida, però, è in arrivo anche una vera e propria causa. Fabrizio, che ha casa con "vista cantiere", ha inaugurato una raccolta fondi per rivolgersi al Tribunale. "Fare tutto da solo sarebbe stato troppo difficile - spiega - Perciò abbiamo cominciato questa colletta per provare a fermare i lavori". 

"L'OPERA NON VEDRA' MAI LA LUCE" - Presente fra i manifestanti anche Enrico Stefano, consigliere grillino in Campidoglio. "Siamo qui per sottolineare le criticità di questo progetto costato tre miliardi e mezzo. I costi sono triplicati e ancora nn si vede nessun risultato - fa notare il cinque stelle - Per di più si sta rischiando di danneggiare il patrimonio culturale, urbanistico e ambientale circostante". E il pericolo è che oltre il danno, i cittadini subiscano anche la beffa: "Gli ottantanove alberi potrebbero essere tagliati per dare spazio ad un'opera che non vedrà mai la luce". E, allora sì, sarebbe una beffa davvero grande. 

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