Via Giulia, nella strada più bella di Roma arriva un albergo di lusso

In fase di approvazione il nuovo progetto, ma la sovrintendenza impone: "Un museo per i reperti ritrovati"

"Via Giulia, la strada più bella di Roma". Così riportano a mò di slogan i numerosi striscioni pubblicitari affissi lungo la storica via Capitolina nel pieno centro storico. Peccato che i suddetti cartelloni campeggino sui prefabbricati che da quasi 4 anni delimitano i confini di un "temporaneo" cantiere per la costruzione di opere urbanistiche e che adesso, nonostante le polemiche e lo stop dalla Soprintendenza, continuerà comunque i suoi lavori e per di più con un progetto tutto nuovo di zecca.

In principio fu il progetto per la costruzione di parcheggi interrati a occupare e "preoccupare" i residenti del lembo di strada che si staglia tra Largo Perosi e Via Bravaria. E' il 2009 quando alla società edile Cam viene affidata la costruzione  di 366 box e i lavori non fanno in tempo a partire che già dilagano le polemiche dei cittadini, i comitati No - Pup e le numerose manifestazioni dei genitori degli studenti del Virgilio, il rinomato liceo nei pressi della storica via (ma d'altronde, anche l'ordinaria indagine archeologica , prevista da prassi, ha dato il via libera l'apertura del cantiere).

Quando però, dopo poco, cominciano a venire alla luce numerosi reperti storici, nonchè i rinomati "stabula" (le stalle dove venivano ricoverati i cavalli utilizzati nelle gare al Circo Massimo), il progetto si ferma, ma non viene archiviato. Anzi. La Soprintendenza convoca la Cam e dispone la prosecuzione dei lavori legata però a un veto insindacabile: presentare una proposta che preveda anche la musealizzazione dell'area archeologica rinvenuta. Alla società non rimane quindi che stravolgere il piano iniziale e concepire così un nuovo project financing che concilii la valorizzazione dell'area con le esigenze di mercato dei loro committenti.

Il risultato? Un albergo di lusso tra Via Giulia e lungotevere dei Tebaldi, decine di appartamenti tra i 45 e i 150 metri quadrati, un urban center per conferenze ed eventi, qualche posto auto al coperto e il tanto richiesto sito museale per i reperti trovati durante gli scavi. Il progetto, definito dalla stessa Cam "vero e proprio piano di recupero", porta la firma dell'architetto Stefano Cordeschi e ha cominciato proprio nei giorni scorsi il suo iter di approvazione, arrivato fino in conferenza dei servizi.

E sul sito della società edile campeggia nel dettaglio tutta la mission di questo progetto: "Maggiore vivibilità di vie, strade e piazze del Centro Storico di Roma, realizzazione di un parcheggio di N° 400 posti auto di cui 1/3 a rotazione oraria. Scopo del P.U.P., è prioritariamente quello di spostare nel sottosuolo il maggior numero di automobili appartenenti ai residenti e ai cittadini in genere, il tutto per permettere una maggiore fluidità del traffico e per riqualificare le aree sovrastanti degradate e per questo meno vivibili da parte della cittadinanza". E poi ancora "Su Via Giulia, ma in posizione arretrata rispetto alla quinta stradale, e in parte davanti al liceo Virgilio, sarà realizzato un albergo" - si legge nella presentazione del progetto - "Una struttura da cinque stelle con 30 camere e 9 suites con un ristorante da 70 coperti. La sostenibilità finanziaria dell'operazione verrà garantita dalla vendita degli appartamenti,  28 gli alloggi in vicolo delle Prigioni e sul lungotevere che variano da un minimo di 52 a un massimo di 142 metri quadrati. E infine le autorimesse: 348 posti auto su tre livelli per quasi quattromila metri quadrati. L'operazione si allarga anche in via di Bravaria, dove ancora non sono stati effettuati i sondaggi archeologici, a "debita distanza dall'oratorio del Gonfalone - si legge - sarà realizzato un parcheggio da 52 posti: nessuna rampa per accedere ma un ascensore montacarichi accessibile da via del Gonfalone. In più, 4 piani di case per 21 appartamenti tra  48 e 78 metri quadrati".

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A sua difesa, "Erano solo 3 i possibili atteggiamenti che potevamo adottare in merito" - hanno spiegato i rappresentanti della Cam - "Accettare il vuoto lavorando sulle sistemazioni superficiali, ma ciò renderebbe inutile e privo di senso il grande spazio pubblico; ricostruire una quinta su via Giulia, occupando una parte  limitata dell'area ma così si compromette la zona senza risolverla o riempire il vuoto con una nuova edificazione, l'unica sensata e storicamente fondata".

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