Processo al clan Spada: in 27 a giudizio ma le vittime disertano aula. "Clima di paura"

È iniziato nell'aula bunker di Rebibbia il processo al clan di Ostia. Secondo i Pm ci sono ancora "problemi di sicurezza"

Roberto e Carmine, detto Romoletto, Spada

Inizia nell'insegna della "paura" il processo al clan Spada di Ostia. Imputati 27 persone tra cui il boss Carmine detto Romoletto Spada e suo fratello Roberto. Nei loro confronti la Procura di Roma contesta, a vario titolo, l'associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura e estorsione.

I pm Mario Palazzi e Ilaria Calò hanno chiesto e ottenuto il rito immediato tra gli altri per i presunti capi dell'organizzazione Carmine, Ottavio, Roberto (già sotto processo per l'aggressione ad un giornalista della Rai) e Armando Spada. Con loro saranno processati anche Mauro Carfagna e Ruben Alvez del Puerto. L'indagine sul clan Spada era culminata il 26 gennaio scorso con l'arresto di 32 persone in un maxi blitz ad Ostia Nuova.

Al centro degli accertamenti, tra l'altro, l'agguato che segnò l'ascesa del clan Spada costato la vita a Giovanni Galleoni detto Baficchio e a Francesco Antonini detto Sorcanera uccisi a colpi d'arma da fuoco nel 22 novembre del 2011. Per gli investigatori non ci sono dubbi: "Quella degli Spada è mafia autoctona, cioè diversa da quella storica, ma pur sempre mafia".

Nel processo Comune di Roma e Regione Lazio sono state ammesse come parti civili. Oltre ai due enti locali, i giudici hanno ammesso anche le associazioni Antonino Caponnetto, Libera e Ambulatorio Antiusura onlus. Nonostante ciò, però, le vittime delle presunte vessazioni messe in atto da appartenenti al clan Spada non si sono presentate in aula e non si sono costituite parti offese nel processo iniziato oggi davanti alla III corte d'Assise. 

In totale, infatti, una quindicina di persone che hanno deciso di disertare l'aula bunker ribadendo di non volere presentare istanza ai giudici. Per i Pm ciò conferma che nella zona di Ostia "c'è un clima di paura" e che "permangono gravi problemi di sicurezza legati a un contesto criminale mai placato".

E pure Papa Francesco, domenica scorsa in piazzale di Santa Monica, aveva esortato i fedeli, ma soprattutto i residenti, ad abbattere il muro del silenzio. "Ostia deve rispondere con coraggio all’appello del Santo Padre per fare breccia nel muro di omertà che comprime la libertà di questo territorio", ha aggiunto l'avvocato Giulio Vasaturo, legale dell'associazione Libera di don Luigi Ciotti.
 

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Commenti (4)

  • Giusto

  • Credo che questa sia l'evidenza che il sistema non funziona e che le istituzioni non tutelano chi è più debole e vuole ribellarsi. Naturalmente la gente non è pazza è attaccata alla propria vita e a quella di chi ama, quindi non sentendosi protetto nei fatti ma solo a parole e sui social evade per paura la possibilità di rendersi giustizia. Sino a quando non si darà protezione sul territorio alle vittime che denunciano questi abusi non si caverà un solo ragno dal buco. Fra tutte le notizie del giorno questa è di gran lunga la più triste anche se non parla di incidenti e morti. Forse il Papa oltre ad esortare poteva mettere a disposizione dei testimoni la gendarmeria vaticana.... purtroppo lui non ha colpa è uomo di Fede ed è giusto che creda io purtroppo non credo più nelle nostre istituzioni.

    • Bravo, concordo su tutto

    • Concordo pienamente

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