Ostia, sigilli al Porto: 400 milioni di beni sequestrati. Arrestato il presidente Mauro Balini

In manette il presidente del Porto di Ostia e altri tre complici. I beni sotto sequestrato riguardano posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali

Una vera bomba è deflagrata all'interno del Porto turistico di Roma, ad Ostia sul Lungomare Duca degli Abruzzi, 84. Dalle prime ore della mattinata i finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di un'ampia associazione criminale, facente capo a Mauro Balini presidente del Porto Turistico di Roma.

ARRESTI, DENUNCE E PERUISIZIONI - I 4 arrestati sono accusati di "associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori".

Oltre Balini, in manette sono finiti due "testa di legno" e un avvocato con studio nella Capitale. Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero. Numerose le perquisizioni presso i domicili delle persone coinvolte, le sedi di diverse società e gli studi professionali di due avvocati e di un commercialista.

400 MILIONI DI EUERO DI SEQUESTRO - Nell'operazione eseguita dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sotto la direzione della Procura della Repubblica della Capitale sono stati sequestrati beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti bancari ed il "diritto di superficie su oltre 1300 beni demaniali", all'interno del porto turistico di Ostia, ossia posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali, nonché, per alcuni di essi, il relativo diritto di utilizzo. Il valore commerciale di tutti i beni sottoposti a sequestro è stimato "in oltre 400 milioni di euro".

INDAGINI DAL 2012 - Le indagini, avviate nel 2012, per una "ipotesi di bancarotta", hanno consentito di accertare come i quattro complici avessero "scientemente portato al fallimento la A.T.I. S.p.a.​", società che aveva curato la realizzazione del Porto Turistico di Roma e che, sino al 2008, era concessionaria dell'infrastruttura, appartenente, peraltro, ad un gruppo di imprese riconducibili allo stesso Balini. 

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Proprio quest'ultimo, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti e grazie a "prestanomi" e "società schermo", aveva realizzato un "complesso schema societario volto a distrarre fraudolentemente ingenti risorse, patrimoniali e finanziarie, in pregiudizio della fallita A.T.I. S.p.a., dei creditori e dell’erario, per un passivo finale di oltre 155 milioni di euro".

LE ACCUSE A BALINI - Balini, secondo gli inquirenti, sembrerebbe essere al centro di tutto. All'imprenditore è stato, inoltre, "contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato a società apparentemente terze, il prestigioso attico sul litorale ostiense in cui vive, anch'esso sottratto fraudolentemente alla A.T.I.", e un lussuoso catamarano, nella sua esclusiva disponibilità, acquistato, in larga parte, "con risorse sottratte alla fallita mediante il descritto sistema di frode".

LE ORIGINI DAL 2005 - Secondo la Finanza, il disegno criminale nasce nel 2005, quando Balini si "precostituì un ingente credito nei confronti della A.T.I. S.p.a. per oltre 28 milioni di euro, simulando, tra l’altro, l’accollo di un debito in capo alla fallita originato dalla ricezione di false fatture emesse da società riconducibili a suoi fedeli sodali".

Giustificando le operazioni come "restituzione finanziamento soci", Balini aveva, quindi, potuto "prelevare ingenti somme dalle casse aziendali nonché distrarre beni immobili dal patrimonio sociale in favore di altre imprese a lui riconducibili".

AMPLIAMENO DEL PORTO - Nel 2008, in perfetta sintonia con il piano criminale in atto, la Porto Turistico di Roma S.r.l., posseduta proprio da Balini, aveva ottenuto, dalla A.T.I. S.p.a., la "voltura della concessione sull'intera infrastruttura portuale, ed era, così, subentrata nella possibilità di realizzare l'ampliamento del porto, poi autorizzato nell’agosto 2013, incassandone i conseguenti ingenti profitti".

IL PORTO DI OSTIA - La struttura attuale si sviluppa su una superficie di circa 22 ettari e dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 metri. L’ampliamento del porto ne aumenterà la capienza sino a 1419 posti barca, mettendo a disposizione dei natanti circa 611 nuovi punti di ormeggio per imbarcazioni da diporto lunghe tra i 12 ed i 70 metri.

Per avere una percezione delle dimensioni degli illeciti e del danno economico cagionato alla A.T.I. S.p.a., la Porto Turistico di Roma S.r.l. ha "stimato in circa 200 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa all'ampliamento del porto ed in circa 220 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa ai diritti di superficie e utilizzo dei beni demaniali sottoposti a sequestro".

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