Il tunnel dei prestiti a strozzo: pestato per i debiti diventa usuraio per ripagare i 'cravattari'

Il 59enne arrestato nell'ambito dell'Operazione I Figuranti è risultato essere l'anello di congiunzione fra i tre gruppi di usurai arrestati dalla polizia

Operazione I Figuranti

Un tunnel senza uscita dal quale se ne può uscire solamente avendo il coraggio di denunciare la propria situazione alle forze dell'ordine. Così si esce dalla 'cravatta' degli usurai. Nessun altro metodo permette infatti ad un debitore di uscire indenne dall'incubo degli 'strozzini'.

Impaurite, imbarazzate, confuse le vittime dell'usura pensano quasi sempre di riuscire a 'sanare' i debiti in maniera autonoma, ma la spirale è inarrestabile e la vittima solitamente si ritrova costretto ad indebitarsi con un secondo usuraio (o chiedendo soldi ad amici e parenti), per poi rientrare nel tunnel non riuscendo a fare altro che accumulare altri debiti sino ad arrivare a trasformarsi da usurato ad usuraio. 

Uno schema visto e rivisto che rispecchia in pieno la situazione di un uomo finito nell'incubo dell'usura e divenuto egli stesso procacciatore di clienti per i suoi creditori. Proprio il 59enne romano residente a La Rustica è l'anello di congiunzione che ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile di arrestare dieci persone appartenenti a tre gruppi criminali distinti operanti a Roma, Anzio e Tivoli, raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari nell'ambito dell'Operazione I Figuranti. 

Il ruolo dell'uomo emerge chiaramente nell'ordinanza del Gip firmata da Alessandra Boffi: "Guarda succede il putiferio, te lo ripeto io oggi ho detto che portavo l'assegno. Guarda oh, te sei messo nei guai veri. Adesso che lo sa R..... succede la carneficina, m'hai rotto i co… te scanno a te e a lui". 

Così gli usurai arrestati dalla Squadra Mobile di Roma minacciavano l'uomo, finito poi agli arresti domiciliari, per convincerlo a pagare. Come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, il 59enne caduto nella rete degli 'strozzini' a fine 2017 venne letteralmente 'pestato', con calci e pugni in faccia, tanto da finire ricoverato in ospedale con 30 giorni di prognosi.

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E mentre veniva picchiato, i responsabili del 'recupero crediti' gli dicevano: "Devi fare quello che dico io, ora governo io, ricordati che hai una famiglia e rispetta gli impegni. Ho visto che c'hai una bella  figlia e un bel nipotino…fai quello che devi fare". 

L'uomo, per riuscire a pagare il debito diventa 'procacciatore' di altre vittime in difficoltà economica da portare al gruppo di usurai. E in un'intercettazione con la moglie dice: "Io sto a venne i sordi pe' piamme er 2 per cento... O sai che vordì? Manco mille euro al mese me pio! E devo pure annà a rompe er cazzo alla gente e piamme le denunce!Capito! Poi... Se non je porti i sordi la colpa è mia perché non l'ho saputi  pià i sordi! Però nun ce viene nessuno con me a pialli". 

Da usurato a usuraio dunque. In particolare, determinate è stato appunto il ruolo ricoperto da C.M. che ha svolto una minuziosa attività di mediazione tra i vertici dell’associazione ed i “clienti” da lui stesso procacciati, diventando di fatto l’anello di congiunzione dei tre filoni d’indagine, permettendo di seguire un filo conduttore tra i diversi soggetti coinvolti in quanto, nella duplice veste di usuraio e persona sottoposta ad usura, questi si è occupato di fornire un proprio contributo ai promotori ed gli organizzatori dell’associazione a delinquere di cui faceva parte segnalando commercianti in difficoltà economiche, dai quali ricavava a sua volta denaro per fronteggiare i debiti contratti con i suoi stessi sodali. 

Operazione I Figuranti usura estorsioni-3

Proprio la figura di C.M. ha consentito di “connettere” l’attività investigativa sull’associazione ad un altro gruppo criminale sul versante di Anzio (Roma) che vedeva in un 58enne romano con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, il quale si serviva appunto di C.M. per veicolare denaro “in prestito” e riscuotere i lauti interessi settimanalmente.

Un giro di strozzini che applicava i metodi classici dei 'cravattari', con prestiti a fermo, rate settimanali solo sui tassi di interesse, multe con interessi dal 5 al 10 per cento per ogni giorno di ritardo sino alla richiesta della somma totale del denaro elargito dagli usurai da restituire con tassi che potevano arrivare anche al 120% del totale della somma ricevuta.

Nel caso del prestito a fermo il sistema era semplice: su un prestito da 2mila euro per esempio, si staccava un assegno da 1600 nel quale i 'cravattari' trattenevano il 20%, poi settimanalmente chiedevano la restituzione solo dei tassi usurai, con interessi al 10 e 20%. Una volta ripagata la quota di interessi arrivava poi la "Maxi Rata" consistente nella richiesta del prestito totale già ripagato abbondantemente solo con i tassi usurai. Da qui la spirale senza fondo, con le vittime costrette a chiedere nuovi soldi per pagare i debiti di quelli prestati entrando di fatto in un pozzo senza fondo.

Diverso ma ugualmente senza uscita il sistema dei cosiddetti rimborsi settimanali. Anche in questo caso si stabiliva un prestito con restituzione a 20 settimane e quota fissa ogni settimana. Quota settimanale che portava al pagamento solamente dei tassi usurai. In questo ambito venivano però applicate delle multe con interessi al 5 e 10% per ogni giorno di ritardo, sino alla richiesta, anche in questo caso della "Maxi rata" da liquidare come detto entro le 20 settimane.

In caso di mancato pagamento avvenivano quindi minacce, pestaggi e ritorsioni come nel caso emblematico del 59enne de La Rustica, poi finiti agli arresti domicliari una volte divenuto lui stesso usuraio per pagare i debiti accumulati con gli 'strozzini'

A cadere nella rete degli usurai una quindicina di persone, fra le quali anche il noto dj e spalla radiofonica di Fiorello Marco Baldini. 

Blitz antiracket 1-4


 

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