Malagrotta, percolato smaltito in maniera illecita: sei indagati. Sequestrati 190 milioni di beni

A firmare il provvedimento di sequestro di circa 190 milioni di beni il gip Costantino De Robbio. Salvini: "E' finita la pacchia"

"I Carabinieri stanno sequestrando beni per 190 milioni di euro a persone coinvolte nella gestione della discarica di Malagrotta, indagate per 'traffico illecito di rifiuti'. Grazie. La pacchia è finita!". Sono le 11.42 quando il ministro degli Interni Matteo Salvini tramite il suo profilo facebook svela un'operazione dei Carabinieri el Nucleo Operativo Ecologico e del Nucleo Investigativo del Gruppo Forestale di Roma. 

Al centro delle cronache ancora la discarica di Malagrotta. Coordinati dalla Procura della Repubblica e dalla DDA di Roma i militari hanno ricostruito un'importante attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da percolato di discarica, che la E. Giovi, gestore della grande discarica di Malagrotta, avrebbe dovuto raccogliere ed inviare a trattamento in impianti esterni. 

Piccolo passo indietro per spiegare, fuori dai tecnicismi, come avrebbe dovuto svolgersi il corretto smaltimento. La rimozione del percolato (derivante dalla liscivazione dei rifiuti abbancati e dalle precipitazioni meteoriche che con essi si mescolano) è una operazione necessaria e imposta dalla normativa di settore, al fine di impedire la contaminazione dell’ambiente. Tale rifiuto, ovviamente, non può essere destinato a discariche per rifiuti solidi urbani come Malagrotta e deve essere oggetto di specifici trattamenti in impianti autorizzati. 

La lunga indagine ha permesso di accertare che, al contrario delle basilari previsioni normative, il percolato prodottosi nel corso degli anni veniva lasciato a saturare i rifiuti nella discarica, raggiungendo, in alcuni punti, anche l’80% dello spessore dei rifiuti abbancati. Il tutto per evitare di sostenere le spese per la corretta gestione del percolato.

I consulenti della Procura hanno anche quantificato l’ingente quantitativo di rifiuti oggetto di traffico illecito e, da questi, derivato l’ingiusto profitto. Le articolate elaborazioni hanno permesso infatti di valutare l’enorme risparmio di gestione in circa 190 milioni di euro. "Al fine di garantire tale cifra",  si legge in una nota dei Carabinieri "per il proseguo del procedimento penale, si è proceduto al sequestro dell’azienda, dei beni e del patrimonio degli indagati. L’azienda è stata affidata per la Custodia Giudiziaria al Commissario Prefettizio, dott. Luigi Palumbo, al quale spetta anche il compito di avviare la corretta gestione ambientale della discarica nella sua fase post-operativa.

A firmare il provvedimento di sequestro di circa 190 milioni di beni il gip Costantino De Robbio. Si legge nel documento: "Appare evidente che il permanere di questa situazione porterà senza ombra di dubbio all'aggravamento della situazione di illegittimita' ed aumentera' esponenzialmente le conseguenze devastanti per l'ambiente circostante la discarica".

Nell'atto del giudice viene evidenziato che "ancora oggi la società E.Giovi non ha provveduto all'adempimento delle prescrizioni e che la discarica non è gestita in modo legittimo tale da impedire il protrarsi della situazione di fuoriuscita del percolato che è conseguenza diretta dell'inquinamento dei terreni circostanti". L'accumulo del percolato non estratto "è peraltro ormai così rilevante- si legge ancora nel provvedimento- da essere visibile dall'esterno: dopo avere riempito la camera sottostante la discarica il liquido si è infatti accumulato nel Polder mescolandosi ai rifiuti solidi e facendoli tracimare dalla sommità superiore, da cui ha cominciato a fuoriuscire liquido inquinante che si è riversato nelle strade circostanti". 

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Sei in tutto le persone indagate. Tra loro anche Manlio Cerroni. 

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