Ostia Criminale, un 'malaffare' dal '95 ad oggi: il romanzo del litorale

Gaspare Spatuzza, per anni membro di Cosa Nostra: "La mala era al soldo della borghesia romana"

Dal 1995 al 2013. Diciotto anni e più in cui la malavita ha condizionato la vita del litorale romano. O meglio, di Ostia. Il pentito Gaspare Spatuzza, per anni membro di Cosa Nostra, è stato prezioso per l'operazione "Nuova Alba", che ha portato alla cattura di 51 persone per il 416 bis, "associazione a delinquere di stampo mafioso".

Una confessione che, insieme alle scrupolose indagini, ha consentito agli investigatori coordinati da Renato Cortese, al pubblico ministero Ilaria Calò e al procuratore capo Giuseppe Pignatone di fare un lavoro mastodontico che ha generato le 330 pagine di ordinanza a firma del Giudice per le indagini preliminari Simonetta D'Alessandro. 

OSTIA CRIMINALE - Proprio in quei fogli, in quel "romanzo litorale", è spiegata Ostia. "La cosa che ho notato è che rispetto alla mafia, la mafia palermitana o siciliana che sia, a Roma hanno tutta un'altra mentalità, nel senso che non si vogliono sporcare le mani direttamente. Il romano cerca di farsi proteggere le spalle, agire in seconda fila e però investire più... per avere più proventi possibile. Quindi cerca di non apparire ed esporsi... hanno bisogno di questa manovalanza criminale per portare avanti i loro interessi: gli investimenti". 

Spatuzza sottolinea che "questi (la mafia romana, ndr) cercano un po' il criminale per investire, ma nello stesso tempo rimanere dietro le quinte. Quindi sulla sfera sociale è più difficile arrivare a questi soggetti che sono la più mala... cioè sono ancora più criminali della manovalanza... perché fin quando sei nella sfera 'braccio armato' e 'braccio operativo', diciamo, viene più facile localizzarli, ma dietro le quinte... ". Inequivocabile dunque, scrive il gip D'Alessandro, l'inquinamento della borghesia romana che si avvaleva della manovalanza per investimenti.

LA SPARTIZIONE DEGLI AFFARI - Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il clan Triassi, legato alla nota famiglia mafiosa dei Caruana - Cuntrera (i banchieri di Cosa Nostra ndr), gestiva il traffico di armi, di stupefacenti e controllava le attività di balneazione e ristorazione nel litorale di Ostia. I Fasciani, invece, esercitavano il controllo del territorio: chiedevano il pizzo ai commercianti, prestavano denaro a tasso di usura con l'obiettivo finale di acquisire l'attività commerciale.“

GRANDE 'RISPETTO' - Attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali si è riuscito a scoprire come le famiglie del litorale romano puntassero 'al controllo del territorio' seguendo il codice mafioso del 'Rispetto'. In particolare venivano prese di mira le attività commerciali (sono stati sequestrati beni immobili riconducibili al sodalizio criminale per 50 milioni di euro).

Da sottolineare come le famiglie facevano leva sul terrore creato dal solo pronunciare il proprio nome, come emerge da un'intercettazione: "Se vuoi campare tranquillo - spiegavano al telefono - devi pagare 1000 euro al mese perchè ad Ostia comandiamo noi". Ed ancora: "Non deve mancare la parola data, se ci si assume un impegno di pagamento bisogna pagare non per i soldi, ma per una questione di rispetto. Se non paghi ti brucio il negozio".

L'ATTACCO AI TRIASSI - Siamo nel 1995 quando Spatuzza mise piede per la prima volta nel mare di Roma "per espletare l'attacco contro i collaboratori di giustizia". Era stato incaricato da Cosa Nostra, tra le altre cose, anche di uccidere i fratelli Vito e Vincenzo Triassi perché la Mafia voleva 'comandare' e 'trafficare' nel settore degli stupefacenti, rimuovendo i due contatti delle famiglie Caruana e Cuntrera.

FASCIANI E D'AGATI - Il quadro, oscuro, è compleato dalle famiglie Fasciani e D'Agati. La prima era coinvolta nel traffico internazionale di stupefacenti, grazie a collaudati contatti con il territorio estero e più in particolare con la Spagna. Secondo quanto è risultato dall'attività investigativa, infatti, i Fasciani coordinavano un continuo traffico di stupefacenti dirigendo tutti i passaggi dell'importazione del territorio estero al territorio nazionale. 

I D'Agati, invece, con funzioni direttive, di consiglio, di mediazione e di garanzia intervenivano nelle più importanti decisioni inerenti il litorale romano, quale rappresentante di Cosa Nostra palermitana e, segnatamente, del cossiddetto “Mandamento di Villabate” diretto da Giovanni D’Agati e portatore della ulteriore forza di intimidazione da esso derivante nonché riconosciuto garante, in virtù dell’indiscusso prestigio criminale, del rispetto degli accordi con altre compagini criminali operanti nel territorio di Ostia.

LA PACE E GLI AFFARI - Gli investigatori hanno ricostruito come per quasi un ventennio i gruppi criminali hanno intrattenuto affari e si sono spartiti il territorio in una sorta di pax mafiosa in base alle quale tutti potevano tranquillamente gestire i loro illeciti traffici. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il clan Triassi gestiva il traffico di armi e di stupefacenti e controllava le attività di balneazione e ristorazione nel litorale di Ostia. I Fasciani, invece, esercitavano il controllo del territorio chiedendo il pizzo ai commercianti.

INTERCETTAZIONI BOLLENTI - Pax mafiosa per la gestione degli affari che gli investigatori hanno appurato al termine di un'intercettazione telefonica tra i due boss indiscussi delle famiglie Vincenzo Triassi e Carmine Fasciani con il primo che facendo valere la propria forza mafiosa aveva affermato: “…ma tu mi ammazzi a me, ma noi siamo cento dietro, ma ti spaccano i cog**, ti aprono i cog** e te li mettono in bocca…” ottenendo la risposta di Fasciani che gli aveva risposto in modo altrettanto fermo: “…fatto sta che Michele mi manda uno dei miei che si vede spesso con lui e…perché posso..perché altrimenti qui va a finire a schifio e non ci fanno più lavorare...”.

GLI EQUILIBRI CAMBIANO - Nel 2007 succede che i due malavitosi Roberto Giordani (Cappottone) e Roberto De Santis (Nasca), gambizzano Vito Triassi. Lo fanno a volto scoperto, in pieno giorno e si vantano in giro di essere stati loro. Da quel momento comincia il tracollo dei Triassi. Vincenzo e la moglie sono 'costretti' all'espatrio in Spagna, a Tenerife. 

E POI CI SONO GLI SPADA - Era il 22 novembre 2011 quando il litorale romano si trovò a fare i conti con un duplice omicidio in pieno giorno. A morire sotto i colpi di un killer due persone: Giovanni Galleoni (soprannominato Bafficchio) e Francesco Antonini (detto er Sorcanera) freddati in un agguato sulle strade di Ostia, in via Forni.

A distanza di meno di due anni la Squadra Mobile di Roma ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma nei confronti di Nader Saber Amna, cittadino egiziano, ritenuto responsabile del duplice omicidio. Un fermo arrivato nel corso di un blitz della polizia nei confronti degli appartenenti alla famiglia Spada, da anni sul litorale della Capitale e ritenuti responsabili, secondo le indagini, di estorsione, spaccio di droga ed usura. 

Domenica 21 luglio due luogotenenti dei Triassi, Di Francesco ed Esposito, vengono accoltellati in via Casana, davanti alla sala scommesse Italy Poker, da Ottavio Spada, nipote del capostipite della famiglia 'rom Carmine'. I due rispondono all'agguato sparando due colpi di pistola contro il giovane Spada. E' su quella bisca, dei Triassi, che il clan zingaro ha messo gli occhi. Solo uno degli obiettivi insieme alle concessioni demaniali delle spiagge di Ostia

L'INIZIO DELLE INDAGINI - Tra il 2007 e il 2012 si registrano quindici episodi di incendio o danneggiamento seguito da incendio. Ne fanno le spese lo stabilimento Happy Surf, il magazzino Buca Beach, lo stabilimento Guerrino Beach, il chiosco stabilimento Punta Ovest (serranda del Caffè Salerno e chiosco), l'Anima e Core, il chiosco Blanco Longe Beach, lo stabilimento Paradise Beach, la tabaccheria Angolo delle Tentazioni, il ristorante Villa Irma, la pizzeria Pronto Pizza, il negozio “Frem Basket”, la Discoteca Sunset, lo stabilimento La Bussola, lo stabilimento Two Gate, il ristorante Free Beach e lo stabilimento Paradise Beach.

Il 2012 è l'anno della svolta. Il 21 luglio dello stesso anno allo stabilimento 'Il Capanno' viene rinvenuto un rudimentale ordigno esplosivo. Il titolare dello stabilmento Roberto Giacometti, si legge nell'ordinanza, il 7 agosto seguente, viene gravemente minacciato mentre era in compagnia di Guido Simi e Alan Pike Goldsbourough, nuovo direttore del Porto Turistico di Ostia. 

Sempre in quell'anno, si legge, come "gli Spada si avvicinano al grande affare delle concessioni balneari, attraverso la Blue Dream, che li vede in interrelazione con soggetti inseriti nel contesto politico-istituzionale; e con i Fasciani già proprietari occulti del Faber Village e che operano la stessa manovra attraverso la Malibu beach srl, la Emmediesse Group srl e la Il Porticciolo srl". Il Pubblico Ministero dà così il via all’inchiesta. 
 
L'OPERAZIONE ALBA NUOVA - Si arriva così alla fine. O ad un nuovo inzio. Tra la notte del 25 luglio e la mattina del 26 luglio scatta l'operazione 'Alba nuova'. Associazioni per delinquere di stampo mafioso, esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 51 persone ed al contestuale decreto di sequestro preventivo di beni immobili ed attività commerciali individuali.

La disamina dell'intero fascicolo processuale evidenzia una particolare complessità delle strutture criminose ricostruite. I singoli episodi segnalano una costante, cioè una struttura che va dal traffico di stupefacenti, anche internazionale, fino alle aggressioni fisiche passandro per l'usura e l'estorsione. Secondo il Gip "ha senso parlare di mafia".

Famiglie mafiose alle quali vengono contestati i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, al traffico internazionale di stupefacenti, infiltrazione nel tessuto amministrativo, corruzione. Investigazioni che hanno consentito, per la quasi totalità, di fare piena luce sui componenti e le attività illecite poste in essere dalla consorterie mafiosa degli Spada federata alla famiglia Fasciani e dei Triassi quest’ultima a loro contrapposta ed affiliata a 'Cosa Nostra' siciliana.

Da qui il nome dell’Operazione denominata 'Nuova Alba' proprio al fine di evidenziare come l’indagine ha potuto assicurare alla giustizia i capi, i reggenti ed i gregari delle famiglie mafiose più temute e potenti di Ostia e dintorni ridando così luce ad un territorio nel quale era “calata la notte”.  

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Commenti (3)

  • Tranquilli, stanno già fuori. A Ostia è sempre la XXXYXYa di prima

  • Avatar anonimo di Domenico
    Domenico

    In piazza insieme agli intoccabili

  • Ok, quando li impicchiamo ?

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