Ucciso in strada al Nuovo Salario, si indaga sul passato di Gentian Kasa

Gli investigatori della Squadra Mobile proseguono le indagini per individuare il killer di Gentian Kasa

Quattro colpi in rapida successione al corpo ed un ultimo fatale alla testa esplosi con una pistola calibro 7.65 mentre la vittima era già in terra. Non sembrano esserci dubbi sulla volontà del killer di voler uccidere Gentian Kasa, il 44enne albanese freddato a colpi di pistola in via Gabrio Casati, nella zona di Monte Cervialto fra il Nuovo Salario e Val Melaina. In regime di semilibertà, con precedenti per traffico di droga e ricettazione, la vittima stava tornando nel carcere romano di Rebibbia dopo aver passato la giornata di sabato a casa della moglie.

Un passato criminale quello di Gentian Kasa, coinvolto in due inchieste, una della Polizia del 2011 ed una del 2014 della Guardia di Finanza per un traffico di sostanze stupefacenti fra Roma ed Ancona. Nonostante i suoi precedenti, Gentian Kasa voleva scontare la sua pena e lasciarsi il passato alle spalle: "Mio marito voleva rifarsi una vita. Faceva l'operaio, aveva qualche precedente ma voleva ricominciare daccapo", le parole in lacrime della moglie agli investigatori della Squadra Mobile che l'hanno ascoltata diverse ore subito dopo l'esecuzione del marito. 

A trovare il corpo privo di vita dell'uomo proprio la moglie, preoccupata dal fatto che il marito uscito da casa dopo aver passato la giornata con lei non l'avesse chiamata come era solito fare nel momento in cui stava rientrando nel carcere di Rebibbia, dove stava scontando una pena in semilibertà. 

Una esecuzione avvenuta in una zona densamente popolata "ma tranquilla", come ribadito da alcuni residenti del civico 103 di via Casati. "Ero in casa con mio padre a guardare la televisione - racconta un abitante - poi abbiamo sentito qualche rumore, ma non sembravano degli spari. Una volta viste le sirene della polizia abbiamo saputo che c'era stato un omicidio, non è omertà".

Con ancora le macchie di sangue sul marciapiede che si trova proprio di fronte al civico 103 da cui il 44enne era uscito di casa, con il finestrino laterale sinistro di un'auto danneggiato dagli spari, in via Gabrio Casati la vita prosegue, domenica mattina i residenti si avvicinano al luogo dell'esecuzione e parlano fra di loro, increduli dell'accaduto. "Non abbiamo problemi di grossa criminalità - le parole di un residente di via Casati - ultimamente qui al parchetto dell'Ateneo Salesiano c'è stato qualche problema, un po' di spaccio di droga, anche qualche furtarello. Non credo comunque che l'omicidio di quest'uomo sia collegato a questo". "Abbiamo paura - le parole di una donna di tutt'altro avviso rispetto al suo vicino di casa -. Roma sembra il far west, anche qui girano certe facce poco raccomandabili"

A poche ore dall'omcidio dell'uomo sono tanti i punti interrogativi ai quali gli investigatori devono dare risposte. Quello che sembra certo è che il killer di Gentian Kasa conosceva bene le abitudini del 44enne albanese e, viste le modalità, ha sparato come poi accaduto per uccidere. Un vero e proprio agguato consumatosi sotto al portone della palazzina dove Gentian Kasa viveva con la moglie. 

Una esecuzione che non ha lasciato scampo all'uomo, con un ultimo fatale colpo esploso alla testa del 44enne albanese, in una strada densamante popolata, posta a due passi da Val Melaina e dal Tufello. Un omicidio sul quale stanno cercando di fare luce gli investigatori della Squadra Mobile, intervenuti sul luogo dell'omicidio assieme agli uomini della scientifica, a caccia di elementi utili ad incastrare il killer o gli assassini che hanno hanno ucciso Gentian Kasa. 

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Bocche cucite da parte degli investigatori della Mobile, che indagano a fondo sul passato della vittima non escludendo nessuna ipotesi investigativa, da un possibile regolamento di conti legati al traffico di sostanze stupefacenti, senza escludere un possibile 'sgarro' che Gentian Kasa potrebbe aver pagato con la vita. 

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