Omicidio Sacchi, i dubbi su Anastasia e il telefono segreto di Princi: indagini sul giro di spaccio

Nel cellulare sequestrato gli inquirenti valutano gli indizi per risalire alla persona che avrebbe dato i 70mila euro che Anastasia Klyemnyk nascondeva nello zaino.

Ci sono ancora dei dubbi. Non tanto sull'omicidio, ormai è certo che sia stato Valerio Del Grosso (accompagnato da Paolo Pirino) a sparare e uccidere Luca Sacchi. Così come è chiaro che l'arma al killer 21enne l'ha fornita Marcello De Propris. Meno limpida, invece, appare la questione relativa ai 70 mila euro all'interno dello zaino di Anastasia Kylemnyk, la fidanzata della vittima. 

Dove sono finiti quei soldi? E chi li ha messi insieme? Possibile che la 25enne ucraina e Giovanni Princi, anche lui arrestato venerdì, abbiano messo insieme quella cifra da soli, oppure alle loro spalle ci si un finanziatore occulto? Nodi che gli inquirenti vogliono sciogliere quanto prima. 

La chiave di volta per raccontare il giro di spaccio e come sarebbero stati poi utilizzati i 15 chili di marijuana che i giovani dell'Appio Latino stavano per acquistare, potrebbe trovarsi in un cellulare segreto di Giovanni Princi. Lo smartphone, trovato, è stato sequestrato dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma. Nella rubrica di Princi potrebbe nascondersi il nome dell'eventuale finanziatore occulto e i contatti dei possibili clienti dell'erba arrivata da Roma est. 

Venerdì mattina, durante la perquisizione casalinga eseguita nei momenti della notifica della misura cautelare, gli inquirenti sono riusciti a trovare il secondo cellulare di Princi. Secondo le prime indiscrezioni, quell'apparecchio la notte dopo l'omicidio era stato quasi totalmente inutilizzato. 

"Da dove venisse il denaro, se raccolto dai giovani o proveniente da un finanziatore che li aveva assoldati (come più probabile), non si può affermare con certezza", scrive il Pm Nadia Plastina nella richiesta di misure cautelari trasmessa al gip. "Di sicuro essi avrebbero dovuto trasportare le balle (di erba ndr) con l'auto della Kylemnyk con le quali la coppia si era portata al pub benché la casa di Sacchi fosse nei pressi".

Una certezza, secondo i magistrati, è che Princi comunque "non è alla prima esperienza" in vicende di droga. Per gli inquirenti "è inserito stabilmente in contesti criminali, in passato aveva concluso altri acquisti - si legge nella richiesta della Procura - si da essere definibile cliente degli spacciatori indagati, preserva le sue relazioni criminali non offrendo alcun contributo alle indagini benché l'ucciso fosse un suo amico dai tempi del liceo".

Il giro di spaccio dietro l'omicidio Sacchi

Un comportamento "ambiguo" che lo accomuna alla stessa Anastasia che, a detta degli investigatori, non ha fornito, nelle ore successive al fatto, alcun tipo di aiuto alle indagini per accertare la verità. Per i pm lei e Princi "dimostrano, seppur con gradi diversi, di essere pienamente inseriti nel circuito della compravendita di stupefacenti".

Ma non solo. "E' sorprendente - aggiunge il giudice - la sua chiusura ad ogni collaborazione con gli organi investigativi per assicurare alla giustizia gli autori del delitto del fidanzato" ed è "chiara, predominante, la volontà di preservare le relazione criminali acquisite nel mondo della droga con il quale non intende recidere i legami".

Per Anastasia però è arrivato il tempo di raccontare cosa sia successo quella sera e anche poco prima di quelle ore che hanno per sempre segnato la sua vita e quella della famiglia del suo giovane fidanzato. Sarà ascoltata dal gip la prossima settima. La mamma di Luca Sacchi l'ha invitata a raccontare la verità

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