Uccisa e fatta a pezzi: la confessione di Maurizio, stanco di essere "mantenuto"

Nicoletta Diotallevi strangolata e fatta a pezzi con la sega. I vicini di casa: "Vivevano alla giornata, in modo precario"

La polizia scientifica in via Guido Reni

Era stanco di essere mantenuto economicamente dalla sorella Maurizio Diotallevi. Per questo ha strangolato Nicoletta nella casa nella quale convivevano insieme dalla morte della madre e l'ha fatta a pezzi con una sega. Poi ha preso le parti sezionate e le ha divise mettendole in alcuni sacchi neri della spazzatura chiusi con dello scotch. Quindi è uscito con la sua auto ed ha gettato in due diversi cassonetti i resti della sorella, ai Parioli e poco distante dall'appartamento dove abitavano vittima e carnefice, in via Guido Reni al Flaminio. E' il delitto di Ferragosto, quello in cui una donna è stata uccisa e fatta a pezzi dal fratello che poi ha confessato: "Sono stato io ad ucciderla". 

Maurizio e Nicoletta Diotallevi 

L'efferato omicidio di Nicoletta Diotallevi ha preso corpo nel lungo ponte di questo Ferragosto. Maurizio e Nicoletta vivevano insieme nell'appartamento al piano terra dell'edificio C del civico 22 di via Guido Reni. Entrambi lavoratori precari, Maurizio Diotallevi, 62 anni, era un lavoratore indipendente, aveva creato "Emmedicom" una società per "il web marketing per l'innovazione digitale", ma le cose non andavano benissimo. Lavorava invece Nicoletta, era lei che ultimamente portava i soldi a casa. Ma i due, come ricordano i vicini di casa al Flaminio "vivevano alla giornata, in modo precario", così tanto da affittare anche una stanza dell'appartamento ereditato dalla madre (vedova di un ufficiale dell'Esercito Italiano) a degli studenti. 

Fatta a pezzi e gettata nei cassonetti

Nonostante le difficoltà economiche emerse nella confessione di Maurizio Diotallevi (nella foto) davanti agli investigatori, i vicini di casa che li conoscevano da tempo non avevano avuto nessuna avvisaglia di quanto accadesse nell'appartamento posto a due passi dalla caserma delle Volanti della polizia dove vivevano sotto lo stesso tetto Nicoletta e suo fratello maggiore: "Li conoscevo da tanto tempo, era un tipo tranquillo. Non è un omone Maurizio è anche abbastanza gracile. Nessun atteggiamento, nessuna avvisaglia che potesse far pensare ad un dissidio, una incomprensione, una mancanza di accordo fra fratelli, niente". Quello stesso Maurizio che con freddezza ha strangolato la sorella, l'ha fatta a pezzi con una sega e l'ha messa dentro a dei sacchi neri della spazzatura. Poi è uscito in una calda giornata d'estate ed ha dato il via all'omicidio di Ferragosto, disseminando i resti della 59enne a chilometri di distanza l'uno dall'altro. 

Maurizio Diotallevi (foto profilo facebook)-2

I vicini di casa di Nicoletta e Maurizio

Un  delitto efferato, in una Capitale di agosto semi deserta. Nei cortili degli appartamenti del Flaminio dove vivevano fratello e sorella, a pochi metri dalla scuola di polizia, la caserma del Reparto Volanti e quella dell'Esercito adesso c'è un appartamento sotto sequestro all'intero del quale si è consumato un efferato delitto. Increduli i vicini: "Una cosa aberrante - commenta un inquilino della scala A - pensare ad una fine del genere. Non ci sono parole. Avevo augurato loro buon Ferragosto. Queste le ultime parole che ci siamo scambiati". "Vivevano alla giornata, in modo precario - spiegano ancora i vicini di casa -. Non uscivano insieme lui e la sorella. Mai potevamo pensare, siamo rimasti choccati io e mia moglie, avercelo dentro casa una cosa del genere è aberrante". "Li ho visti l'altro ieri (14 agosto ndr) - spiega un residente del piano terra - Nicoletta parcheggiava, è andata al passo carrabile ed è andata via. Maurizio anche l'ho visto l'altro ieri, non più tardi".

La scoperta dei resti della donna

Il resto è cronaca purtroppo conosciuta. Intorno alle 20:00 del 15 di agosto una giovane rom scopre due gambe di una persona in un cassonetto che si trova tra la zona del Galoppatoio e piazze Euclide ai Parioli. Stava rovistando tra i rifiuti che l'Ama non aveva ancora raccolto. Poi lo choc, la segnalazione al vicino commissariato Villa Glori e l'inizio del giallo. Maurizio compie però degli errori fatali, come gettare le gambe della sorella nel cassonetto di viale Maresciallo Pilsudski, sotto due telecamere che riprendono i numeri della targa della Fiat 600 dell'uomo mettendo gli investigatori sulle sue tracce.

La scoperta degli altri resti umani

All'1:30 della notte fra il 15 ed il 16 agosto Maurizio Diotallevi viene raggiunto nella sua abitazione dagli agenti della Squadra Mobile. Interroggato a lungo in Questura alla fine crolla, indicando agli investigatori dove ha "gettato" i resti di Nicoletta, poi trovati in un secondo cassonetto posto a pochi metri dalla loro casa di via Guido Reni. Infine indica un terzo secchione, in via Pannini, dove si è invece disfatto dei vestiti e dei documenti della sorella. Poi la confessione: "Sono stato io ad uccidere mia sorella. Ero stanco di essere mantenuto". 
 

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