L'omicidio dello sballo: si cerca un perché per la morte di Luca Varani

I carabinieri interrogheranno nelle prossime ore Marco Prato, il 30enne che ha provato a togliersi la vita. Si proverà a capire cosa è successo nella notte tra giovedì e venerdì

Luca Varani, foto dal suo profilo facebook

"Vieni qui, facciamo festa". E' iniziata così l'ultima serata di Luca Varani. Dall'altra parte del telefono Marco Prato (Marc per tutti ndr), 30enne organizzatore di eventi che si trovava in compagnia di Manuel Foffo. Erano nell'appartamento di quest'ultimo ed avevano già consumato droga e alcol. Avevano oltrepassato il limite ma evidentemente per loro era ancora poco. Così la decisione di chiamare l'amico, di allargare il festino.

Qualcosa però non va come vogliono e da qui la decisione di uccidere Luca Varani, di torturarlo, per vedere l'effetto che fa per poi abbandonarsi ancora agli effetti dello sballo. Cosa non è andato come volevano è quello che stanno provando a capire i carabinieri, a caccia del movente che ha armato l'assurda furia omicida. Massimo riserbo per ora da parte degli inquirenti che sarebbero al lavoro su un'ipotesi, da verificare dopo l'interrogatorio di Prato, al momento ancora ricoverato al Pertini.

E' la notte tra giovedì e venerdì. I due si renderanno conto di quanto fatto solo il mattino seguente, a fumi di alcol e droga evaporati. Ciononostante hanno deciso di chiudere la porta di quell'appartamento al decimo piano di via Igino Giordani e di lasciare all'interno quel cadavere seviziato. Hanno continuato a vivere, con quel rimorso che via via maturava dentro e che è esploso nella confessione, per Foffo, e nel tentativo di farla finita, per Prato. 

Manuel Foffo sabato mattina è andato al funerale dello zio, al Gemelli. Raccontano di averlo visto turbato ben oltre il lutto del fratello della madre. Era strano, scuro, evidentemente scosso. Nel pomeriggio la decisione di vuotare il sacco e di raccontare tutto al padre. Insieme, dopo essersi rivolti ad un avvocato, hanno chiamato i carabinieri ai quali hanno aperto la porta mostrando l'orrore compiuto. 

Foffo, studente fuori corso di Giurisprudenza, in via Igino Giordani viveva da solo. Sotto, al nono piano, sua madre alla quale era molto affezionato. Tutti lo descrivono come un tipo tranquillo, taciturno, sempre pronto al saluto e alla cortesia. "Invitava spesso amici a casa", raccontano gli inquilini. "Teneva la musica alta, ma alla fine non dava fastidio", spiegano. Un figlio della Roma Bene, di quella città che non ha problemi di soldi e che cerca nuove esperienze, spesso oltre il limite. Suo padre, dopo aver gestito un ristorante, era passato al settore delle assicurazioni. Da tutti considerato stimato professionista, si era da qualche tempo separato dalla moglie. "Un fatto questo che aveva spinto Manuel a legarsi ancora di più alla madre", raccontano gli inquilini del palazzo. 

Nessuno al civico 2 si era accorto di nulla. La tragedia si è materializzata nella serata di sabato, quando il papà di Manuel si è presentato nel palazzo, anticipando l'arrivo di una barella. C'era chi pensava ad un malore dell'ex moglie, provata per la perdita del fratello e invece...

Invece era Manuel che aveva perso la testa ed aveva ammazzato un ragazzo con il suo amico Marc Prato che nel frattempo era sparito, aveva spento il cellulare. Il rimorso lo lacerava e, a quanto pare, l'aveva confidato allo stesso Foffo che, tra una confessione e l'altra, ha allertato i carabinieri: "Trovate Marc, quello si ammazza se no". Gli amici di Prato lo cercavano da ore. Il cellulare sempre spento, un evento da lui organizzato da presentare. Niente, il silenzio. Aveva deciso di rifugiarsi in un hotel di piazza Bologna, architettando di farla finita. I Carabinieri l'hanno fermato appena in tempo, trovandolo grazie alla banca dati degli alberghi.

Aveva ingerito barbiturici e li aveva mischiati ad alcol: un mix letale che da lì a poco avrebbe provocato la morte. "Medicine che aveva sempre a portata di mano", raccontano gli amici, "perché soffriva di insonnia", aggiugono. Un ragazzo apparentemente spensierato, aveva studiato Scienze Politiche e si era specializzato in marketing. Viveva tra Roma e Parigi ed ora organizzava eventi con la sua società. Era molto conosciuto nell'ambiente come organizzatore di alcune note serate della movida capitolina.

Ora è piantonato al Pertini. Qui è stato salvato in extremis, con una lavanda gastrica. I carabinieri non l'hanno ancora ascoltato. Dalle sue parole, dal suo racconto forse un tassello in più di quello che ad oggi rischia di entrare nella storia nera della Capitale come il delitto dello sballo.

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Commenti (2)

  • si cerca un perché......ma che cosa c'è da cercare????? nullafacenti, benestanti e annoiati in carcere a vita

  • Assurda e triste.

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