Elena uccisa a colpi di piccozza da Emanuele. Lui pensa al suicidio, poi confessa: "Volevo i soldi per la droga"

Emanuele Riggione nella notte di domenica ha ucciso Elena Panetta, sua amica e convivente da 8 mesi

FOTO ANSA/CLAUDIO PERI

"Sono stato io". Poche parole, dette in lacrime. Così Emanuele Riggione, 42 anni di Terracina, ha confessato l'omicidio di Elena Panetta, 57enne di Roma. L'ha colpita mortalmente con una piccozza alla testa ed al corpo lasciandola nell'appartamento della donna, in via Corigliano Calabro nel quartiere Statuario, tra la zona di Capannelle e quella di Appia Nuova.

Omicidio Elena Panetta: la confessione di Emanuele Riggione

Emanuele Riggione ha raccontato i fatti nella mattinata del 6 agosto ai Carabinieri di Latina. Viveva con Elena Panetta in quella casa da 8 mesi, agli inquirenti l'ha definita "un'amica". Un rapporto, tuttavia, vissuto sul pericoloso filo della droga. Entrambi, secondo i riscontri dei militari, ne facevano uso. 

Riggione, autotrasportatore ma al momento senza occupazione e già conosciuto alle forze dell'ordine, si sarebbe fatto l'ultima dose di cocaina nella mattinata di domenica, poche ore prima dell'omicidio. Il demone della polvere bianca la sera di quel 5 agosto avrebbe avuto la meglio sul 42enne, così come lui stesso ha ammesso ai Carabinieri. 

Uccisa a colpi di piccozza per i soldi della droga

Nell'abitazione al civico 27 di via Corigliano Calabro gli animi, dopo le 23, si scaldano. Emanuele Riggione chiede insistentemente ad Elena Panetta i soldi per la droga, vuole comprarsi un'altra dose. Al rifiuto della donna, però, l'uomo ha un raptus e così prende una piccozza trovata in casa e colpisce la 57enne, bidella di professione in una scuola di Roma. Prima un colpo in testa poi al corpo. Lei resta esanime sul pavimento. Elena è morta nella notte tra domenica e lunedì

Emanuele Riggione prima tenta la fuga, poi si costituisce

Il 57enne, una volta realizzato la brutalità del suo gesto, ha poi lasciato l'abitazione nel quartiere Statuario, salito sulla sua Fiat Panda e girovagato per Roma. Il senso di colpa però resta incolmabile.

Così, come confessato ai Carabinieri, pensa al suicidio: il luogo è quello tra Terracina e Latina, dove c'è un terreno agricolo che conosce. Ci arriva intorno alle 6:30 del mattino del 6 agosto. 

Emanuele Riggione raggiunge quel campo, però, cambia nuovamente direzione e si reca presso la Caserma dei Carabinieri di Latina. Sono le 9:30. La confessione, in lacrime, ascoltata dai militari e dal sostituto procuratore Valerio De Luca. Non lascia spazio a dubbi: Emanuele Riggione ha uccisio Elena Panetta. 

La donna è stata rinvenuta nel luogo esatto descritto dal suo omicida, vicino al corpo anche l'arma del delitto. Una piccozza appunto e un coltello, con qualche traccia ematica. Sequestrate entrambe le armi, così come la Fiat Panda e i vestiti sporchi di sangue di Riggione arrestato con l'accusa di omicidio aggravato.  

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