Omicidio Cordaro: dietro l'esecuzione una guerra per il controllo dello spaccio

L'assassinio del barista di via Acquaroni a Tor Bella Monaca avvenne nel contesto di una "faida per il mercato della cocaina". Arrestati presunto mandante ed esecutore. Le indagini della Squadra Mobile

Stefano Signoretti e Renato Cortese durante la conferenza stampa degli arresti dell'omicidio Cordaro

Una "guerra tra gruppi criminali per il controllo dello spaccio di cocaina" nel quartiere di Tor Bella Monaca. Questo il movente alla base dell'omicidio di Serafino Maurizio Cordaro, il 65enne freddato a colpi di arma da fuoco mentre si trovava nel proprio bar alla viglia di Pasqua dello scorso anno. A distanza di meno di un anno (era il 30 marzo) la squadra Mobile di Roma ha arrestato due pregiudicati, Stefano Crescenzi, del 1979, e Giuseppe Pandolfo, del 1961, ritenuti "responsabili dell’omicidio" consumato all’interno del Bubby Bar di via Acquaroni, nel popoloso quartiere del VI Municipio delle Torri.

GUERRA PER IL CONTROLLO DELLO SPACCIO - I risultati delle indagini sono stati esposti questa mattina presso la Sala Prisco della Questura di Roma da Renato Cortese e Stefano Signoretti, rispettivamente Primo Dirgente della Squadra Mobile e della Sezione Omicidi della Questura di Roma. "Un omicidio con modalità mafiose (art 7 del cpp ndr) come riconosciuto dal Gip del Tribunale di Roma. Una esecuzione maturata in un contesto di forte fermento e frizione - le parole del dottor Cortese - in un terreno delicato e redditizio come quello di Tor Bella Monaca, dove era in atto una vera e propria faida tra due gruppi criminali contrapposti per il controllo dello spaccio di cocaina".

FREDDATO DIETRO IL BANCONE - L'articolo 7 è stato infatti riconosciuto dal Gip, in quanto l'omicidio avvenne in un locale affollato di persone (dove erano in visione due partite del campionato di calcio). Erano infatti da poco passate le 20,30 quando il sicario, con il volto travisato dal casco, entrò nel bar di via Aquaroni sparando diversi colpi con una pistola calibro 9. Fatti uscire gli avventori il killer saltò dietro il bancone freddando Serafino Cordaro con un letale colpo alla testa per poi fuggire a bordo di uno scooter (la vittima morì subito dopo il trasporto al Policlinico Tor Vergata).  

INDAGINI - Dalle indagini, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, è emerso che il gruppo criminale riconducibile, tra gli altri, a Stefano Crescenzi (attivo nella zona di Cinecittà-Tuscolano) già noto alle cronache giudiziarie e personaggio di elevato spessore criminale, era entrato in contrasto con la famiglia Cordaro per la "gestione e il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti" nel quartiere di Tor Bella Monaca e per una "partita di cocaina il prezzo della quale non sarebbe stato saldato". Una situazione esplosiva che avrebbe innescato una vera e propria guerra che aveva avuto un grave precedente circa un mese prima del delitto di Serafino Cordaro.

SPARATORIA A CENTOCELLE - Infatti, il 1° marzo del 2013, sulla via Prenestina, nella zona di Centocelle, venne fatta oggetto di colpi d’arma da fuoco, da alcuni malviventi a bordo di scooter, una Smart nera, erroneamente ritenuta, in quel momento, in uso a Stefano Crescenzi. I due occupanti del mezzo vennero quindi ricoverati in ospedale per le lesioni riportate. "Tale episodio avrebbe indotto Stefano Crescenzi ed un altro uomo, Luca Fiorà, a temere per la propria incolumità e a commissionare a Giuseppe Pandolfo il delitto di Serafino Cordaro".

ARRESTO SALVATORE CORDARO - Questo perchè il fratello, Salvatore Cordaro, sempre secondo gli inquirenti, era stato arrestato per altra causa immediatamente dopo la sparatoria e non più raggiungibile. Oltre al Cordaro vennero arrestate anche altre persone ritenute resposanbili di una sparatoria verificatasi alla discoteca Alibi di Testaccio, mentre un altro uomo venne trovato in possesso di una pistola illegalmente detenuta.

PISTOLA INCEPPATA - In questa situazione di debolezza della famiglia Cordaro (originaria della Sicilia ma stanziale nel quartiere di Tor Bella Monaca da decenni),  venne deciso di attentare la vita di Serafino, peraltro ritenuto solo marginalmente interessato agli illeciti affari di famiglia. Serafino Cordaro fu infatti vittima di un primo attentato (8 marzo 2013), che non ebbe esito in quanto, all’atto dell’esecuzione, l’arma in uso a Pandolfo si inceppò.

ARRESTI OPERAZIONE ORFEO - Le indagini si sono quindi orientate subito verso il  gruppo criminale capeggiato, sempre secondo le indagini degli inquirenti, da Stefano Crescezi Luca Fiorà, entrambi da poco scarcerati a seguito della decadenza dei profili associativi contestati, tra gli altri, anche ad una terza persona, nell’ambito della 'Operazione Orfeo'.

AMMISSIONE DI COLPE - Le ulteriori emergenze investigative, corroborate dalle dichiarazioni di due collaboranti, e perfettamente riscontrate sotto il profilo delle modalità esecutive e del movente, hanno consentito l’emissione del provvedimento cautelare a carico di Crescenzi.  In particolare a portare gli inquirenti alla ricostruzione di quanto avvenuto sono state le dichiarazioni di Pandolfo, già in carcere, che ha ammesso di essere il killer di Cordaro raccontando agli inquirenti "la guerra tra gruppi criminali in atto".

ARRESTATO AL TUSCOLANO - Stefano Crescenzi è stato rintracciato nel pomeriggio di ieri nel quartiere Tuscolano, dopo alcuni mesi nei quali si era reso irreperibile; a Giuseppe Pandolfo, già ristretto per altra causa, il provvedimento è stato notificato in carcere.

GUERRA A TOR BELLA MONACA - Un risultato importante, come affermato dal primo dirigente della Squadra Mobile Renato Cortese "che ci ha permesso di scoprire una sanguinosa faida per il controllo dello smercio di cocaina a Tor Bella Monaca. Un quartiere delicato, dove nell'ultimo anno si sono verificati diversi episodi delittuosi. Sicuramente le indagini non si fermeranno qui, l'auspicio è che questi arresti determinino una sorta di tregua".

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