Agenti infiltrati, la DEA ed un aereo civetta: così la Finanza ha smascherato i narcos Casamonica

L'indagine Brasile Low Cost ha permesso di smantellare l'importazione di sette tonnellate di cocaina acquistate trattando direttamente con un cartello colombiano della cocaina

A sinistra Seely Hacker Scotto della DEA ed il procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino

Una realtà che supera le scenografie cinematografiche. Una sceneggiatura degna delle fiction dei Narcos colombiani e messicani. Attori e scenografie erano però veri. Un film in cui i veri narcotrafficanti venivano avvicinati da poliziotti infiltrati nella malavita, under cover, per usare una espressione cara agli americani.

Sono alcuni degli aspetti che hanno portato Finanza, polizia svizzera e la DEA (Drug Enforcement Administration), ovvero la squadra speciale che ha arrestato il padre di tutti i narcos, Pablo Escobar, a stroncare sul nascere l'importazione di sette tonnellate di cocaina purissima, ovvero la produzione annuale di un cartello colombiano. La merce, dalla fonte di produzione era destinata dal Sud America a Roma, passando per il Brasile e la Svizzera (qui la notizia completa sull'operazione Brasile Low Cost).  

Questa una delle tecniche investigative che ha portato all'arresto di una organizzazione transnazionale in grado di saturare il mercato romano, ma anche nazionale, di polvere bianca di prima qualità, trattando l'affare direttamente con il cartello colombiano che produceva la sostanza stupefacente. Assieme agli agenti sotto copertura anche le indagini classiche di intercettazioni telefoniche ed ambientali e la collaborazione di due collaboratori di giustizia una volta legati al clan Casamonica. 

Cinque le persone arrestate: Salvatore Casamonica,  attualmente in carcere; Silvano Mandolesi (classe 1968), attualmente agli arresti domiciliari; Tomislav Pavlovic, montenegrino di 40 anni; Dorian Petoku, albanese di 31 anni, e Marcello Schiaffini, 52 anni, destinatario della misura degli arresti domiciliari. I cinque dovranno rispondere di traffico internazionale di cocaina. 

A condurre le indagini dell'Operazione Brasile Low Cost, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza capitolina e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, la polizia svizzera, agenti sudamericani e gli Stati Uniti d'America che hanno messo a disposizione un agente della DEA, la Drug Enforcement Administration, ovvero l'agenzia federale antidroga facente capo al Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti specializzata nella lotta ai traffici di droga, e resa celebre ai più sul piccolo schermo da serie tv quali Breaking Bad, Narcos e Narcos Messico. 

A coordinare le forze di polizia la DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) per oltre un anno, che ha potuto contare sulle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia e sul ruolo fondamentale degli agenti 'under cover'. Vietato parlarne per ovvi motivi, ma in questa operazione che ha bloccato l'ingresso in Italia di 7mila chili di cocaina purissima,  sono stati impiegati almeno quattro agenti che hanno agito con nomi, documenti e identità fasulle, ovvero sotto copertura. Quattro uomini di diverse nazionalità che per mesi hanno avvicinato Salvatore Casamonica e i suoi complici, con l'intento di creare un rapporto di fiducia e aiutarli fintamente a finalizzare il maxi-affare di droga.

Fra loro un finanziere italiano ed un agente della polizia svizzera. In particolare il primo, come agente infiltrato, era riuscito a guadagnarsi la fiducia di Salvatore Casamonica, conquistandone la fiducia e ottenendo dal pregiudicato compiti di assoluta delicatezza, fondamentali ai fini del perfezionamento delle importazioni di droga, fino al reclutamento del pilota e dell’aereo a bordo del quale sarebbe stata trasportata la droga. 

Fondamentale anche il lavoro dell'agente under cover elvetico, che garantiva l'atterraggio allo scalo svizzero di Sion della cocaina, dando garanzie sul buon esito dello scambio denaro-droga ai sodali che si occupavano del trasporto della cocaina in Europa.  

In questa operazione, la DEA ha messo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria italiana anche un aereo. Agli agenti 'under cover' sono spettati compiti delicati: un agente è toccato il compito di spacciarsi come l'uomo idoneo a trovare a Casamonica, i piloti e i contatti aeroportuali per l'importazione. La polizia svizzera, attraverso un suo agente, ha creato invece il finto gancio interno all'aeroporto di Sion, dove fare atterrare i voli privati dei narcos ed evitare la dogana prima di ripartire alla volta dell'Italia. 

"Lavorare sotto copertura è un momento difficile e delicato. Le difficoltà principali stanno nel carpire la fiducia degli esponenti della criminalita' organizzata e le notizie utili ad anticipare le loro mosse - le parole del Colonnello Andrea Pecoraro, vice comandante dello SCICO, il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza di Roma -. Questa volta ci siamo avvicinati molto, addirittura siamo stati tanto a contatto da riuscire a capire prima come si sarebbe voluto organizzare il traffico". 

"Il provvedimento cautelare - ha detto invece  il Procuratore Aggiunto della DDA di Roma, Michele Prestipino, a margine della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell'operazione - è arrivato a conclusione di un'indagine complicata che ha visto una collaborazione internazionale che mette allo scoperto alcune questioni sullo scenario criminale romano molto importanti"

Il procuratore ha ricordato che "la lunga collaborazione, stretta e proficua, con la Dea ha consentito di portare allo scoperto un canale di approvvigionamento della cocaina molto importante per dimensioni, quantità droga ed investimento economico".

"Un dato significativo sulla potenzialità criminale e la pericolosità di questo gruppo emerge da una intercettazione in cui si parla della somma di 4,5 milioni di euro come corrispettivo per il traffico di cocaina". Ha aggiunto Prestipino mentre spiegando il peso criminale del gruppo smantellato dalle indagini della Gdf di Roma, con il coordinamento della Dda. La somma, secondo quanto riferito dagli investigatori, potrebbe essere stata già consegnata ai narcos colombiani, nonostante i viaggi con la cocaina non siano mai partiti dall'aeroporto di San Paolo. Una parte del denaro, che secondo le stime degli investigatori sarebbe stato di poco meno di 10 milioni di Euro. 

VIDEO | Operazione Brasile Low Cost, le immagini 

Ma come faceva l'organizzazione, che trattava direttamente con i cartelli colombiani, a far arrivare l'ingente carico di cocaina dalla Colombia a Roma, passando per il Brasile e la Svizzera? Semplice: i trasporti dei carichi di droga dovevano avvenire utilizzando un aereo privato, sul quale sarebbe stata stivata circa 1 tonnellata di droga per viaggio.

Contemporaneamente, Petoku si relazionava con taluni narcotrafficanti brasiliani per reperire ulteriori quantitativi di stupefacenti, supportato dal sodale Pavlovic, il quale si recava, a più riprese in Brasile, nella città di San Paolo, per curare gli aspetti logistici dell’illecito traffico, adoperandosi – con l’ausilio di gruppi criminali autoctoni – nel tentativo di corrompere funzionari doganali in servizio presso lo scalo aeroportuale della metropoli brasiliana, allo scopo di eludere eventuali controlli.

L’importazione della cocaina – il cui quantitativo, già disponibile in Sud America, è stato stimato tra i 500 e i 1000 chili, a fronte di un “investimento” da parte dell’associazione per delinquere pari a circa 4,5 milioni di euro – non si concretizzava atteso che, nel luglio del 2018, Salvatore Casamonica veniva arrestato, in applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, all’esito della Operazione “Gramigna”.

Tale circostanza determinava l’interruzione dei contatti tra gli indagati e gli agenti sotto copertura e, in definitiva, l’abbandono dell’ambiziosa iniziativa criminale, venuto meno il principale “promotore” e finanziatore. Ciò nonostante, le granitiche fonti di prova raccolte hanno consentito all’Autorità Giudiziaria di emettere l’odierno provvedimento di cattura.

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