La Comunità Ebraica piange Giovanni Di Veroli, calciatore della Lazio nel dopoguerra

L'ex difensore era nato nella Capitale nel 1932. Ruth Dureghello: "Modello per tanti giovani della comunità ebraica"

Giovanni Di Veroli con la maglia della Lazio (foto wikipedia)

È venuto a mancare Giovanni Di Veroli, ex giocatore della Lazio e unico ebreo romano a giocare ad alto livello in serie A per diverse stagioni nel dopoguerra. Di Veroli iniziò la sua carriera con la squadra ebraica della Stella Azzurra per poi venir selezionato dalla Lazio con cui fece il suo esordio in campionato il 10 maggio 1953 in Lazio–Fiorentina.

Modello per tanti giovani della Comunità Ebraica 

Con la maglia biancoceleste vince una Coppa Italia e una Coppa del Presidente della Repubblica. Nato nella Capitale nel 1932, avrebbe compiuto 86 anni il prossimo 12 agosto. “Di Veroli ha rappresentato un modello per tanti giovani della Comunità Ebraica - afferma Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma -. I valori sportivi che ha portato avanti sono stati e saranno d’ispirazione per chi vede nel calcio un sogno da raggiungere. Siamo orgogliosi che un atleta e un uomo così sia appartenuto alla nostra Comunità.” 

Morto ex calciatore della Lazio Giovanni Di Veroli 

Come si legge sull'enciclopedia del calcio, Giovanni Di Veroli: "Centromediano tosto, dotato fisicamente e capace di francobollare al meglio il proprio diretto avversario, svolge tutta la sua carriera nella Lazio, partendo dalle minori, ove tappa dopo tappa prepara lo sbarco in prima squadra. Fa il suo esordio nella massima serie nel 1952-53, in una Lazio estremamente ambiziosa, che in quegli anni si propone come unica reale alternativa al trio formato da Juventus, Milan e Inter. Dopo l'assaggio con la Fiorentina, nella stagione successiva riesce a trovare un impiego più continuativo e fa vedere di poter reggere il confronto coi grandi attaccanti che calcano i palcoscenici della serie A. Anche quando arrivano mostri sacri come Giovannini e Parola, lui riesce a trovare un discreto spazio, grazie ad una continuità di rendimento che potrebbe portare ad una ulteriore crescita. Che però non avverrà mai: nel corso della campagna per il rinnovo dei contratti dell'estate 1957, non riesce ad accordarsi con la dirigenza e, nello stupore generale, lascia il calcio giocato, a soli 25 anni".
 

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