Tragedia della povertà a Labico, i vicini: "Non potevamo immaginare, li avremmo aiutati"

Ad uccidere padre, madre e figlia neonata le esalazioni di monossido di carbonio scaturite da un bidone usato per riscaldarsi

I carabinieri di Colleferro sul luogo della tragedia

Non mi do pace perché se sapevo che avevano freddo la bambina la facevo dormire qui o gli avrei dato delle coperte. Ma loro erano sorridenti e non potevo immaginare questo”. A parlare è una vicina di casa della famiglia trovata morta in casa a Labico uccisa dalle esalazioni del monossido di carbonio in quella che è risultata essere una vera e propria tragedia della povertà. Ad ascoltare i vicini Daniele Flavi sulle pagine di FrosinoneToday.  

Tutto quel che resta dell’immane tragedia che nella giornata di martedì 17 dicembre si è “abbattuta” sulla cittadina di Labico, a sud della provincia di Roma, è uno stendino con dei panni stesi sul balcone della loro nuova casa che si è trasformata nel luogo dove hanno trovato la morte. Una morte che ha sconvolto profondamente l’intera comunità e sono molti quelli che si chiedono come si possa morire nel 2019 in questo modo atroce, ovvero a causa del monossido di carbonio sprigionato da una sorta di braciere di fortuna alimentato dalla carbonella.

Peter Chukudi Egesimba, Sali Djassi e Angel Ifechucwu Egesimba (rispettivamente padre, madre e figlia neonata di due mesi), sono stati trovati morti nel letto della villetta schiera di via Fioramonti, la salita che dalla stazione ferroviaria porta alla frazione di Santa Maria. Una famiglia che era arrivata a Labico in piena estate ad agosto e qui avevano preso la residenza e che aveva deciso di spostarsi da Roma dove erano arrivati oltre 10 anni fa, probabilmente per risparmiare sull’affitto ed infatti avevano preso una casa che si poteva raggiungere a piedi in pochi minuti dalla stazione ferroviaria. Erano in regola con il contratto e con i pagamenti della varie mensilità.

Una famiglia fin troppo tranquilla che forse anche a causa della poca conoscenza della lingua italiana aveva scelto di vivere nella massima riservatezza. La moglie giovane moglie Sali parlava un po’ meglio la nostra lingua ed a una vicina di casa aveva fatto vedere la bimba la piccola Angel (ora un piccolo Angelo volato in cielo) di ritorno dall’ospedale dopo il parto, mostrandola con il volto sorridente le diceva eccola.  “Salutavano sempre col sorriso – spiega a frosinonetoday.it Daniela una vicina di casa - non parlavano bene l’italiano. Mi fecero vedere la bambina quando partorì. Non mi do pace perché se sapevo che avevano freddo la bambina la facevo dormire qui o gli avrei dato delle coperte. Ma loro erano sorridenti e non potevo immaginare questo”.

Forse proprio questo loro essere sempre sorridenti, aggiungiamo noi, ha fatto pensare ad un’integrazione maggiore ad uno stare bene e non ha fatto trasparire i loro bisogni e le loro vere esigenze. In questa società in cui si è sempre di fretta forse sarebbe bastata qualche parola in più per trovare un aiuto che avrebbe potuto salvare loro la vita, un aiuto che sarebbe potuto arrivare anche dalle istituzioni.

Davanti alla tragedia di martedì– spiega su facebook l’assessore ai servizi sociali del comune di Labico Benedetto Paris - al primo impatto le parole sono vuote, non riescono a spiegare la sensazione che si ha dentro, si mescolano tra retorica istituzionale, fredda burocrazia e un magone che ti riempie. Una sensazione di impotenza. La sensazione di una sconfitta. Perché, se confermato quanto è apparso, una morte causata dal braciere, è stata una morte di povertà, rispetto alla quale la domanda principale è: perché non siamo riusciti ad intercettare quella domanda di aiuto, quella domanda di sostegno. Erano a Labico da poco tempo, da pochi mesi, non avevano una vera rete sociale e tutto questo rende più difficile aiutare. Tutto ci dice che non potevamo fare di più, ma resta una giovane famiglia che è morta da sola in una fredda notte d'inverno. Un dolore grande, un monito perenne a fare di più”.

Nel frattempo la casa dove è avvenuta la tragedia è stata sequestrata dalle forze dell’ordine, ma nelle prossime ore potrebbe essere dissequestrata una volta acclarate le cause del decesso sui corpi che ieri sono stati portati a Roma per l’autopsia dopo che la Procura di Velletri ha aperto un fascicolo di indagine. Per i risultati ci vorranno quattro-cinque giorni.

I carabinieri di Colleferro stanno cercando di trovare anche con l’analisi dei telefonini ritrovati nell’abitazione dei parenti o dei conoscenti per gli eventuali funerali.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, ordinanza di Raggi: stop a tutti i concorsi pubblici a Roma

  • Sparito da sei mesi viene trovato mummificato nel vano areazione dell'ospedale

  • Tragedia nella Metro A, morto un uomo investito da un treno alla stazione Manzoni

  • Sciopero, oggi a Roma metro e bus a rischio per 24 ore: tutte le informazioni

  • Via Pontina, precipita con la Smart dalla rampa e muore sul colpo. Gli amici lo ricordano sui social

  • Coronavirus Roma: scuole, eventi e comunicazioni alle Asl. Tutto quello che c'è da sapere

Torna su
RomaToday è in caricamento