Clochard ucciso a corso Italia, investitrice a piede libero. Il giallo del parabrezza sostituito

Proseguono gli accertamenti della squadra giudiziaria del II Gruppo Parioli della Polizia Locale di Roma Capitale

Corso d'Italia, il luogo della tragedia

In attesa della convalida del fermo del giudice ma allo stato attuale libera di poter uscire di casa ed andare a lavorare. Lei è la donna di 56 anni fermata per l'investimento che ha portato alla morte di Nereo Gino Murari (qui la notizia), il clochard di corso d'Italia travolto ed ucciso da un pirata della strada alle 5:00 del mattino dello scorso 7 gennaio. 

Sequestrata la Smart di proprietà della donna, a cui è stata sospesa la patente, la stessa continua la sua attività lavorativa per una ditta di pulizie per la quale lavora. Via Vittorio Veneto e via Toscana, queste le palazzine dove la 56enne residente nella periferia est della Capitale lavora e dove la stessa ha proseguito a passare con la sua vettura sino al 14 gennaio, quando gli agenti di polizia giudiziaria del II Gruppo Parioli della Polizia Locale di Roma Capitale l'hanno sottoposta a fermo per il reato di "omicidio stradale", con "fuga" ed "omissione di soccorso". La donna è stata fermata proprio in via Toscana, dove ad attenderla c'era la polizia municipale. 

Una indagine complessa quella messa in campo dagli uomini diretti da Donatella Scafati, comandante del II Gruppo Parioli della Polizia Locale di Roma Capitale, che proprio stamattina hanno ascoltato nuovamente il compagno della 56enne, una guardia giurata, che inizialmente aveva riferito di essere lui alla guida della Smart scura che ha travolto ed ucciso Nereo Murari all'incrocio fra via Po e corso d'Italia.

Un racconto quello dell'uomo pieno di incongruenze, secondo quanto si apprende da fonti investigative, che ha portato gli inquirenti a stringere il cerchio attorno alla sua compagna. Restia ad ammettere le proprie responsabilità davanti ai vigili urbani, è stata poi la stessa 56enne a riferire al giudice la sua versione dei fatti: "Ho sentito che qualcosa era finita sull'auto, ma non pensavo fosse una persona", le parole della donna ascoltata dal giudice del Tribunale di piazzale Clodio: "Non sapevo fosse morto - ha aggiunto la stessa - non guardo i Tg".

Delle indagini complesse, rese possibili grazie al lavoro dei 'caschi bianchi' ed alla collaborazione sia delle altre forze di polizia, ma anche di cittadini, negozianti e le tante ambasciate che ci sono nella zona del Pinciano, attraverso le quali si sono potuti visionare 60 ore di filmati di videosorveglianza per rintracciare il pirata della strada.

A tingere di giallo l'uccisione di Nereo il parabrezza della Smart, risultato cambiato da poco tempo. Nella CityCar sequestrata gli investigatori hanno infatti trovato dei frammenti di vetro, trovati anche sul luogo dell'investimento mortale del senza fissa dimora. Resta da comprendere chi lo abbia sostituito e quando sia stato cambiato, in modo da avere un quadro probatorio certo dell'accaduto. 

Altro aspetto sul quale stanno ancora lavorando gli investigatori della polizia municipale è la sincronizzazione degli orari delle telecamere dalle quali sono poi stati estrapolati i 60 ore di filmati (nei quali non è mai visibile nitidamente la targa dell'auto pirata). Un lavoro certosino, con i 'caschi bianchi' che hanno fornito al Sostituto Procuratore Giovanni Battista Bertolini, un documento di due ore circa di riprese nel quale si ripercorre il percorso fatto dalla Smart condotta dalla 56enna la mattina dell'uccisione di Nereo Murari.  

A favorire le indagini anche le tante persone che volevano bene a Nereo Murari, il clochard che leggeva libri in compagnia della sua fedele amica, il cane Lilla, poi adottato da un uomo dal canile della Muratella. Proprio nella giornata di ieri 16 gennaio, poco meno di 24 ore dopo il rintraccio del pirata della strada, familiari e conoscenti del 73enne gli hanno dato l'ultimo saluto nel corso dei funerali celebrati a Verona, città dove il "clochard che leggeva" era nato e cresciuto prima di lavorare in giro per il mondo e poi decidere di voler vivere in strada ma "libero" nel quartiere Ludovisi di Roma
 

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