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Morte Maricica: “Il video non racconta tutta la verità”. La difesa punta sui testimoni

Due testimoni raccontano i momenti precedenti quelli ripresi dalla telecamera. La difesa di Burtone: "Se si fossero acquisite tutte le telecamere presenti sapremmo la verità"

Flavia Grossi 7 marzo 2012

E' passato più di un anno e mezzo da quel tragico giorno in cui Maricica Haianau fu colpita nella metro Anagnina. Da allora Alessio Burtone, accusato di omicidio pretereintenzionale, è in carcere, il 16 marzo ci sarà una nuova discussione in tribunale e, forse, l'eventuale sentenza.

PRIMA DELLE RIPRESE - Secondo gli avvocati difensori di Burtone c'è una parte della storia che però non si conosce: quella precedente al momento in cui i due sono ripresi dalla telecamera. Prima di quel momento, infatti, ci sarebbero diversi momenti di “contatto” tra i due in cui Maricica avrebbe aggredito verbalmente e poi s visti e raccontati da due testimoni oculari presenti sul posto. Un primo momento all'interno della tabaccheria, un secondo subito dopo all'esterno del negozio e quindi, il terzo, ripreso dalla telecamera e mostrato poi dai media. Infine, gli avvocati contestano anche i risultati dell'esame autoptico, secondo il quale la donna non sarebbe stata colpita da un pugno.

A raccontarcelo è l'avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Alessio Burtone che innanzitutto esprime il rammarico per la mancata acquisizione delle immagini di tutte le sei telecamere presenti nel punto, invece della sola scelta e acquisita dal pm: “La nostra linea è quella dei testimoni, quello che ha fatto dispiacere all'inizio di questa vicenda è che avremmo potuto sapere fin dall'inizio quello che è realmente accaduto quel giorno se solo il pm avesse richiesto e ottenuto la registrazione delle sei telecamere che stavano nella stazione. Invece, per scelta processuale e dell'accusa è stata acquisita solo l'ultima telecamera”.  Quelle immagini ormai non esistono più perché dopo 24 ore vengono cancellate.

OMICIDIO PRETEREINTENZIONALE - Da allora Burtone è in carcere. Subito dopo il primo arresto fu mandato ai  domiciliari e quindi a furor d popolo di nuovo in carcere, dove si trova ancora ed ha iniziato a lavorare. Per lui l'accusa è di omicidio pretereintenzionale e il pm ha chiesto ieri 20 anni di condanna, richiesta contraddittoria secondo l'avv. Gallo che afferma: “Il pm ha dichiarato che quel giorno è avvenuta una disgrazia che ha rovinato la vita di due persone e poi si è detto certo che Burtone non volesse uccidere Maricica, ma poi ha chiesto 20 anni, pena che si chiede nei casi di omicidio volontario.”

I TESTIMONI - Tornando a quel fatidico giorno l'avvocato racconta che i testi  - e Burtone lo confema - sostengono che la signora Maricica in tabaccheria gli passò davanti superando la fila di persone. Allora Burtone  esclama: 'Al paese mio si fa la fila, al tuo no?'
Sembra tutto finito, una discussione durante la fila. Burtone esce dal negozio e si ritroverebbe davanti la signora che riprende la discussione e volano le prime offese, compresa quella di Burtone che la “manda a quel paese” così come ha già raccontato al giudice. L'avvocato Gallo continua: “A quel punto lei dà due ceffoni a Burtone che non reagisce e va via, ma lei continua a seguirlo. I due testimoni sono un ragazzo che esce incuriosito dal bar e segue la scena con lo sguardo e un altro che lavora nella metropolitana e che in quel momento passava nei pressi dei due. Proprio lui racconta che la signora Maricica andò incontro a Burtone aggredendolo verbalmente, mentre quello uscito dal bar racconta che la signora fermò di nuovo il ragazzo e gli diede uno schiaffone da dietro e un calcio. A questo punto Burtone dice: 'falla finita hai rotto er c** e prosegue la sua strada' ma lei continua a seguirlo. ”
Quindi si arriva alla ripresa delle telecamere, anche se Burtone racconta che oltre a queste due c'è anche una terza volta in cui lei lo ferma. Qui entrano in gioco le immagini della telecamera acquisita, quelle che tutti hanno visto.

LA TELECAMERA ACQUISITA - Continua Gallo: “Nella telecamera si vede lui che cammina guardando avanti e lei che gli parla, quindi entra una persona che casualmente li divide e a quel punto è lei che gli si riavvicina ancora e come racconta Burtone stesso 'cominciamo a insultarci, come lei insulta me io insulto lei'. Infine, come ritratto dalle immagini Maricica sputa a Burtone che questa volta reagisce e sputa anche lui alla donna che gli dà un malrovescio. Il ragazzo cerca di coprirsi con il braccio stesso e indietreggia, la vede avvicinarsi ancora e racconta di aver avuto timore perché lei ha infilato una mano in tasca e temeva che lì tenesse un coltello. Burtone spiega di aver fatto questo ragionamento perché quando la donna l'ha fermato avrebbe detto: 'Ti faccio uscire il sangue dagli occhi'. Burtone allora – come racconta l'avvocato – la spinge facendola cadere a terra.

L'ESAME AUTOPTICO – Un nuovo spunto per la difesa arriverebbe anche dall'esame autoptico.  Spiega gallo “non ci sono lesioni al viso della donna c'è solo una ferita sotto il labbro nella parte sinistra di 1,2 cm non lacero contusa, segno di una ferita non da corpo contundente.  Questo significa che Burtone non ha colpito con le nocche ma con il palmo. Infatti, il ragazzo ha sempre sostenuto di avergli dato una manata e non un pugno. C'è da considerare inoltre che se il ragazzo avesse dato un pugno in pieno viso alla donna le avrebbe rotto il labbro, forse il naso o la mandibola. La forza è stata data nella spinta con una mano sul viso e l'altra sul petto della donna”.

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