Omicidio Diabolik, possibili funerali a numero chiuso. Le indagini: tra pc e cellulari il nome di chi lo ha tradito

La famiglia ha incontrato esponenti della Questura. Le indagini, coordinate dalla Dda, proseguono a 360 gradi non escludendo al momento alcuna pista. L'autista cubano è stato ascoltato più volte dagli inquirenti

Il luogo dove è stato ucciso Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, Roma, 13 agosto 2019. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La panchina del Parco degli Acquedotti, quella che affaccia su via Lemonia, è ormai diventata un luogo di pellegrinaggio. Dal 7 agosto, quando un killer uccise con un colpo alla testa Fabrizio Piscitelli, in molti si sono diretti lì: qualcuno con i fiori, altri con sciarpe o magliette. Sono amici, parenti e semplici residenti che hanno così voluto ricordare e rendere omaggio a Diabolik, il capo ultrà della Lazio assassinato ormai una settimana fa. 

I funerali di Fabrizio Piscitelli

Il funerale in forma privata, voluto dal Questore Carmine Esposito, ieri non si è tenuto e così la famiglia di Piscitelli nel tardo pomeriggio di martedì è stata convocata a San Vitale. Si cerca una mediazione per dare l'ultimo saluto al leader degli Irriducibili.  

I Piscitelli vorrebbero celebrare il funerale "in maniera sobria e composta in una normale parrocchia romana (quella di Santa Maria Ausiliatrice ndr)", come hanno ribadito più volte. La moglie Rita e le figlie Giorgia e Ginevra sono uscite dalla questura alle 19.30. Bocche cucite e poca voglia di parlare. "Vogliamo prima riflettere", hanno detto. L'idea è quella di cambiare l'orario del funerale, non più alle 6 del mattino, e aumentare, di poco, i presenti: tra i 30 e i 50.

L'omaggio degli ultras a Diabolik

Omaggi, delle curve italiane, che invece non sono mancati alla sede degli Irriducibili in via Amulio. "Per te, uomo, ultras. Onore", recita l'iscrizione sopra la grande corona invita dai Nuclei armati bianconeri (Nab), appena sotto, sono annodate le sciarpe degli altri gruppi ultras della Juve, 'Fighters' Tradizione', 'Antichi valori', 'Viking'.

C'è anche una maglietta dei romanisti di 'Insurrezione giallorossa' ripiegata su un cuscino di rose. "Ciao ultras", si legge sui fiori inviati dai 'Wild Caos' dell'Atalanta, una tra le tifoserie storicamente più ostili ai laziali e viceversa. E poi i napoletani: una sciarpa spunta tra i fiori. Ci sono il cuscino e la sciarpa degli amici dei 'Blood&Honour Varese' e quelli del 'Lazio fans Romania' che scrivono 'Riposa in pace Diabolik'. 

La fiaccolata dei laziali a San Policarpo

Il Codacos si rivolge alle Corte dei Conti

Il funerale non c'è stato, però, Roma ieri è rimasta blindata. Un grande spiegamento di forze dell'ordine che non è andato giù al Codacons che chiede alla Corte dei Conti di aprire "un'indagine per danno erariale".

"Peccato che l'impiego di un così massiccio contingente, compresi mezzi blindati, sia stato del tutto vano: i funerali alla fine non si sono tenuti, rendendo inutile la presenza delle forze dell'ordine in vari punti sensibili della città. Per questo l'Associazione chiede alla magistratura contabile di indagare sulla vicenda: chi paga quei poliziotti? Ora è necessario aprire un'indagine per danno erariale e verificare le responsabilità di questa scelta che ricade sulle tasche dei cittadini, costretti a finanziare operazioni di polizia non necessarie e alla luce dei fatti assolutamente evitabili" ha così concluso il Codacons.

Il punto sulle indagini dell'omicidio di Diabolik

Le indagini: chi ha ucciso Diabolik?

Nel frattempo continuano le indagini, coordinate dalla Dda, per capire chi possa aver tradito Diabolik e chi, materialmente, abbia sparato il colpo mortale. Oltre ai tre cellulari, gli inquirenti analizzeranno anche i due computer di Fabrizio Piscitelli. Tutte le piste restano in piedi.

L'autista cubano, che da poco più di una settimana accompagnava Diabolik a tutti gli appuntamenti, è stato ascoltato più volte dagli inquirenti. L'uomo, la sera dell'omicidio aveva portato lo storico capo ultras della Lazio all'appuntamento accompagnandolo e fermandosi sulla panchina dove poi è stato ucciso con colpo di pistola alla testa.

Dalla sua testimonianza non sono però emersi dettagli utili alle indagini per capire con chi avesse appuntamento quella sera. Qualche elemento in più potrebbe arrivare invece dall'analisi sui tre cellulari che erano nella disponibilità dello storico capo ultras della Lazio tutti bloccati da un codice di accesso. Un lavoro che richiederà però tempi lunghi. Da questi esami, però, potrebbero uscire uno o più nomi, forse anche chi lo ha tradito. 

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