"Chi sa parli. Vogliamo verità sulla morte di nostro figlio Alessandro": l'appello dei genitori

I genitori di Alessandro Elisei, il bambino morto a Maccarese, parlano ai microfoni della Rai ribattendo le accuse: "Falsità su carta stampata. Mai maltrattato Ale. Non ci siamo mai drogati o ubriacati"

"Vogliamo la verità, chi sa parli". E' questo l'appello lanciato da Simona Righetti e Leandro Elisei, mamma e papà di Alessandro Elisei, il bambino di 11 anni trovato morto in un canale di via di Campo Salino a Maccarese, nel comune di Fiumicino lo scorso 3 ottobre. 

LO SCENARIO - Hanno scelto le telecamere della Rai, Simona e Leandro per lanciare un appello, accorato, a chi possa aiutarli a ricercare la verità sulla morte del loro piccolo bambino. Una vicenda che ha ancora diversi lati oscuri e su cui la Magistratura sta lavorando intensamente. 

Gli esami autoptici, anche quelli più approfonditi, e le indagini della Procura di Civitavecchia, unitamente agli uomini della Polizia, stanno delineando un quadro sinora mai emerso. La pista più accreditata, al momento, potrebbe essere infatti quella di un gioco tra bambini finito male.

"CERCHIAMO TESTIMONI" - Alessandro non era solo su quel canale. Alessandro non si è suicidato. Lo ripetono più volte mamma Simona e papà Lenadro mentre si asciugano gli occhi dalle lacrime: "Cerchiamo testimoni, chi sa parli. Anche in forma anonima. Che lo facciano con noi o con le forze dell'ordine, ma vogliamo la verità. In questo comprensorio le persone sanno tutto di tutti, è impossibile che nessuno non abbia visto nulla. Nostro figlio non era solo". 

"ACCUSE INFAMANTI" - I genitori, poi, smentiscono anche alcuni punti. "Sono state dette e scritte tante falsità sul conto della nostra famiglie. Ho letto sulla carta stampata cose difformi dalla verità - sottolinea Simona - Trovo ridicolo e assurdo che siano state riportate situazioni totalmente inventate. Ho letto che ci drogavamo davanti ad Alessandro e che tornavamo a casa ubriachi. Figuriamoci, a me solo l'odore dell'alcol fa svenire, della droga poi non ne parliamo. Siamo persone pulite. Stiamo prendendo i dovuti provvedimenti con l'avvocato".

"Mio figlio ha sempre avuto tutto. Dalle cose materiali all'affetto familiare. - racconta ancora a Storie Vere - Alessandro è la mia vita e lo sarà sempre. Tutti quelli che ci conoscono, veramente, lo possono confermare. Io, insieme ad altre persone, l'ho tirato fuori dal canale insieme ad altre persone. Era vestito con la felpa nuova che gli avevo comprato pochi giorni prima. Una scena che non dimenticherò mai". 

MAI MALTRATTATO - A ribadire la situazione anche Leandro: "Alessandro non è stato mai maltrattato. Non ho mai alzato una mano contro mio figlio e mai l'avrei fatto. Era un bambino molto rispettoso ed educato, non credo affatto che sia andato al canale da solo. Non era sua abitudine". 

LE LETTERE DEI BAMBINI - L'intervista, poi, si fa ancora più intima quando Simona rileva un emozionante retroscena: "In questi giorni ho ricevuto diverse lettere da parte di tanti bambini. I compagni di scuola di Alessandro mi hanno raccontato di come anche a loro manchi mio figlio e di quanto era un bambino gioioso. 'Ci faceva tornare il sorriso', mi hanno scritto. Lettere che mi hanno fatto piangere il cuore", conclude nell'intervista a Storie Vere. Le indagini proseguono, alla ricerca della verità.

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