Rilasciati dopo sei ore i 16 migranti della Diciotti: "Operazione spot del Ministro dell'Interno"

Ieri l'intervento della Polizia al Baobab. Medici senza Frontiere: "Inaccettabile violazione del diritto alle cure mediche"

Sono stati rilasciati nel giro di poche ore i migranti della Diciotti identificati ieri al Baobab e portati al centro di via Patini. Poche ore, quanto basta per generare l'ormai consueto commento social del ministro degli Interni Matteo Salvini. Un'identificazione apparentemente ad orologeria, scattata dopo l'allontanamento volontario dei migranti da Rocca di Papa e nel giorno in cui lo stesso Salvini ha ricevuto l'avviso di garanzia da Palermo per i lunghi giorni in cui gli stessi sono stati tenuti fermi nel porto di Catania, sulla nave Diciotti.

Non a caso dal Baobab si parla di "operazione spot". E' un'attivista, intervistato da Adn Kronos a dare ieri l'annuncio del rilascio, aggiungendo che "questa è stata un'operazione spot del ministero dell'Interno, assolutamente inutile. Erano e sono cittadini liberi. Noi continueremo ad  adoperarci per la libertà di transito di tutti e tutte". 

Subito dopo il blitz al Baobab della Polizia Salvini aveva commentato su facebook. "Alcuni immigrati che erano sulla Diciotti sono stati rintracciati a Roma: rifiutano l’aiuto e pretendono di circolare senza documenti e senza rendere conto di nulla. Così, abbiamo la conferma che la storia degli "scheletrini che scappano dalla guerra" è una farsa. Mentre è pura fantasia l’ipotesi che io li abbia sequestrati: gli unici sequestrati sono gli italiani, vittime dell’immigrazione clandestina. Immigrazione che continueremo a combattere". 

Proteste per il blitz della polizia anche da Medici senza Frontiere secondo cui si tratta di "un'inaccettabile violazione del diritto alle cure mediche". "Ricevere cure mediche è un diritto universale riconosciuto anche dalle leggi italiane e impedirlo è una violazione grave e inaccettabile", dichiara Anne Garella, capomissione MSF in Italia. "Le autorità italiane hanno tutto il diritto di identificare le persone presenti sul territorio italiano, ma lo spazio medico non può essere utilizzato in modo opportunistico per facilitare operazioni di polizia. Chiediamo rispetto per i pazienti e per l’attività dei nostri medici, anche quando operano in insediamenti informali".

Nella nota Medici senza Frontiere spiega che "nel corso dell’operazione, la polizia ha anche violato la confidenzialità medica scattando una foto alla scheda sanitaria di un paziente senza il suo consenso. MSF condanna queste violazioni e sollecita le autorità italiane a rispettare i diritti fondamentali delle persone indipendentemente da altri scopi".

"Stavamo svolgendo la nostra normale attività di assistenza quando sono arrivati degli agenti di polizia chiedendoci informazioni sui pazienti nonostante la confidenzialità medica. Ma noi non chiediamo alle persone chi sono e da dove vengono, la nostra unica priorità è garantire loro l’assistenza e le cure di cui possono aver bisogno", dichiara Giovanni Perna, operatore umanitario di MSF presente questa mattina durante l’operazione della polizia. 

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