Omicidio Salomone: freddato per uno sgarro tra criminali

Trovato il mandante dell'omicidio dell'ex membro della Banda della Magliana. La Magliana però non c'entra: tutto per degli screzi nel giro dello spaccio di Acilia

Risolto, almeno in parte, l'omicidio di Emidio Salomone, avvenuto il 4 giugno 2009 ad Acilia davanti alla sala giochi Planet di via Cesare Maccari. Questa mattina, infatti, Massimo Longo, ritenuto il mandante del crimine, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L'ANTEFATTO - Un omicidio quello di Salomone slegato dal suo passato legame con la banda della Magliana e maturato, invece, in un contesto legato al territorio di Acilia e degli “sgarri” inerenti il mondo della piccola criminalità che ruota intorno allo spaccio. In particolare: Salomone è stato ucciso in seguito a uno sgarro fatto nei confronti di Longo. Siamo tra il 2008 e il 2009 e, nella zona, si registrano degli incendi dolosi di automobili, in genere appartenenti a tossicodipendenti o piccoli criminali e altri tipi di ritorsioni.
Tutto precipita però il 12 febbraio 2009, quando in queste ritorsioni viene coinvolta una ragazza e il suo fidanzato: la giovane è la nipote della futura vittima, Emidio Salomone. Longo riteneva che il fidanzato della ragazza fosse responsabile dell'incendio della sua macchina e la giovane, presente mentre Longo l'aggredisce, racconta tutto allo zio. Da questo momento Salomone, prima estraneo a queste ritorsioni, entra nella storia. La stessa sera, due persone in scooter sparano dei colpi di pistola contro la casa di Massimo Longo in via Giovanni Armandi: la miccia che porterà all'omicidio è innescata.

SGARRO TRA VITTIMA E MANDANTE – Non passa molto tempo e, una sera, Longo viene rapinato del suo scooter, episodio che l'uomo non denuncia, probabilmente per potersi vendicare successivamente. In questo frangente, si verifica un episodio fortunato che permetterà ai carabinieri di scoprire il furto e la mancata denuncia: il blocco motore del mezzo rubato viene trovato su uno scooter di proprietà di una persona vicina a Salomone e il ritrovamento avviene perché questa persona ci fa un incidente. I pezzi del puzzle cominciano a comporsi, le ritorsioni salgono di livello e culminano nell'omicidio del 4 giugno 2009 quando due persone, a oggi ancora senza volto e nome, freddano l'ex della banda della Magliana.

IL PROVVEDIMENTO E LE ACCUSEMassimo Longo, già ai domiciliari a Salerno dove si trova in una comunità di recupero, viene raggiunto stamattina dal nuovo provvedimento restrittivo perché ritenuto il mandante dell'omicidio: ovvero colui che assoldò i due killer che spararono a Salomone. I carabinieri non escludono che abbia avuto anche un ruolo materiale, come quello della preparazione del delitto e di presidio del territorio. Per questo l'accusa è di omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso. Inoltre, deve rispondere con gli esecutori materiali,  di porto e detenzione di arma da fuoco.

LE INDAGINI CONTINUANO – L'arma del delitto non è mai stata trovata, ma si sa che si tratta di una calibro 9. Ora, tutti gli sforzi dei militari sono rivolti all'identificazione e al ritrovamento degli altri due complici, coloro che hanno premuto il grilletto.

L'AMBIENTE – La zona in cui si determinano le condizioni che portarono al delitto è quella di Acilia,, come ormai è ben noto, quella interessata dalla presenza di tossicodipendenti e spacciatori che però non appartengono a vere e proprie organizzazioni criminali, ma che rispondono più all'identikit di piccoli criminali che si muovono da soli, vivendo di spaccio e altri crimini. Di certo, quel che escludono i carabinieri che hanno condotto le indagini, è un legame a qualche ultimo strascico legato alla vicende della Banda della Magliana a cui, in passato la vittima era vicina, come l'omicidio di Paolo Frau o l'operazione Colosseo messa a segno dalle forze dell'ordine grazie alle dichiarazioni di Maurizio Abbatino

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