Chi è Massimo Galioto, il punkabbestia accusato dell'omicidio di Trastevere

Quarantacinque anni, romano, fu accusato e poi assolto per l’omicidio di Beau Salomon.

Massimo Galioto in una foto d'archivio

Meno di un anno fa era stato assolto dall’accusa dell’omicidio di Beau Salomon, studente statunitense trovato morto nelle acque del Tevere nel luglio del 2016. Tirato in ballo, ma mai ufficialmente sospettato, anche per un precedente omicidio il suo nome era salito alla ribalta delle cronache romane anche per risse e aggressioni, sempre in compagnia del suo cane labrador. Il 7 maggio un nuovo capitolo giudiziario per Massimo Galioto, questa volta per l’omicidio di un senza fissa dimora, ammazzato di botte e lasciato a morire sulla banchina del Tevere. 

Figlio di commercianti, Massimo Galioto e quello che si può definire un Punkabbestia. 45 anni, romano, vive in strada da anni. Il suo giaciglio una tenda allestita solitamente nella zona di Trastevere, sulle banchine del Tevere. Lo stesso luogo dove nel luglio del 2016 morì Beau Salomon, 19enne statunitense studente alla vicina università John Cabot.

Proprio in quell’ambito la figura di Massimo Galioto salì alla ribalta delle cronache giudiziarie nazionali e d’oltreoceano. Ad accusarlo della morte del giovane americano l’allora fidanzata, Alessia Pennacchioli, che aveva raccontato di aver visto l’allora compagno discutere con il giovane, per poi colpirlo e farlo cadere in acqua. 

Incarcerato e poi scarcerato dopo 5 mesi, con le dichiarazioni dell’ex compagna giudicate “lacunose”. Dopo due anni e mezzo, maggio 2019, la Procura di Roma chiese la condanna all’ergastolo per Massimo Galioto con l’accusa di omicidio volontario al processo per la morte di Beau Salomon.

Per i Pm Nadia Plastina e Gennaro Varone, quella notte del luglio 2016 fu Galioto, tra le persone presenti, a spintonare nel fiume dopo un violento litigio lo studente, che era sceso sulla banchina per cercare il cellulare e il portafoglio che gli erano stati rubati poco prima in un locale vicino. Da parte sua Galioto, difeso dall'avvocato Michele Vincelli, ha sempre respinto le accuse chiamando in causa la sua ex fidanzata.

Accuse che vennero smontate nel successivo mese di giugno, quando venne assolto dal Tribunale di Roma "per non avere commesso il fatto", dall'accusa di omicidio volontario per la morte del 19enne studente americano, annegato nel Tevere. Secondo gli inquirenti, che per il clochard avevano chiesto l'ergastolo, Galioto avrebbe avuto un violento litigio con lo studente della Università John Cabot, che passeggiava sulla banchina del Tevere, a poca distanza dall'isola Tiberina. Galioto avrebbe spintonato Beau dandogli due calci e scaraventandolo nel fiume. Ma i giudici non hanno riconosciuto questa ricostruzione dei fatti. 

Quasi quattro anni da quel luglio 2016 nel corso dei quali Galioto è salito alla ribalta delle cronache romane anche per altri aspetti. Come nel settembre scorso, quando l’allora 44enne venne denunciato dai carabinieri per oltraggio a pubblico ufficiale. Aggressione verbale avvenuta sempre nell’area dove Galioto dimora, in piazza Trilussa a Trastevere. In quel caso dopo essere stato sottoposto ad un controllo dei documenti, il punkabbestia reagì insultando i militari della compagnia Trastevere. 

Prima di allora, nel febbraio 2018, un arresto per una maxi rissa scoppiata sotto i portici di piazza Vittorio Emanuele II, all’Esquilino. Ad intervenire i Carabinieri della Compagnia Roma piazza Dante. I militari lo arrestarono insieme ad un cittadino polacco, uno delle Mauritius e un eritreo di età compresa tra i 32 e i 40 anni, tutti senza fissa dimora.

I contendenti si erano azzuffati per futili motivi, erano tutti ubriachi e armati di bottiglie di vetro. Inoltre avevano minacciato anche un commerciante della zona intervenuto per tentare di calmare gli animi. Anche all'arrivo dei Carabinieri, i 4 rissanti avevano opposto una strenua resistenza, tentando di aggredirli.

Galioto, in particolare, aizzò contro i militari il suo  cane di grosse dimensioni che portava al seguito. Portati nel carcere di Regina Coeli, i quattro vennero accusati di rissa, resistenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Come un’immagine che si ripete, il volto di Galioto è finito al centro delle cronache ieri pomeriggio, ancora per l’omicidio di un uomo, ucciso a calci e pugni.

Arrestato ed associato nel carcere romano di Regina Coeli, il 45enne è stato fermato dalla polizia subito dopo l’aggressione che ha portato alla morte di E.P.S., senza fissa dimora romeno. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prima dell’aggressione con il 37enne ci sarebbe stata una discussione accesa, poi i calci ed i pugni con il cane del 45enne che ha azzannato la vittima una volta caduta in terra. 

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Condotto negli uffici del commissariato Trastevere e poi in quelli di Trevi della Polizia di Stato, Galioto è stato ascoltato a lungo, così come altri senza fissa dimora che gravitano la zona. Poi il trasferimento di Galioto nel carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. 

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