Mariam pestata per gelosia: la capobranco innamorata di un amico dell'italiana

La verità in un servizio de Le Iene

Bullismo, odio e malasanità. La morte di Mariam Moustafa fa notizia in Italia, in Inghilterra, ma anche in Egitto. A provare a fare chiarezza un servizio de Le Iene, andato in onda nella serata di ieri che ha ricostruito quanto accaduto, aggiungendo nuove ipotesi dietro al brutale pestaggio.

Nei giorni scorsi la madre di Mariam Moustafa ha postato un video rivelando che "quattro mesi prima due delle ragazze presenti al momento del pestaggio dello scorso 20 febbraio, avevano aggredito Mariam. Il fatto risulta anche in una denuncia presentata alla polizia". La donna nello stesso video ha anche descritto gli attimi dell'aggressione. "Le ragazze l'hanno vista in strada e l'hanno attaccata nuovamenente, trascinandola per 20 metri in strada. Mariam è riuscita a scappare sul bus, ma loro l'hanno seguito e picchiata anche all'interno del mezzo pubblico. Solo un ragazzo ha provato a difenderla".  

"Alcune di quelle ragazze ad agosto avevano rotto la gamba di Mariam e riempito di pugni la sorella più piccola, Mallak, di 15 anni", ha ribadito ieri Nasreen, la madre di Mariam a Le Iene. E la madre ha aggiunto anche un ulteriore particolare: "Una sera di una settimana fa hanno anche tirato delle uova contro la nostra porta di casa". 

Ma non c'è solo l'aggressione a far rabbia. Il dubbio della famiglia è che Marian si potesse salvare.  "Dopo l'aggressione sul bus è andata in ospedale a Nottingham, dove dopo diverse ore di attesa le hanno detto che poteva tornare a casa. Alle 2.30 siamo tornati in casa e lei è andata a dormire. Al mattino la sorella l'ha trovata boccheggiante su letto, completamente blu in volto e non riusciva a parlare". Portata in ospedale ha lottato tra la vita e la morte per 23 giorni, ma non c'è stato nulla da fare. La famiglia punta il dito contro i medici. La sera dell'aggressione, prima di essere dimessa, infatti Mariam lamentava dolori come scritto sul referto medico dell'ospedale. 

Cosa è successo quella sera è oggetto di indagine da parte delle autorità inglesi. Anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. Secondo quanto ricostruito da la Iena Paolo Trincia, quella sera le bulle si sono avvicinate a Mariam dicendo "Tu sei Black Rose". Black Rose sarebbe un profilo di snapchat dal quale sarebbero partiti degli insulti ad una delle ragazze del branco. Uno scambio di persona, perché la giovane italiana non aveva nulla a che fare con quel profilo. 

Nei quartieri di Nottingham Trincia ha poi scoperto che una delle presunte responsabili del pestaggio sarebbe stata innamorata del ragazzo, un amico, che si trovava con Mariam. Gelosa dell'amicizia tra i due e convinta del legame dell'italiana con il profilo Black Rose la capobranco ha dato vita al pestaggio che 23 giorni dopo si è portato via per sempre Mariam

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