Casamonica: interessi usurai fino al 1000%. Tra le vittime Marco Baldini per 600mila euro di debiti

Rocco e Consiglio Casamonica avevano nel mirino il conduttore radio. Tra le vittime di usura anche uno dei figli di Franco Zeffirelli

Da Marco Baldini a Luciano, uno dei due figli adottivi di Franco Zeffirelli. Ci sono anche nomi illustri tra le vittime dell'usura di Consiglio e Rocco Casamonica. L'ex spalla di Fiorello, oltre a essere famoso per le sue conduzioni radiofoniche, è noto per il suo tormentato rapporto con il gioco d'azzardo. Baldini non ha mai fatto mistero di essere entrato in una spirale senza via d'uscita, di essersi indebitato e che, in qualche circostanza, avrebbe addirittura tentato il suicidio.

Forse anche perché si è rivolto alle persone sbagliate. Nell'ordinanza firmata dal procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino, si evince come il conduttore radiofonico fosse entrato nel mirino di Consiglio e Rocco Casamonica. Baldini, infatti, era considerato dal clan "debitore in solido" con Enrico Migliarini. Per un prestito di 10mila euro, il clan pretendeva un interesse del 600% in sei anni: con 10mila euro si sarebbe potuto ottenere un ritorno di circa 600mila euro. Migliarini, in sostanza, aveva fatto da tramite ma aveva anche prestato soldi a Baldini stesso per limitare i danni con i Casamonica.

"Mi sono rotto di pagare per Marco, devi sentire lui", in una intercettazione dove si legge come Migliarini abbia la 'responsabilità' di aver presentato Baldini a Casamonica Consiglio, meglio noto come 'Simone' che non vuole sentire ragioni: "Ma è colpa mia se mi hai presentato quel cane?". Quel debito va pagato. Baldini prende tempo, chiede giorni e prova a rassicurare 'Simone' che, dal canto suo, ha il ruolo di tenere a bada il clan: "Io ho un debito verso di te, tu mi hai fatto quella cortesia e ci si deve vedere", temporeggia il conduttore radio. Poi ancora.

Operazione Gramigna: i nomi degli arrestati

"'Simone' io sono non alla frutta, di più! Cioè io non so cosa fare, non posso più campare, sono assediato da 20 persone, a tutti ho detto di aspettare un pò, nessuno aspetta". Baldini prosegue affermando di aver firmato un nuovo contratto di lavoro: "Mi ha detto 'non me ne frega un cazzo, trovali' (rivolgendosi a Migliarini ndr). Cioè io più di così non posso fare, proprio non ce la faccio. Non sto parlando di te, ero assediato, non fila più nessuno e mi vengano tutti addosso 'Simone'. Tutti". Casamonica replica: "Lo so, quello che potevo l'ho fatto, mica posso darli io".

Baldini conclude: "Ma se si tratta di poca roba, io la prossima settima ce l'ho. Tipo 3 mila, 4 mila, 5 mila posso anche avere la prossima settimana ma di più non riesco". Tra le vittime di usura del gruppo anche uno dei figli di Franco Zeffirelli. 'Simone' concede finanziamenti anche a Luciano.

Rocco Casamonica, invece, lo fa addirittura da sorvegliato speciale. Con le consuete minacce. A lui per 20mila euro applica un tasso annuo del 30%. I componenti del clan Casamonica, tuttavia, tra qualche eccezione non hanno avuto bisogno di usare la violenza.

Porta Furba la roccaforte dei Casamonica

Il solo nome della famiglia sarebbe stato sufficiente per ottenere rispetto e incutere timore nelle vittime. Il particolare è stato confermato nel corso delle indagini del Comando provinciale dei Carabinieri di Roma. "Sono un gruppo molto forte anche per il marchio di origine particolarmente significativo sul territorio romano", ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, nel corso di una conferenza stampa.

A quanto ricostruito, le vittime di usura ed estorsione non denunciavano per timore di ritorsioni, anche perché pagare il clan rappresentava una sorta di 'assicurazione a vita'. Anche perché tra le vittime di usura c’era omertà. Qualcuno ha dovuto subito anche tassi di interesse fino al 1000% sulle estorsioni.

Il video dell'operazione Gramigna

"Loro sono perfettamente consapevoli di avere un notevole potere intimidatorio, che esercitano nelle loro attività. I Casamonica incutono notevole timore e nessuno li denuncia mai". Parola della collaboratrice di giustizia, che ha raccontato la sua verità ai pm della Procura di Roma nel corso di un interrogatorio. Un atto citato nell'ordinanza di oltre mille pagine firmata dal gip Gaspare Sturzo.

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