"Altro che Bufalo, Colafigli è un uomo diverso. Aspetta la libertà per rifarsi una vita"

L'avvocato Gianluca Pammolli, legale di Marcello Colafigli, (da molti considerato il Bufalo di Romanzo Criminale), è intervenuto su Radio Cusano Campus, l'emittente dell'Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio

"Colafigli ora si trova a Torino, aveva una condanna a 30 anni. Sarebbe dovuto uscire nel 2009, nell'imminenza della sua scarcerazione la procura si è ricordata di un articolo che prevede che chi ha due condanne superiori ai 24 anni possa essere costretto all'ergastolo. Lui ormai ha più di 30 anni di carcere effettivi, tutto quello che di male ha fatto lo ha riconosciuto pienamente, ma le cose che non ha fatto sono più di quelle che ha fatto e si aspetta di tornare il prima possibile libero per potersi rifare una vita da persona civile e cosciente di aver fatto parte di un gruppo criminale che non esiste più e di cui, con l'esperienza di oggi, mai avrebbe fatto parte". A parlare è l'avvocato di Marcello Colafigli, Gianluca Pammolli, intervistato nel corso della trasmissione ECG Regione, condotta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus. 

Colafigli è stato condannato all'ergastolo, ergastolo che però presto la Corte Europea potrebbe considerare illegittimo:"Ho fatto un paio di ricorsi alla Corte Europea per far dichiarare illegittimo l'ergastolo di Colafigli, non inflitto in sede processuale ma sulla base di un articolo di legge che dà l'ergastolo a chi ha subito due condanne superiori ai 24 anni. I tempi per un eventuale risposta sono stimabili sui 12 mesi. Colafigli sta già usufruendo di piccolissimi benefici dovuti alla sua buona condotta e al suo status di detenuto modello, c'è la possibilità che lui possa godere di quei benefici che la legge prevede per gli ergastolani. Se tornasse indietro non rifarebbe mai alcuni errori commessi e non frequenterebbe quelle brutte compagnie".

Colafigli non si riconosce assolutamente nella figura del "Bufalo", resa popolare da Romanzo Criminale: "Non abbiamo potuto citare in giudizio la produzione di Romanzo Criminale in quanto il personaggio di Bufalo è totalmente inventato dal regista e non corrisponde assolutamente alla realtà del personaggio che il Colafigli è stato. Solo perché loro non citano mai il nome di Colafigli si sono evitati un sacco di denunce che gli avrei fatto volentieri. Chi conosce Colafigli sa che è una persona che avendo frequentato personaggi della Roma criminale più grandi di lui ha seguito una certa strada per la quale ora sta pagando le conseguenze, ma non corrisponde per niente alla figura di Romanzo Criminale. Colafigli è molto intelligente, è l'unico del gruppo della Banda Della Magliana ad aver conseguito un titolo di studio, che sa scrivere e parlare bene in italiano. Ha avuto qualche problemino psichiatrico, questo sì, ma non c'entra nulla nè fisicamente, nè storicamente, col personaggio di Romanzo Criminale. Colafigli considera ridicolo che il Bufalo si accomuni a lui".

Ancora a proposito del personaggio di Romanzo Criminale: "Come è nato il legame tra Bufalo e Colafigli? I suoi ex amici che poi sono diventati collaboratori di giustizia lo hanno descritto come una persona dotata di una forza sovrumana, che si arrabbiava facilmente se qualcuno gli andava contro e che non esitava ad esercitare una certa padronanza fisica sulle persone che gli mancavano rispetto".

Pammolli non manca di sottolineare come ormai "Marcellone" sia cambiato: "Colafigli potrà rendersi utile alla comunità come esempio di persona ravveduta che ha riconosciuto i propri errori. Non è stato un angioletto, ha fatto determinati reati, anche abbastanza gravi, anche se diversi delitti gli sono stati accollati da alcuni pentiti, tra virgolette, come l'ultimo, l'omicidio De Pedis, condanna che è scaturita dalla confessione di un unico collaboratore di giustizia che arrestato e messo con le spalle al muro dopo aver fatto i suoi calcoli ha scelto la collaborazione con la giustizia a suo modo e ha deciso di incolpare chiunque era stato con lui anche di cose che forse, ripeto, forse,  non erano state vere. Per questo Colafigli, per l'omicidio De Pedis, fu condannato a 27 anni. Colafigli nega di aver ucciso De Pedis, anche se ora la condanna è definitiva. Colafigli ha riconosciuto di essere stato un malavitoso, ma non ha mai ammesso nessun reato a lui attribuito".

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