Mondo di Mezzo, le motivazioni dei giudici: "Sistema collaudato, ecco perché è stata mafia" 

Lo scorso 11 settembre la corte ha ribaltato la decisione presa in primo grado, riconoscendo l'aggravante mafiosa

Foto Ansa

"Ai fini della sussistenza del delitto di associazione mafiosa, non è rilevante né il numero modesto delle vittime (che il tribunale ha indicato nel numero di 11) né il limitato contesto relazionale e territoriale. Non può escludersi il carattere mafioso della nuova associazione perché non sono elementi costitutivi di tale elemento né il controllo generale del territorio né una generalizzata condizione di assoggettamento e omertà della collettività. Nella associazione Carminati conferì la sua forza di intimidazione e Buzzi conferì l'organizzazione delle cooperative e il collaudato sistema di corruttela e prevaricazione".

Così i giudici nelle motivazioni della sentenza di appello del processo Mafia Capitale. Lo scorso 11 settembre la corte ha ribaltato la decisione presa in primo grado, e ha quindi riconosciuto il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, condannando fra l'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il ras delle coop romane, Salvatore Buzzi, rispettivamente a 14 anni e mezzo e a 18 anni e 4 mesi.

Un documento di circa 600 pagine, dove le toghe della terza sezione della corte d'Appello scrivono: "Elementi di fatto a conferma del carattere mafioso dell'associazione possono trarsi anche dalla protezione garantita ad imprenditori e dal successivo inserimento nella loro attività con un rapporto caratterizzato dalla gestione di affari in comune". E ancora: "Si dà rilievo al fatto che nell'orbita del distributore di benzina di corso Francia non furono presentate denunce delle violenze e intimidazioni subite e nel settore della pubblica amministrazione nessuno, e nemmeno gli imprenditori che avevano rinunciato a gare di appalti, presentò atti di denuncia o manifestò dissenso. Questa condizione di assoggettamento e di omertà derivante dalla forza intimidatrice espressa dall'associazione emerse soltanto grazie alle intercettazioni telefoniche".

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A commentare la motivazioni dei giudici, la sindaca Virginia Raggi: "I criminali del Mondo di Mezzo agirono da mafiosi. Le motivazioni della sentenza di secondo grado confermano che quel sodalizio fece leva su intimidazioni e omertà per imporre le proprie regole, assoggettare imprenditori e uomini delle istituzioni. Voglio ringraziare i magistrati per la loro azione caparbia e incessante nel rivelare questo malaffare".

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