Mafia Capitale: tutto sull'operazione Mondo di Mezzo

Arrestati, traffici, numeri, intercettazioni di un'inchiesta che non ha precedenti nella città di Roma. E i risvolti, oggi, sull'amministrazione Marino

Arresto di Massimo Carminati, il 'Nero'

Politica e malaffare, appalti pubblici rubati, mazzette a tre zeri per gli uomini giusti. Volti fidati nei posti chiavi, pressioni sui dirigenti, concessione di gare d'oro. Una scenografia da Oscar quella che emerge dalla maxi inchiesta Mondo di Mezzo, un'operazione che in città non ha precedenti. Anche a Roma c'è la mafia, ora è difficile negarlo, non sono più le solite storie di incalliti complottisti. Ci sono oltre 1200 pagine di ordinanza firmate da un giudice a descrivere scenari da film. Sì, c'è la mafia, è autoctona, non ha niente a che fare con i grandi clan, ma comanda in sordina, e va a braccetto con il mondo politico. Ricapitoliamo la vicenda che ha scosso il Paese, con tutti gli attori della Mafia Capitale, i traffici, i numeri, le intercettazioni e i risvolti, oggi, sull'amministrazione del sindaco Marino. 

L'OPERAZIONE - Trentasette arresti per associazione di tipo mafioso e quaranta indagati a piede libero raggiunti da un’informazione di garanzia emessa dalla Procura Distrettuale Antimafia per gli stessi reati, tutti sottoposti a perquisizione locale e personale. I provvedimenti della maxi inchiesta scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2012 dal Raggruppamento dei Ros, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Roma. Un lavoro che ha scoperchiato un’organizzazione mafiosa profondamente radicata nell'Urbe, e articolata intorno alla figura di Massimo Carminati, il 'Nero' di Romanzo Criminale. Pluripregiudicato già appartenente all’organizzazione terroristica dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) e strettamente legato allo storico sodalizio criminale della Banda della Magliana, nonché coinvolto in diverse vicende processuali afferenti a gravi ed eclatanti episodi delittuosi, era lui a gestire gli affari sporchi del gruppo. (IL VIDEO DELL'ARRESTO)

I NOMI DELLA CUPOLA - Appalti, tangenti, commesse del Comune di Roma. Una corsa all'oro guidata dal Cecato e legittimata dalla sua fama. Un nome che fa paura e che spesso è sufficiente per corrompere. Ma, accanto all'eversione nera, c'è di tutto a fare da cerniera con Palazzo Senatorio. Il mondo delle cooperative di sinistra, con Salvatori Buzzi, presidente del consorzio Eriches, braccio destro di Carminati e figura centrale degli affari illeciti. Quello delle società partecipate del Comune, con Franco Panzironi, ex ad Ama già a processo per l'affaire Parentopoli, Riccardo Mancini, ex ad Eur Spa, rinviato a giudizio sempre per tangenti, Giovanni Fiscon, ex direttore generale Ama, che nell'azienda capitolina ha lavorato, con diversi incarichi, fin dal lontano 1987, Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto di Veltroni dal 2001 al 2008 ed ex capo della polizia provinciale. Tutti iscritti nella lista degli indagati, per reati che vanno dalla corruzione aggravata al finanziamento illecito alla turbativa d'asta. 

LA TEORIA DEL MONDO DI MEZZO - Si incontravano tutti nel 'mondo di mezzo', termine che ha dato il nome all'operazione investigativa. E' Carminati a spiegare in una delle intercettazioni telefoniche acquisite dagli inquirenti, la teoria che ben sintetizza il modus operandi del sodalizio. "Quando parlando con il suo braccio destro militare Riccardo Brugia, gli dice 'E' la teoria del mondo di mezzo, ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico'". (IL VIDEO)

Già, Carminati parla col 'mondo di sopra', quello della politica e col 'mondo di sotto', quello criminale, e si mette al servizio del primo, avvalendosi del secondo, per fare affari. Cifra principale dell'organizzazione, come spiegato dal Procuratore Giuseppe Pignatone, "sta nei suoi rapporti con la politica e nel fatto che alterna la corruzione alla violenza, preferendo la prima perchè fa meno clamore". L’espressione 'mondo di mezzo' spiega con efficacia come tale spazio costituisse un’area di confine tra i due diversi mondi, quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi del sodalizio.
 
PERCHE' MAFIA CAPITALE - Non si tratta solo di un'associazione a delinquere. L'aggravante, contestata dalla Procura, è la specificità mafiosa. Si tratta, come ampiamente spiegato da Pignatone di un'organizzazione "del tutto autoctona", che non compare con la coppola e la lupara, ma che si caratterizza per due aspetti fondamentali: "Il vincolo associativo e la forza intimidatrice, in grado di dare all'esterno un'immagine di persuasione e paura". Già, quell'immagine che in Campidoglio, per cinque anni, ha fatto paura. 

LA MAFIA IN CAMPIDOGLIO  - E' il procuratore Prestipino, con un frase, a gettare un'ombra inquietante sul quinquennio 2008 - 2013: "Alcuni uomini vicini ad Alemanno sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione guidata da Carminati". La Procura non è si è sbottonata sul coinvolgimento nel sodalizio dell'ex sindaco di Roma, che comunque è iscritto nel registro degli indagati. Su un aspetto però non sembrano esserci dubbi: è sotto il suo mandato che la cupola mafiosa ha fatto i veri affari.  Uomini nelle municipalizzate, pressioni nei posti chiave, concessione di appalti d'oro. Il tutto in cambio di tangenti intascate tramite fondazioni. E quando le "stecche" non bastavano c'era anche la violenza. Un quadro inquietante, con Carminati che piazzava le pedine e le muoveva sul suo scacchiere.

I bandi pubblici erano l'elemento chiave. L'organizzazione "era interessata alle commesse e ai finanziamenti del Comune di Roma e delle relative municipalizzate, nella gestione dei campi nomadi, delle strutture riservate agli stranieri richiedenti asilo ed ai minori non accompagnati, nonchè nella raccolta dei rifiuti e manutenzione del verde pubblico". In particolare, secondo gli inquirenti, "attraverso la corruzione di esponenti politici ed amministrativi, le società controllate dall'organizzazione indagata hanno così ottenuto diversi appalti, condizionando le rispettive gare attraverso la conoscenza anticipata del contenuto dei bandi o, in alcuni casi, concorrendo addirittura alla stessa stesura". Nucleo centrale, lo abbiamo detto, è Massimo Carminati. 

CHI E' MASSIMO CARMINATI - Romano di adozione ma nato a Milano, il suo nome è legato ad alcuni dei grandi misteri del nostro Paese, filo di congiunzione tra i Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) e la Banda della Magliana. Il suo nome compare in diversi fascicoli legati a lotta armata ed eversione politica che hanno segnato la Capitale dagli anni '70. 

Un fitto curriculum criminale quello del 'Nero'. Arrestato nell'aprile del 1981 quando, colpito da mandato di cattura per le azioni dei Nar, viene catturato mentre tenta la fuga all’estero. L'anno successivo il 'Guercio' finisce alla sbarra con altri 55 neofascisti dei Nar. Diverse le accuse, dalla strage alla rapina, all'omicidio, alla violazione della legge sulle armi, al danneggiamento doloso. Scarcerato nell'agosto dell'82 per motivi di salute, torna in carcere il 6 ottobre successivo assieme ad altri 21 militanti di destra con l'accusa di "banda armata" e "associazione eversiva".

Dopo gli anni della militanza politica e, successivamente, della commistione fra eversione politica e malavita comune, Carminati si lega indissolubilmente alla Banda della Magliana. E nel processo ai membri dell'associazione mafiosa, dopo due gradi di giudizio nel febbraio 1998, viene condannato a dieci anni di reclusione.

CHI E' SALVATORE BUZZI - Accanto a lui nel sodalizio, il suo braccio imprenditoriale, Salvatore Buzzi. Un uomo di sinistra, dell'ultrasinistra, di quelli che però quando si tratta di fare affari non guarda in faccia a nessuno. Condannato negli '70 e '80 per omicidio, Buzzi uscito dal carcere ha un'intuizione: far soldi con le cooperative degli ex detenuti. 

E' l'inizio di un piccolo impero, costruito anche grazie alla contiguità con Carminati. Un impero che riesce a mettere allo stesso tavolo destra e sinistra che riesce a far soldi tanto con una parte politica che con l'altra. La cooperativa 29 Giugno e il consorzio Eriches 29 sono le sue creature più conosciute, che fatturano oltre 50 milioni di euro. E' lui lo stratega del sodalizio, il nuovo volto dell'inchiesta. 

"Tu c'hai idea di quanto ce guadagno dagli immigrati? Il traffico di droga rende meno" (IL VIDEO). E' il primo a capire che è quello il vero business, "è il sociale, le cooperative, perché i soldi arrivano, i fondi per le emergenze passano tutti da lì" (IL VIDEO). E finiscono tutti nelle sue casse, e in quelle di Carminati.  

IL BUSINESS DEI ROM - E' su rom e rifugiati che il magnate delle coop si arricchisce. Caso emblematico il campo rom di Castel Romano, del quale la coop 29 giugno prende l'appalto per gestione e lavori di ampliamento, nel 2012. Lo schema anche qui è sempre lo stesso: c'è il sottomondo criminale, il sovramondo dei colletti bianchi, e quel purgatorio in cui tutti si incontrano e i soldi scorrono come un fiume in piena. L'ordinanza lo dice chiaro e tondo: "Il sodalizio diretto da Massimo Carminati aveva acquisito un appalto per l’ampliamento e la gestione" del villaggio attrezzato "attraverso la cooperativa ATI 29 Giugno presieduta da Buzzi Salvatore". Il tutto tramite i corrotti della pubblica amministrazione.  A occuparsi delle pratiche è Emanuela Salvatori, la responsabile comunale per l’attuazione del piano nomadi, ora nella lista degli indagati a piede libero per corruzione aggravata, accanto ad Angelo Scozzafava, direttore del V Dipartimento, anche lui indagato. 

A quanto emerge dalle 1200 pagine di ordinanza del Gip, la Salvatori avrebbe instaurato nel tempo una collaborazione diretta con Buzzi, in cambio "dell’assunzione della figlia, Chiara Derla, in uno dei soggetti economici" coinvolti. Firma relazioni per aumentare il numero degli ospiti nel campo, "tentando di far quadrare i numeri", e in accordo con Sandro Coltellacci, collaboratore di Buzzi, intercede per la 29 Giugno nelle pratiche relative al campo. 

Stesso ruolo viene delineato per Scozzafava, che "si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi, rientrante nelle sue specifiche competenze". Poi c'è Antonio Gaglianone, imprenditore che guida i lavori, "nonostante dal cartello di cantiere non risultasse averne la titolarità", "sotto la continua ingerenza di Massimo Carminati e interfacciandosi con la committenza, nella persona di Salvatore Buzzi". Una macchina perfettamente oliata. 

IL TERREMOTO IN CAMPIDOGLIO - Ma non ci sono solo nomi riconducibili al quinquennio di Alemanno. Anche l'attuale consiglio comunale esce a pezzi dalla maxi inchiesta, con iscritti nella lista degli indagati che siedono oggi sugli scranni dell'aula Giulio Cesare. Qualcuno nella maggioranza di governo del sindaco Marino. 

Ci sono Daniele Ozzimo, assessore alla Casa, e Mirko Coratti, presidente dell'Aula Giulio Cesare, entrambi dimissionari, entrambi indagati per corruzione aggravata. C'è Franco Figurelli, Capo Segreteria dell’Assemblea Capitolina, indagato per corruzione aggravata e illecito finanziamento. E ancora, il consigliere regionale Eugenio Patané per turbativa d’asta e illecito finanziamento. Il capogruppo di Forza Italia in Campidoglio Giovanni Quarzo per associazione di tipo mafioso, il consigliere regionale Pdl Luca Gramazio, indagato per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Un'inchiesta dagli effetti ancora difficili da prevedere, ma che su Palazzo Senatorio pesa come un macigno, mettendo a dura prova la tenuta di Marino. Se infatti il sindaco ha colto l'occasione per autoproclamatosi una volta per tutte paladino indiscusso della legalità, chiedendo aiuto all'autorità nazionale anticorruzione per analizzare, con un pool di esperti, tutti gli appalti in corso “su cui si nutrono preoccupazioni”, c'è chi fa notare che anche lui è stato immortalato in foto accanto a Buzzi, durante una visita nella sede della 29 giugno. Anche se il sindaco dichiara apertamente di "non aver mai parlato con Buzzi".  

E poi c'è il vicesindaco Luigi Nieri. Non è indagato, nè coinvolto nell'indagine, ma dalle intercettazioni emerge un rapporto d'amicizia e di stima con il boss, Salvatore Buzzi. Un rapporto fatto di sms, telefonate, incontri programmati e abbracci.

Intanto il Movimento Cinque Stelle invoca lo scioglimento del consiglio per mafia, ipotesi sulla quale si esprimerà il Prefetto, che intanto starebbe pensando di proteggere Marino affiancandogli una scorta. La causa della preoccupazione è concreta: “Ci sono intercettazioni con insulti che confermano che un'esposizione del sindaco c'è e va valutata con le altre forze dell'ordine. Il sindaco è un'istituzione e va protetto". 

Preso De Carlo, "il boss che conta materialmente" - TRA GLI ARRESTATI - Massimo Carminati, dai Nar alla Banda della Magliana | Buzzi, il signore delle coop. rosse | Salvatore Buzzi, il signore delle Coop Rosse sodale del Nero | Riccardo Mancini, ex ad Eur Spa | Franco Panzironi, ex ad Ama | Luca Odevaine, ex capo della Polizia Provinciale | Giovanni Fiscon, ex direttore generale Ama | I Nomi degli arrestati | Sequestrati quadri di Pollock e Warhol | Indagini sulla copertura delle forze dell'ordine | Le prime ammissioni: "Così preparavo le buste" | Le mani anche sul Cara | Casamonica mediatori culturali per i problemi dei rom | Carminati dal carcere: "Arrestato davanti mio figlio, non mi va giù" | La batteria di Ponte Milvio e gli interessi dei clan | Nar e Banda della Magliana: le origini di Mafia Capitale | Mafia Capitale dietro la rivolta di Tor Sapienza | Le armi di Mafia Capitale e 'Riccardo l'armiere'  | Mafia Capitale ed il legame con la 'ndrangheta

Rifiuti e metro sporche, il Comune chiama la 29 Giugno

IL VICESINDACO - Quando Nieri diceva: "E' un'istituzione" ELEZIONI 2013 - La par condicio di Buzzi IL PREFETTO - In Campidoglio arrivano i 'commissari' IL CASO - Tra Buzzi e le coop cattoliche il 'patto dell'accoglienza' MELONI - "Sciogliere l'Aula. Se me lo chiedono mi candido" UNIONE INQUILINI - "Chiarezza sugli immobili destinati agli sfrattati" ALEMANNO - "Carminati? Pensavo fosse morto" PRESIDENZA DEL CONSIGLIO - Bagarre per la nomina di Valerio Baglio IL PIANO - Un 'pool' anticorruzione PD COMMISSARIATO - Il partito in mano a Orfini M5S DA PREFETTO - "Sciogliere il Comune per mafia" INCHIESTA - Anche il Pd nella Terra di mezzo SALVINI - "Chiudere i campi rom per bloccare i guadagni" I COMMENTI - "Ecco a cosa servono le larghe intese"  LA BAGARRE - Scontro dialettico tra Marino e Grillo | GUIDONIA -  La lettera: "Prefetto verifichi gestione immigrati"

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