Pestato per 240 euro di droga, muore dopo mesi di agonia: Giggi vittima dello spaccio violento di Biondo e Wolly

Il 52enne aveva preso, senza autorizzazione, dosi di sostanza stupefacente e aveva abbandonato il suo turno di vedetta e così per i boss di Villaggio Falcone andava punito

Quattro mesi di agonia tra la vita e la morte. Una operazione al cervello, un periodo in coma. Poi le cure, la ripresa e la definitiva ricaduta. Troppo gravi le ferite subite dal pestaggio che, lo scorso scorso novembre, lo ha visto coinvolto.

La notte tra l'1 e il 2 marzo, l'ultimo respiro nel letto dell'ospedale: così è morto Luigino Moriconi, detto Giggi, 52enne nato a Roma e vittima della banda di pusher di Villaggio Falcone, ossia Ponte di Nona vecchia.

Lo spaccio di Biondo e Wolly a Villaggio Falcone 

Un gruppo di ragazzi violento agli ordini del Biondo e di Wolly che, dal complesso dei palazzi popolari R5 di Tor Bella Monaca per fare affari con la droga, hanno invaso quel quadrante della periferia est della Capitale. Un giro di spaccio che contava 200 episodi giornalieri di compravendita di cocaina, crack, marijuana e hashish permettendo di incassare 300.000 euro mensili.

Un business che si basava, tuttavia, su una serie di azioni di forza contro chi non rispettava gli ordini: se i pusher o le vedette violavano le istruzioni dei capi venivano pestati o sequestrati per ripagare i debiti di droga o i danni subiti per i mancati incassi.

Pusher picchiati se non rispettavano gli ordini

Atti di pura violenza quelli del gruppo di spacciatori comandato dal Biondo e da Wolly che si erano ormai fatti un nome nel corso del tempo. 

In un caso un acquirente è stato rapinato perché insolvente e successivamente costretto a spacciare per il sodalizio. In un altro caso un pusher che si era appropriato di un quantitativo di droga senza autorizzazione e aveva abbandonato il suo turno di vedetta, è stato pestato e ridotto in fin di vita e dopo un periodo di ricovero in ospedale, è morto.

Il pestaggio subito da Luigino Moriconi a Villaggio Falcone

E' questo, il caso di Luigino Moriconi, detto Giggi. Il 5 ottobre 2019, il 52enne romano "viene assoldato dal gruppo per fare da pusher e vedetta" come viene sottolineato dai rilievi dei carabinieri in diverse circostanze. Il 22 novembre, però, Moriconi viene portato in ospedale in condizioni critiche. Cosa è successo?

Le voci di quartiere corrono e, secondo chi frequenta le strade ed i palazzi di via Don Primo Mazzolari, Moriconi sarebbe stato pestato da tale 'Amir' e altri due ragazzi: tre africani che condividevano l'appartamento, "quello der Palletta", con lui. Il quartiere punta il dito. Chi si affaccia da quelle finestre non si nasconde: "Lo avete ammazzato voi. Non è la prima volta che pestate le gente". Dicono in molti. 

Ma, all'epoca dei fatti, erano solo voci. Le denunce fatte e l'attività dei carabinieri, che da tempo stavano ricostruendo le trame del giro di spaccio a Villaggio Falcone, hanno però permesso di disegnare un quadro ancora più complesso, quello che ha portato gli inquirenti poi a sgominare la banda di Biondo e di Wollas.

Il motivo del brutale pestaggio a Villaggio Falcone

Il pestaggio subito da Moriconi è pesante. Fu colpito con calci e pugni sul corpo e in faccia. Prima in casa, poi sul pianerottolo. Una volta giunto nel cortile condominiale. Svenuto, è stato picchiato ancora con due calci in pieno volto solo "per assicurarsi che fosse ancora vivo", si legge nell'ordinanza.

Il tutto per "un tiro con la pipa della droga", raccontano gli aggressori in prima battuta a chi, nel sottobosco di Villaggio Falcone, gli chiede conto.

Le telecamere pre installate dai militari per riprendere la piazza di spaccio, riprendono tutto. Ma perché si è arrivati a tanto? Possibile che Moriconi sia stato pestato a morte per un "tiro"?

No, c'è dell'altro. E le indagini lo dimostrano. Amir, anche lui pusher del gruppo del Villaggio Falcone, intorno al 15 novembre in diverse occasioni aveva segnalato al Biondo come Moriconi avesse abbandonato la sua postazione.

E se non in un caso il capo si era mostrato indulgente ("segna le ore che manca, così non gliele pago"), nelle altre circostanze cambiò poi atteggiamento intimando ad Amir di picchiare Moriconi come punizione: "Se ulra lo prendi a bastonate. Dagli due sberle", si legge nelle intercettazioni. 

Luigino Moriconi ucciso per 240 euro di droga

Amir eseguì e comunicò la prima azione punitiva con un sms: "Fatto". Episodi, questi, che vengono replicati anche nei giorni successivi fino al 19 novembre quando Amir chiama il Biondo: mancano 240 euro di droga, quelli che Gigi Moriconi si sarebbe fumato.

E' la goccia che fa traboccare il vaso. Biondo e Wolly, furiosi, danno carta bianca a Amir. Il 22 novembre avviene il pestaggio. 

Moriconi, lasciato nel giardino condominiale agonizzante "per diverse ore", viene portato al policlinico di Tor Vergata con una "emorragia occipitale, fratture multiple e 4 costole rotte".

Una condizione clinica disperata che lo fa entrare e uscire dal coma e sottoporre ad una operazione al cervello che disegnano un quadro medico complicato.

Nonostante qualche accenno di miglioramento, Giggi muore nella notte tra l'1 e il 2 marzo. Troppo gravi le violenze subite per quel pestaggio subito in via Don Primo Mazzolari. 

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Per questo motivo, come si legge nell'ordinanza firmata dal Gip Paolo Andrea Taviano, Biondo e Wolly sono accusati di aver "istigato" Amir e i suoi due amici (ancora da identificare) a pestare Moriconi "con calci, pugni e mazza da baseball al capo e al corpo". I due boss, secondo il giudice e gli investigatori, sono i mandanti dell'aggressione finita poi in tragedia. 
 

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