Soccorre il ciclista investito sulla Tuscolana e viene licenziato

Il giovane ha soccorso il ciclista travolto lo scorso sabato su via Tuscolana. Per tutti è un eroe ma il suo datore di lavoro l'ha licenziato. "Lavoravo nel chiosco da 30 giorni a nero dopo 6 mesi di disoccupazione"

Ha soccorso il ciclista 21enne investito sabato scorso su via Tuscolana ed è stato licenziato. Già, una storia assurda quella che ha coinvolto il giovane Massimo Cibelli, 25 anni, che da 6 mesi lavorava "a nero" in un chiosco vicino a McDonald's. E'stato l'unico ad intervernire per aiutare il ciclista ma, se per molti il suo è stato un gesto da osannare, il suo datore di lavoro era di tutt'altro avviso. Il giorno dopo l'ha licenziato dicendo di non avere bisogno di lui.

"In quel momento c'erano moltissime persone intorno a me" - ha raccontato il giovane soccorritore all'agenzia Asca - ma nessuno è intervenuto. Allora mi sono fatto coraggio e sono andato ad aiutare Marco, il ciclista, che nel frattempo aveva perso conoscenza ed era ferito gravemente. Oggi so che è ricoverato in ospedale con i polmoni perforati, il fegato distrutto dall'impatto e fratture multiple". E sul licenziamento il giovane commenta:

"Lavoravo in quel bar da quasi 30 giorni dopo 6 mesi di disoccupazione. Al momento dell'incidente sono stato fuori il locale per appena 40 minuti, fino all'arrivo dell'ambulanza e dei carabinieri". E non solo Massimo non ha più un lavoro ma lotta da due anni contro un cancro ai polmoni.

"Il mio responsabile - ha detto sempre all'Asca - lo sapeva, sapeva che sono stato malato, che sono stato sottoposto a chemioterapia, sapeva che ero stato disoccupato, che avevo l'affitto in scadenza e che mi ero allontanato solo per salvare la vita di quel ciclista". Ma quando "i carabinieri sono entrati nel locale per chiedere i miei documenti affinché depositassi quanto sapevo sull'accaduto è andato su tutte le furie e tra noi è scoppiata una piccola lite. Mi ha rimproverato che essendomi intromesso per soccorrere quel ciclista le forze dell'ordine potevano scoprire che io lavorassi in nero per lui e fargli chiudere il locale".

Inoltre, prosegue il giovane, "in quel momento non pensavo potesse arrivare a licenziarmi. Eppure il giorno dopo, quando mi sono recato al bar, alle 15, mi ha detto che non aveva più bisogno di me, liquidandomi con 200 euro, quando ne avrei dovute prendere 600".

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