Killer collabora e risolve sei delitti: "Per un omicidio la mia tariffa era 25.000 euro"

Giancarlo Orsini ha indicato le modalità degli assassini di Federico Di Meo, Sesto Corvini e Roberto Musci. Nel fascicolo anche tre gambizzazioni

Da sinistra: Renato Cortese, Michele Prestipino e Salvatore Luongo

Venticinquemila euro per un omicidio e 3500 euro per una 'gambizzazione'. Questa la tariffa fissa per la quale Giancarlo Orsini ha messo in atto due assassini e tre ferimenti, partecipando ad un terzo delitto. A sparare due pistole: una Taurus ed una Glock. A confessare gli eventi delittuosi lo stesso 48enne, arrestato per l'omicidio di Roberto Musci e diventato collaboratore di giustizia dal settembre del 2014.

SEI MESI DI RACCONTI - Sei mesi di racconti nei quali il "killer di professione" ha indicato agli inquirenti le modalità che hanno portato ad altri due morti: Sesto Corvini ammazzato a Casal Palocco nell'ottobre del 2013 e Federico Di Meo, detto 'Federichetto' ucciso a Velletri il 24 settembre dello stesso anno. Oltre a ciò anche tre gambizzazioni, quella di Cinzia Pugliese, ferita nel suo centro estetico a Tor Marancia nel luglio del 2013, di Mirco Maccarinelli, attinto da due colpi sparatigli a Tor San Lorenzo nel giugno dello stesso anno, e Giulio Morelli, ferito in via Arcidosso al Trullo, in seguito ad una "rapina" che ha portato al ferimento anche della moglie, tutti eseguiti in un arco temporale andato dal giugno 2013 al gennaio del 2014.

COLLABORATORE DI GIUSTIZIA - Incastrato dalle tracce ematiche trovate sugli occhiali da sole e sulla pistola con la quale Orsini uccise Roberto Musci, con il Dna della vittima, Giancarlo Orsini ha poi avviato un percorso di collaborazione con la Giustizia confessando di essere stato un killer di professione e accusandosi, fra l’altro, di avere partecipato a sei efferati delitti contro la persona, e fornendo indicazioni sulle altre persone coinvolte nei gravi fatti di sangue che sono state oggetto di approfonditi riscontri a cura della polizia giudiziaria.

METODO MAFIOSO - I passaggi che hanno portato all'emissione delle misure cautelari nei confronti di sei persone sono state presentate al Comando Provinciale dei Carabinieri dal Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia Michele Prestipino, dal comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Luongo, dal comandante del Nucleo Investigativo dell'Arma dei Carabinieri Lorenzo Sabatino e da Renato Cortese e Andrea Di Giannantonio, rispettivamente primo dirigente della Squadra Mobile e della Sezione Omicidi della Polizia di Stato, che hanno sottolineato le motivazioni per il quali il Gip ha considerato valida l'aggravante del "Metodo Mafioso".

EGEMONIA DELLO SPACCIO - In particolare Michele Prestipino ha sottolineato l'importanza della collaborazione avviata da Orsini, mentre Renato Cortese ha sottolineato come quasi tutti i delitti confessati (quello di Di Meo e di Musci in particolare ed il ferimento di Maccarinelli) siano stati legati al mercato della droga ed alla necessità di alcuni gruppi di acquisire l'egenomia del redditizio business in alcune importanti piazze dello spaccio quali i Castelli Romani e la zona del Trullo-Casalotti. "Da venti anni nel mondo criminale - ha affermato Prestipino -, Orsini ci ha aperto un importante squarcio su alcuni gravi fatti di sangue consumatisi a Roma".

LEGGE 45/2001 - Il Procuratore Aggiunto della DDA ha inoltre voluto aggiungere, parlando della collaborazione di Orsini con la giustizia, di come "uscire dal mondo criminale non sia un processo irreversibile" e di come la Legge (45/2001 ndr) possa favorire il riscatto da una vita criminale sotto molteplici punti di vista, "Morali, affettivi e processuali".

OMICIDIO MUSCI - Un quadro probatorio che ha preso corpo il 23 gennaio del 2014, quando Roberto Musci detto 'Sgambone', che si trovava agli arresti domiciliari in una villetta all'interno del complesso Borgo Monastero di via Lazzati in zona Casalotti, fu assassinato a colpi di pistola da un individuo sconosciuto, travisato con un casco integrale e occhiali da sole il quale, presentatosi come ufficiale giudiziario, lo aveva attirato fuori di casa per poi freddarlo in strada con 6 colpi sparati in rapida successione alla testa e al torace. Il killer si era poi allontanato a bordo di uno scooter Yamaha XCity, con cui era giunto sul posto.

NESSUN TESTIMONE - Sebbene l’omicidio fosse avvenuto in assenza di testimoni, la scena venne ripresa da una telecamera nascosta che il Musci aveva installato all’esterno dell’ abitazione, le cui immagini, seppure non utili per l’identificazione del sicario, ne documentano la notevole freddezza e la rapidità di esecuzione dell’azione di fuoco, tipiche di un killer professionista. Tali  efferate modalità di esecuzione dell’agguato e il curriculum criminale della vittima inducevano sin da subito ad inquadrare il grave fatto di sangue come un regolamento di conti maturato in contesti di malavita organizzata.

ARRESTI PER RAPINA - Le indagini sull’omicidio registravano una svolta significativa nel marzo 2014, grazie all’arresto di Massimiliano Leoni, 46enne del Trullo, sorpreso a commettere una rapina in un supermercato con uno scooter Yamaha Xcity risultato rubato alcuni mesi prima. Tale dato veniva sviluppato dai Carabinieri di via in Selci, in quanto si trattava dell’unico scooter di quel modello denunciato rubato in Roma negli ultimi tempi e pertanto poteva trattarsi dello stesso mezzo utilizzato per l’omicidio Musci.

PISTOLE SEMIAUTOMATICHE - Tale approfondimento portava all’individuazione di Giancarlo Orsini, soggetto che in passato era stato controllato con Leoni e che nel marzo 2014 era stato arrestato dai Carabinieri di Monte Spaccato, in quanto trovato in possesso di due pistole semiautomatiche e vario munizionamento.

PISTOLA E OCCHIALI IN CASA DI MUSCI - In particolare Giancarlo Orsini veniva quindi sottoposto ad un ulteriore perquisizione domiciliare nel corso della quale, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci gli sequestravano materiale vario, tra cui numerosi occhiali da sole. Le armi e il materiale sequestrato al killer sono stati quindi sottoposti ad accertamenti tecnici nei laboratori del RIS dei Carabinieri di Roma, dove sono state rinvenute due tracce biologiche appartenenti a Roberto Musci su una pistola Taurus calibro 9x21 e su un paio di occhiali da sole.

RISULTANZE DEL RIS - Tale dato consente di sostenere che l’arma e gli occhiali in questione siano stati utilizzati dall’autore dell’omicidio che, avendo sparato a distanza ravvicinata, si è evidentemente sporcato con il sangue della vittima. Le risultanze del RIS, sono state poi confermate nel corso di un incidente probatorio richiesto dall’indagato e disposto dal competente GIP. A seguito dei riscontri acquisiti, nel luglio 2014, Giancarlo Orsini veniva arrestato dai Carabinieri di via in Selci per l’omicidio di Roberto Musci.

OMICIDIO FRATELLO ROBERTO MUSCI - In sede di collaborazione con la giustizia, l’Orsini ha ammesso di avere materialmente assassinato il Roberto MusciI, riferendo che l’omicidio gli era stato commissionato da Massimiliano Leoni che intendeva, in tal modo, prevenire una possibile azione omicidiaria nei suoi confronti ad opera del Roberto Musci stesso, il quale lo riteneva coinvolto nell’omicidio di suo fratello, Marco Musci, avvenuto a Roma, quartiere Trullo, il 25 maggio del 2009. Poi l'arresto e l'inizio della collaborazione con la giustizia.

ORDINANZE CUSTODIA CAUTELARE - Alla luce di quanto riscontrato i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma e gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Roma hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei tre omicidi e delle tre gambizzazioni.

MANDANTI MA NON MOVENTE - Sei mesi di indagini ferrate che hanno portato ad individuare i contesti degli episodi criminali nei quali si sono consumati, i mandanti, gli esecutori ma non tutti i moventi.

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Commenti (1)

  • Un lavoretto a tempo determinato , con guadagni niente male,

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