Incidente a Roma Nord, ciclista muore sul Lungotevere: si scontra con un'auto e viene investito da un'altra

Per il giovane non c'è stato nulla da fare

Incidente mortale sul lungotevere Maresciallo Cadorna, poco distante dallo stadio Olimpico. Un ciclista di 22 anni è deceduto dopo essere stato investito da un'auto in seguito ad un precedente impatto con una prima vettura. La tragedia è accaduta ieri sera, 21 novembre, poco dopo le 22:00, in direzione piazzale Maresciallo Giardino. Tutta da accertare la dinamica che ha determinato la morte di Jonathan Campbell Bennet, cittadino canadese, i soccorritori intervenuti sul posto non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Nel sinistro sono rimaste coinvolte due vetture, una Mini Cooper ed una Audi

Ciclista morto investito sul lungotevere Cadorna

Secondo i primi rilievi scientifici effettuati dagli agenti del II Gruppo Parioli della Polizia Locale di Roma Capitale il 22enne nordamericano sarebbe stato colpito da un'auto mentre pedalava sul lungotevere. Sbalzato dalla sella della sua bici da strada sarebbe stato investito da una seconda vettura. 

Disposta l'autopsia

Fermatisi a prestare i primi soccorsi i conducenti delle due auto coinvolte nell'incidente, entrambi italiani, la salma di Jonathan Campbell Bennet  è stata messa a disposizione dell'Autorità Giudiziaria che ne ha disposto l'esame autoptico. Accompagnati dalle ambulanze del 118 al vicino ospedale Santo Spirito i due automobilisti sono stati sottoposti ad alcol e droga test. 

Ciclista investiti a Latina

Sempre nella serata di ieri 21 novembre, sulla via Appia, nel territorio di Cisterna di Latina, si è registrato un altro incidente mortale che ha coinvolto un ciclista. A perdere la vita un pedalatore di 35 anni di origini indiane, deceduto dopo essere stato colpito da un'auto, una Mercedes Slk. La tragedia intorno alle 22:00.

Ciclista morto sulla via dei Monti Lepini

Sempre nel territorio pontino, sulla via dei Monti Lepini, domenica 19 novembre era morto un altro ciclista. La vittima si chiamava Luciano Marangon, 76 anni, residente a Latina. L'uomo era in sella alla sua bicicletta e stava percorrendo la 156 Monti Lepini quando, all'altezza di Sezze Scalo, ha improvvisamente perso il controllo del mezzo e un'auto che lo stava superando lo ha investito. 

Ciclisti investiti a Tivoli e Guidonia 

Prima di allora altre tragedie che hanno visto la morte di un ciclista si erano verificate a Tivoli e Guidonia, Comuni della provincia nord est della Capitale. Nel primo caso, il 17 giugno, a perdere la vita fu un pedalatore romano di 45 anni, morto dopo essere stato investito da un camion per la raccolta rifiuti in via Mazzini. Prima di lui, il 12 marzo sempre di quest'anno, a perdere la vita era stato un ciclista di 87 anni, colpito da una vettura mentre pedalava su viale Roma, nel Comune della Città dell'Aria. 

Investimento Marco Artiaco

L'ultimo investimento mortale nella Capitale avvenne invece l'8 ottobre del 2016, quando Marco Artiaco morì dopo essere stato investito mentre percorreva con la sua bicicletta il lungotevere della Magliana, all'altezza di via Pian due Torri. 

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Commenti (14)

  • È vero che ci sono ciclisti (anche molti) che non rispettano il codice della strada, però è anche vero che non si può andare su strada in città a determinate velocità. A Roma ci sta il vizio di correre, perché ci sta traffico e siamo stati abituati ad essere egoisti fin da quando abbiamo iniziato a guidare. Se diminuissero la velocità gli automibilisti, probabilmente le morti di ciclisti su strada si dimezzerebbero come minimo. Quindi se diciamo che i ciclisti non rispettano il codice della strada, neanche gli automobilisti lo rispettano. La gente dovrebbe mettersi in testa che il ciclista va rispettato, come un altro veicolo, e che non é un alieno. Dovrebbero costruire piste ciclabili per la viabilità in bicicletta, e dovrebbero fare piste ciclabili sensate e non come quelle che ci sono che si bloccano, poi ricominciano poi si stoppano.

  • alle 22 è buio, il ciclista non avrà rispettato il codice della strada, in quel punto ci sono le piste ciclabili, in strade a scorrimento veloce devi preventivare il rischio ecc questo è il succo dei commenti espressi finora da dove purtroppo si evince ignoranza (nel senso di non sapere) e l'arretratezza culturale insinuata nella società "macchinara", dove al 90% in una macchina c'è una sola persona, dove si prede la macchina pure per comprare il giornale ma per poi dannare il traffico oltre che respirare veleni a più non posso. Il lungotevere come quasi tutte le strade sono percorribili da tutti, ciclisti compresi, di giorno come di notte, tanti incidenti sarebbero facilmente evitabili rispettando il codice della strada, che prevede il limite in città a 50 km/h rispettando questo limite si salverebbero molte vite, ma oltre a questo sono tante le cose (anche stupide) da seguire, ma che fanno la differenza tra la vita e la morte, come ad esempio non mettere una freccia quando si svolta, aprire la portiera dell'auto senza guardare ecc ecc. Non faccio di tutta l'erba un fascio anche alcuni ciclisti commettono cose inenarrabili ma dicendolo da ciclista e automobilista. le cose peggiori le commette chì è al volante, chiudo avvisando l'amico che scrive della presenza della pista ciclabile che costeggia il tevere, che questa è chiusa per lavori e comunque sia versa in condizioni disastrose.

  • CYCOM, pur rispettando la Sua opinione faccio presente che la "SICUREZZA" non è prerogativa solo dei ciclisti ma "dovrebbe" esserlo di tutti gli utenti della strada! Detto questo mi sembra logico che tutti "PRETENDANO" di non essere uccisi né sulla strada né in nessun altro posto; certamente, quando si è sulla strada, un motociclista (in quanto tale) ed un ciclista ancor di più, sarà soggetto ad un rischio intrinseco molto più elevato di un automobilista... pertanto, se con la bicicletta mi dovesse venire in mente di andare su una strada a scorrimento veloce, dovrei essere consapevole che in caso di incidente (con o senza colpa) a rimetterci sarò sicuramente io. Non sarà questo il caso (?) ma fare le cose "cum grano salis" sovente può evitare spiacevoli situazioni... e poi: siamo sicuri che i ciclisti siano sempre privi di responsabilità? ne ho viste di tutti i colori...

  • Ovviamente dispiaciuto per la tragica sorte del giovane ragazzo... ma vorrei far presente (lo dico da ex ciclista) che non si può pretendere di andare in bici dovunque in "sicurezza" né tantomeno pretendere che le piste ciclabili siano come le autostrade. Occorre attenzione da parte di tutti... ma spesso i primi a non essere attenti e rispettosi del codice della strada sono proprio i ciclisti.

    • Pienamente d'accordo

    • Ti stimo perché sei l'unico ciclista a cui ho sentito dire la verità

      • Perché non si dovrebbe PRETENDERE di non essere uccisi pedalando e rispettando il codice della strada? Questa me la dovete spiegare...

        • Hai ragione e non posso darti torto, ma credo che la vita sia la priorità di ogni individuo e non si può contare su una regola o su una disposizione di legge per tornare sani e salvi a casa. I ciclisti, come del resto anche i pedoni, sono l'"anello debole" della circolazione urbana, i soggetti che in caso di incidente riportano i traumi più gravi spesso con conseguenze mortali. Se con la mia auto tampono a 40 Kmh un'altra auto al massimo avrò un torcicollo, viceversa se ad essere tamponata è una bici molto probabilmente il ciclista rischierà la vita. Ha senso muoversi in una città, in un territorio, che non ha strutture e spazi dedicati alle biciclette? Per me no. Non si può barattare questa pseudolibertà di muoversi liberamente con la vita, non vale proprio la pena.

        • Se hai la certezza di rispettare il codice della strada lo devi pretendere, però prima bisogna rispettare il codice della strada.

        • 1. Che ne sai che stava rispettando il Codice della Strada ? 2. Ho forse detto il contrario di ciò che dici tu ? Non mi sembra, ho piuttosto lodato un ciclista che non è ipocrita a differenza di altri (tu compreso).

      • Vero che solo la tua madre ti stima ?!

  • @maria de gennaro Quello è uno dei pochi punti in cui la ciclabile c'è.

  • Io non uso da anni la bicicletta che invece come ecologista ho molto diffuso. E' pericoloso in certe strade usarla Non è pericolosa per gli altri ,non provoca alcun danno ,nemmeno all'ambiente, nè alla tasca del pedalatore,ma come la moto e più di essa può essere mortale per chi la guida Più piste ciclabili e maggiore attenzione degli automobilisti sarebbero necessarie Maria de Gennaro

    • Bè direi maggiori attenzione da parte di tutti gli utenti della strada a partire dai pedoni fino ai conducenti dei veicoli eccezionali ricordandoci che il codice della strada e il manuale di sicurezza propria ed altrui sulla strada.

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