Inchiesta rifiuti Roma, "creata emergenza" per aprire Monti dell'Ortaccio

Anche gli scavi del sito vicino alla discarica di Malagrotta tra i filoni di inchiesta che ha portato all'arresto di Manlio Cerroni

C'è anche il sito di Monti dell'Ortaccio, non molto distante dallo storico invaso di Malagrotta, tra i filoni di indagine dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Manlio Cerroni. Secondo quanto si apprende dall'ordinanza, il gruppo Cerroni nel sito di sua proprietà ha realizzato un invaso finalizzato ad accogliere una futura discarica, circa 3 milioni di metri cubi, attuando un'incisiva trasformazione urbanistica. Nel mirino anche lo smaltimento delle rocce e delle terre di scavo, da considerarsi rifiuti, derivate da tale attività. Secondo gli inquirenti questi materiali sono stati smaltiti nella discarica di Malagrotta "simulando l'esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti". Questa operazione ha generato un profitto per le casse della E. Giovi, impresa riconducibile al gruppo Cerroni, stimato in non meno di 8 milioni di euro.

Non solo. "Gli scavi sono stati condotti al punto di abbassare la quota di fondo di scavo della cava Monti del Lumacaro, area adiacente a Monti dell'Ortaccio, parimenti oggetto di richiesta di autorizzazione per la discarica, al di sotto dei limiti consentiti, determinando così la illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, appartenente al demanio idrico, e la creazione di un laghetto artificiale". Scrive il Gip nell'ordinanza: "Nella richiesta di autorizzazione per la realizzazione della discarica, il Co.la.ri, Consorzio laziale rifiuti, anch'esso riconducibile a Cerroni, il proponente operava un'alterazione delle fotografie allegate alla richiesta, cancellando l'esistenza del laghetto al fine di non far risaltare il danno idrogeologico cagionato".

Ecco, secondo gli inquirenti, il piano: una proroga-ponte di Malagrotta in attesa di ottenere l'autorizzazione di Monti dell'Ortaccio, oppure far chiudere Malagrotta sulla base di ragioni pretestuose, determinare una "emergenza rifiuti" e attivare in via di emergenza la nuova discarica". Questo l'obiettivo del sodalizio guidato dall' imprenditore dei rifiuti Manlio Cerroni, si legge nell'ordinanza d'arresto del patron di Malagrotta. "Il tempo darà ragione a questa seconda ipotesi, anche se non ci sarà bisogno di alcuna ordinanza per motivi di sicurezza e sanità, prosegue il documento giudiziario, perché nel frattempo sarà stata dichiarata l'emergenza ambientale e verrà nuovamente istituito un Commissario Straordinario con potere di agire in deroga, grazie al quale proprio a Monti dell'Ortaccio verrà localizzata la nuova discarica".

Fin dal 2008 il gruppo aveva deciso che Monti dell'Ortaccio sarebbe diventato il luogo del nuovo sito di smaltimento, come emerge in particolare dalle intercettazioni telefoniche dell'allora assessore di centrosinista Mario Di Carlo, morto nel 2011. Quest'ultimo viene definito "delfino" di Cerroni e "responsabile delle sue trame politiche". Determinato a non prorogare Malagrotta e ad aprire la nuova discarica. La sua morte lasciò campo libero, secondo gli investigatori, a Luca Fegatelli, fino al 2010 capo della Direzione energia della Regione Lazio, ma molto influente anche in seguito.

Il sito di Monti dell'Ortaccio alla fine del 2012 era stato autorizzato con un Autorizzazione integrata ambientale dall'allora commissario all'emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, decaduto dal suo incarico il 7 gennaio scorso. Attualmente l'autorizzazione è oggetto di un ricorso al Tar da parte dell'associazione ambientalista Raggio Verde. Un primo studio idrogeologico effettuato sul sito dava parere negativo prevedendo un possibile rischio idrogeologico bloccando così un eventuale stoccaggio di rifiuti. Il Tribunale valuterà nei prossimi mesi un secondo studio commissionato dal Colari.

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