L'Ater e le case popolari: viaggio nei quartieri dove la manutenzione è un sogno

Tanti edifici realizzati dall'Ente, convivono con insostenibili situazioni di degrado. Nonostante le segnalazioni ed i tentativi di riqualificazione dal basso, la manutenzione resta carente

L’ATER a Roma, è sinonimo di edilizia popolare.  Le sue radici affondano nei primi anni del secolo scorso quando, l’allora sindaco capitolino Prospero Colonna, raccogliendo le proposte del sociologo Luzzatti, decise di creare degli spazi per l’edilizia pubblica a prescindere dal mercato privato.

LA STORIA DELL'ATER. Da quella felice intuizione, datata 1903, nacque l’Istituto Case Popolari (I.C.P.) che cominciò ad edificare alloggi a San Saba, ma anche in zona Trionfale ed al Flaminio. Fu dopo la prima guerra mondiale, con la necessità di demolire le baracche edificate nei quartieri popolari, che lo ICP ricevette un ulteriore impulso edificatorio, protrattosi negli anni ’20, con la creazione di interi quartieri come ad esempio la Garbatella,  che venne  progressivamente dotata di servizi assistenziali ed asili per bambini.  Contestualmente,  la riqualificazione di via dei Fori Imperiali e del Campidoglio, comportò l’edificazione di vaste aree, dal Prenestino a San Basilio, e successivamente del Quarticciolo e del Trullo, arrivando a realizzare oltre 21mila alloggi in grado di accogliere 120mila romani.

Dopo la seconda guerra mondiale, l’impegno dell’Ente, fu dapprima caratterizzato dalla sistemazione, laddove possibile, degli edifici lesionati, e successivamente, grazie a nuovi finanziamenti pubblici, nell’edificazione di nuove aree al Trullo ed ancora a Primavalle, a Torre Gaia, fino ad arrivare alla metà degli anni 60,  con l’avvio delle operazioni a “Spinaceto che resta – stando a quanto si legge sul sito dell’ ATER - uno degli interventi più interessanti realizzati dallo I.A.C.P. per conto della GESCAL (gestione case lavoratori), nonostante il ritardo nei finanziamenti per la realizzazione delle attrezzature commerciali, per l’integrazione sociale voluta fin dal momento della progettazione”.

MUNICIPIO XII. Ed allora partiamo proprio da Spinaceto, per raccontare l’involuzione che, negli ultimi decenni, ha caratterizzato la gestione degli stabili ex IACP. Nella borgata, ubicata all’interno del Municipio XII,  è presente un grosso insediamento, particolarmente problematico, che insiste in via Salvatore Lorizzo. Qui, da tempo, si è tentato di sperimentare una formula d’integrazione sociale, soprattutto nei confronti degli ex baraccati di via del Mandrione, tra le quali una settantina di Rom, estremamente complessa. “Non essendo abituati a vivere negli appartamenti – racconta uno storico residente –stavano sempre fuori ed alcuni rimanevano addirittura nelle roulotte, accendendo fuochi e facendo delle grosse tavolate”. Alcune di quelle roulotte, sono ancora posteggiate nei parcheggi bui, che si aprono tra un palazzo e l’altro. Il degrado nell’area è tuttora evidente, ed i tentativi di arginarlo, messi in pratica autonomamente dai cittadini, sono naufragati uno dopo l’altro. Come nel caso del Comitato inquilini istituito nel 1983,  nato per fornire un supporto amministrativo ai residenti dei 415 appartamenti che, a causa di ripetuti atti vandalici, dovette chiudere i battenti nel 2006. Ma è anche il caso più recente, di un inquilino che, appena trasferitosi, aveva provato a mandare un messaggio diverso.“Avevo fatto un campo da calcetto, con i  miei figli, senza coinvolgere le istituzioni, perché volevo mandare un segnale e cioè che era possibile, se i cittadini lo volevano, uscire dal degrado”. Ma dopo l’inaugurazione, avvenuta alla presenza del Comitato di Quartiere, quel campo da gioco, ha rapidamente seguito il destino di tutte le aree comuni di via Lorizzo, andando completamente distrutto nel giro di tre mesi.



MUNICIPIO XI.  In altre situazioni, a differenza di quanto avvenuto a Spinaceto, le istituzioni hanno cercato di sensibilizzare l’ATER a prendere provvedimenti. E’ il caso della Garbatella dove il Presidente del Municipio XI Andrea Catarci, attraverso una lettera inoltrata all’Ente in data 4 ottobre, segnalava “il cattivo stato in cui versano gli immobili di proprietà dell’ATER situati in via Ennio Felice, 26. In particolare ci è stato documentato, la situazione riguardante la scala F, con intonaco divelto dai muri esterni, pavimentazione dei cortili e dei vialetti dissestata, infissi distrutti, soffitti pesantemente danneggiati e deteriorati. Appare evidente che la manutenzione, ordinaria e straordinaria, non sia stata effettuata da tempo”. Il minisindaco, allegando un’ampia documentazione fotografica, chiedeva pertanto “un intervento urgentissimo, per rimuovere le innumerevoli situazioni di pericolo”.  “Non abbiamo avuto alcuna risposta alla nostra segnalazione” ci vien fatto sapere proprio ieri, ed è un peccato, perché un quartiere come la Garbatella, ed i suoi storici lotti, come il n.28, tra via Massaia e via Tosi, pesantemente degradato, meriterebbe maggiore attenzione.

MUNICIPIO XIII. Gli esempi di scarsa manutenzione degli edifici ATER, spostandoci ancora di quadrante, purtroppo non mancano. In via Vasco de Gama, ad Ostia, un residente ha fatto ripetutamente notare come da 5 anni “Quando gli scarichi si otturano i liquami fuoriescono e traboccano nei bagni. Ciò accade spesso. Ci sentiamo completamente  abbandonati” e porre rimedio a questa situazione di estremo degrado igienico sanitario, comporta metter mano alle proprie tasche visto che gli interventi di pulizia “sono stati ovviamente messi in opera a nostre spese”.
A San Giorgio, sempre nel Municipio XIII, alcuni cittadini occupano qualsiasi spazio, lavatoi e cantine inclusi, magari nell’attesa di sistemarsi nell’alloggio di un inquilino anziano passato a miglior vita. E così accade che vengano murate caldaie termiche, in via Ludovico Ciardi, che si diceva esser divenute ritrovo di tossicodipendenti, o che i vigili urbani debbano mettere sotto sequestro una cantina, in via Saponara, perché chi voleva entrarvi  e prenderne possesso si è fatto sorprendere con un piccone in mano.


MUNICIPIO VIII. Nella zona est di Roma, gli immobili ATER non versano in condizioni migliori. Le case dell’ERP si trovano a Tor Bella Monaca, Villaggio Falcone, Torrenova, Giardinetti e Torre Maura. Quest’ultimo quartiere, in epoca recente, è stato letteralmente invaso da topi e da scarafaggi. Di pochi giorni fa, è la segnalazione del Comitato Assegnatari Ente Ater Torre Maura che fa sapere come, dopo l’ultimo sopralluogo del responsabile del servizio igiene ambientale ed aree verdi, siano state risistemate le trappole topicida negli androni di accesso alle cantine di via Giglioli, via delle Avocette e via delle Canapaglie, nei cui giardini erano già state disseminate la scorsa primavera. Meno di due mesi fa, invece, sempre in via delle Avocette, si era registrata un’invasione di blatte germaniche, volgarmente note come “fuochiste”. Questi insetti, particolarmente prolifici, avevano invaso ascensonsi, corridoi e diversi appartamenti posti ai primi tre piani del civico 7/e. Una residente, che vive al secondo piano ha osservato come ci sia stata “una vera e propria invasione,  con queste blatte che si arrampicavano sopra il muro del palazzo a centinaia", mentre un inquilino del terzo, ha sottolineato come  "siamo riusciti a tamponare il problema con veleni e quant'altro e tutto di tasca nostra, pagando una disinfestazione privata”.


MUNICIPIO IV. Ma se in alcune circostanza, ai disagi causati da una scarsa manutenzione, si riesce a porre rimedio aprendo il portafogli, in altre situazioni questo tipo di intervento, risulta del tutto irrealizzabile accrescendo la sensazione di impotenza dei residenti. Per questo il comitato di quartiere di Val Melaina ha recentemente scritto all'Ater, per chiedere di intervenire nell’area compresa tra viale Jonio, via delle isolte Curzolane e via Scarpanto.  Proprio in quest’ultima via, nel corso dell’estate 2011, i residenti avevano già dovuto affrontare l’apertura e poi il temporaneo abbandono di un cantiere, necessario per la sistemazione di una fatiscente rete fognaria.  I lavori, effettuati proprio nell'area antistante l'ingresso agli stabili, soprattutto per l’esser stati poi inspiegabilmente interrotti, avevano provocato una reazione dei residenti. Il Comitato in quell’occasione segnalò come “il cantiere, all'improvviso, è stato abbandonato,dopo che gli operai hanno completamente distrutto il cortile interno” creando non pochi disagi anche soltanto per raggiungere la porta di casa.  Ma tornando alla recente segnalazione, il Comitato, relativamente alle strade indicate, ha informato l’ATER del pericolo causato dal continuo cadere di calcinacci e cornicioni che metterebbero a repentaglio la sicurezza dei passanti. Un altro intervento che, semplicemente facendo leva  sulla buona volontà  e sul portafogli degli inquilini, non potrà mai esser risolto.


LA MANUTENZIONE. Purtroppo non sappiamo quanti soldi siano stati investiti dall’ATER di Roma, negli ultimi anni, per la manutenzione dei 6 lotti che compongono l’Edilizia Economica Popolare capitolina gestita dall’Ente. Invano abbiamo provato ad avere quest’informazione dal Portavoce ATER che, gentilmente, ci ha spiegato come sia difficile ricavare questi dati e come, in ogni caso, non sia possibile trasmetterli. Peccato. Avremmo preferito ragionare cifre alla mano, per capire se, i fondi disponibili, fossero sufficienti ad affrontare la manutenzione ed il pronto intervento sui circa 50mila alloggi, dato questo confermatoci, che l’ATER vanta nella città di Roma.  Così invece rimane la sensazione che troppo frequentemente siano proprio gli inquilini, a dover metter mano al proprio portafogli per risolvere i problemi legati alla scarsa manutenzione degli stabili in cui vivono. Un'impresa, purtroppo, non sempre foriera di buoni risultati.

 

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