Incendio al Tufello, i residenti: "Il fumo ci stava soffocando. Salvati dal coraggio dei pompieri"

Le parole degli abitanti della palazzina di via Monte Massico dopo il vasto rogo che ha richiesto l'evacuazione di dieci nuclei familiari. Quattordici le persone intossicate, due quelle costrette alle cure dell'ospedale

Le cantine incendiate in via Monte Massico al Tufello

Entrano ed escono alla spicciolata con la supervisione dei vigili urbani i residenti della palazzina al Tufello interessata dal vasto incendio divampato negli scantinati poco prima delle 19:00 di ieri. Un pomeriggio di paura, con dieci nuclei familiari salvati dai vigili del fuoco (otto adulti e due ragazzi) ed un bollettino che parla di 14 intossicati, con una 14enne ed un'anziana per cui è stato necessario il trasporto al Policlinico Umberto I per accertamenti (con entrambe dimesse poche ore dopo), con particolare apprensione per una disabile residente al quinto piano. 

Fiamme, ma soprattutto fumo, che gli abitanti della scala T del civico 40 di via Monte Massico non dimenticheranno più. "Si è sviluppato velocemente - le parole degli abitanti dell'edificio colpito dall'incendio - poi il fumo, tanto, che ha invaso le scale intrappolandoci nei nostri appartamenti". 

SALVATI DA UN VIGILE DEL FUOCO - L'incendio ha creato il panico non solo tra i residenti della Scala T, ma anche tra quelli degli altri palazzi che affacciano sul medesimo cortile del civico 40 di via Monte Massico. Delle scene di apprensione con i soccorritori al lavoro per salvare le famiglie rimaste intrappolate nei loro appartamenti. "Non si vedeva niente", racconta Danilo Clabassi, ragazzo di 23 anni sorpreso dall'incendio mentre si trovava nella sua casa al primo piano con la madre Gabriella, il papà Ermanno ed il loro cane di 14 anni, Musetto: "Abbiamo sentito urlare, poi il fumo che ha invaso l'ingresso di casa una volta che ho aperto la porta per capire cosa stesse succedendo".

BLOCCATI IN CAMERA - Dei minuti di grande paura quelli vissuti dal 23enne e dalla sua famiglia. "Quando ho capito che c'era un incendio - ricorda ancora Danilo - ho preso i miei genitori e ci siamo chiusi in una camera che affaccia su via Monte Resegone". "Ho avuto tanta paura, soprattutto per papà che ha dei problemi di salute. Poi è arrivato un vigile del fuoco che ci ha calmato e mi ha messo la sua mascherina d'ossigeno in quanto non riuscivo a respirare". "Ci ha salvato a tutti, anche il nostro cane - conclude il 23enne - e poi ci hanno fatto uscire, con la scala italiana, dal balcone che affaccia su via Monte Resegone". 

"HO AVUTO PAURA DI MORIRE - Paura che si legge anche negli occhi della signora Marisa: "Ho pensato di morire - spiega la residente della Scala T - non si vedeva niente, non sapevo che fare e non riuscivo a respirare. Poi mi sono trovata davanti un pompiere che mi ha salvato, in quel momento mi è sembrato un angelo. Una volta che mi hanno portato in braccio in salvo mi sono preoccupata per la signora del quinto piano, poi ho saputo che hanno salvato anche lei e mi sono calmata". 

L'EVACUAZIONE - Dei momenti di panico con i pompieri che hanno quindi cominciato ad evacuare i residenti mediante l'utilizzo di scale italiane ed autoscale fatte arrivare sui balconi che affacciano su via Monte Resegone. "Ci hanno preso letteralmente in braccio - racconta un'altra residente - e ci hanno messo in salvo portandoci in strada". A soccorrere i residenti quattro squadre dei vigili del fuoco, con l'ausilio degli agenti di cinque pattuglie del III Gruppo Montesacro della Polizia Locale di Roma Capitale, e gli agenti di polizia del commissariato Fidene-Serpentara. Sul posto anche la presidente del III Municipio Montesacro Roberta Capoccioni e l'assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Sartiano. 

QUINDICI INTOSSICATI - Terminata l'evacuzione, (che ha visto impegnati i vigili del fuoco con due partenze, una autobotte, una autoscala e il carro autoprotettori), l'intervento di spegimento dell'incendio è durato diverse ore ed è terminato intorno all'1:00, una volta spente le fiamme e terminate le operazioni di aspirazione del fumo e di bonifica della palazzina di cinque piani fuori terra colpita dall'incendio.  Poi le verifiche, con i soccorritori e le autorità competenti che hanno invitato i residenti con gli appartamenti invasi dal fumo a non rientrare in casa, almeno per la notte, con molti abitanti che hanno trovato alloggio da amici e parenti.  

ACCERTAMENTI IN CORSO - Ancora da accertare cosa abbia determinato l'incendio divampato da due della cantine poste al piano sotterraneo del palazzo. Al termine delle prime verifiche i pompieri hanno dichiarato inagibile lo scantinato ed un appartamento al primo piano sovrastante l'area della cantine. In attesa delle verifiche da parte di Ater alcuni abitanti hanno comunque passato la notte nella loro casa. Come Alessio, 43 anni, assente al momento dell'incendio. " Abito sopra le cantine, in quello che una volta si chiamava il piano mezzanino. Sono rientrato in casa una volta che hanno aspirato il fumo - racconta -. Non avendo aperto le porte e le finestre il mio appartamento non è stato invaso dal fumo, certo quando ho messo i piedi in terra questa mattina ed ho sentito il pavimento che scottava mi ha fatto una certa impressione. Poteva andare peggio, se stiamo qui a raccontarlo possiamo vedere il bicchiere mezzo piano". 

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Commenti (1)

  • Non solo le calamità naturali, che sono imprevedibili e fanno parte dell'imponderabilità. Ma poi ci si mette pure l'insipienza e l'ignavia dell'uomo. Ed allora stammo proprio a posto. giulio

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