Incendio a Pomezia: allarme inquinamento, rischio per animali e coltivazioni

I coltivatori: "Paura per le ceneri dal cielo". La situazione in divenire rischia di diventare un'incognita sia per il settore agro-alimentare che per quello turistico-balneare

La nube nera, la paura dell'amianto e le polveri nell'aria. L'incendio di Pomezia preoccupa, tanto, per l'eventuale presenza di diossina, o altre sostanze inquinanti, nel suolo e nelle acque; fondamentale sarà l’analisi degli idrocarburi policiclici, che rilevano se il fumo della nube ha toccato terra.

LE PRIME ANALISI - Secondo l'Arpa Lazio i valori entro i limiti per benzene, ossido di carbonio, biossido di azoto e PM10 (polveri sottili), sono in linea insomma con altre giornate. I campionamenti delle centraline installate invece a Pomezia, per diossine e Ipa (idrocarburi), saranno disponibili nei prossimi giorni dopo le verifiche in laboratorio.

Il vento, però, favorisce la ricaduta degli agenti inquinanti sul suolo. Nelle coltivazioni a rischiare di più sono le piante e i vegetali a foglia larga che trattengono le particelle ma a rischio sono ovviamente anche gli allevamenti e i pascoli nei dintorni. 

I PRODOTTI A RISCHIO - I laboratori del ministero dell'agricoltura hanno controllato campioni di frutta e verdura nelle zone di Fondi, Cisterna e Latina, dove sono coltivate zucchine, pomodori, ortaggi e i kiwi, orgoglio locale esportato in tutto il mondo. A rischio anche fagioli, fave, piselli,e ciliegie, pesche e albicocche

La aree più interessate sono Aprilia e Latina, Pomezia e le coltivazioni a campo aperto di patate, lattuga e zucchine di Ardea saranno esaminate nei laboratori. E poi c'è la diossina provocata dalla bruciatura dei rifiuti è una sostanza altamente tossica (oltre che cancerogena) e contaminando acqua, terreno e piante, passa quindi nel grasso degli ovini e di conseguenza nel loro latte e nella carne.

"EVITARE ALLARMISMI" - Secondo la Coldiretti, associazione dei coltivatori, siamo di fronte a "una situazione di chiara emergenza. Bisogna tutelare i cittadini e le imprese anche se precisa il presidente di Coldiretti Lazio David Granieri "occorre prudenza per evitare inutili allarmismi. Prima di parlare di comuni coinvolti bisogna averne la certezza". Mentre Legambiente etichetta quello di Pomezia come il "peggior rogo di rifiuti degli ultimi anni".

CLASS ACTION PER RISARCIMENTI - Più dura la posizione di Codacons ha avviato le pratiche per una azione risarcitoria collettiva a tutela della popolazione coinvolta nell'incidente: "Non ci sono dubbi sul fatto che i cittadini abbiano subito danni e disagi immensi – spiega il presidente Carlo Rienzi – Codacons ha deciso di attivarsi mettendo i propri uffici a disposizione di chi intenda procedere per ottenere il giusto risarcimento in qualità di soggetti danneggiati dall’incendio".

Ma c'è di più. Codacons, infatti, ha chiesto a Procura, Nas e Ministero della salute, di disporre il "sequestro di tutti i beni ortofrutticoli, vinicoli, lattiero-caseari e di altra natura coltivati e prodotti nell’area investita dalla nube, fino a che non ci sarà assoluta certezza circa l’assenza di possibili contaminazioni tossiche".

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