Rita, l'architetto che abita sotto un ponte ferita per salvare i suoi cani

Parla la proprietaria dei nove cani morti tra le fiamme. L'amore per gli animali, i conflitti con i nomadi e trent'anni di vita di strada: la storia della donna che piange ancora i suoi nove cani bruciati vivi

Aveva trent'anni quando ha scelto di dedicare la sua vita agli animali abbandonati, è iniziata così la sua vita di vagabondaggio per le strade. Oggi ne ha sessantadue e vive sotto Ponte Marconi, all'altezza di Lungotevere degli Inventori. Venerdì scorso un incendio ha bruciato la sua "casa" e ha ucciso nove dei suoi undici cani. Per provare a salvarli si è gettata tra le fiamme. Ieri pomeriggio Rita ci ha raccontato la sua storia.

Rita, sono trent'anni che vive per la strada con i suoi animali. Come è iniziato tutto questo?

Prima avevo ottanta cani e una casa grande a Decima. L'aveva lasciata mio padre ai tre figli. Poi mio fratello ha affittato le stanze a degli stranieri che hanno preso possesso della casa cacciandomi via. L'unico modo per uscire da questa situazione è stato venderla. Ho messo il ricavato in banca, ma tra sterilizzazioni, cure veterinarie, cibo per i cani e spese per la macchina non mi è rimasta una lira.

Lei è un architetto, lavora per il Comune. Non è riuscita con lo stipendio a sistemarsi in un'abitazione?

Guadagno 1.200 euro al mese, ma non li spendo per me. Le scatolette e il cibo per i miei cani costano. Non ho cani solo qui, io mi prendo cura anche di cani e gatti in via Ostiense, alla Garbatella, intorno all'ufficio. Tutte queste spese, insieme a bollo, assicurazione e benzina, significano quasi un centinaio di euro al giorno. Non posso abbandonare i miei animali, ma non riesco a pagare un affitto a Roma.

Il Comune le permette di occupare con la sua roulotte la striscia di terreno accanto alla sede dell'Ama. Ha anche l'autorizzazione per i suoi undici cani. Come mai abita sotto questo ponte?

Quando sono arrivata qui, gli zingari erano pochi, giusto qualche baracchetta in fondo in fondo. Avevamo anche un buon rapporto, portavo il gelato ai bambini. Poi però sono diventati tantissimi e mi hanno cacciata a causa dei cani. Gli davano fastidio. Sono iniziate delle liti tremende, scarpe, pietre. Allora mi sono spostata sotto il Ponte. Non voglio avere problemi.

Si tratta di un accampamento abusivo, in una zona che invece lei potrebbe occupare...

Il Comune lo sa. Sono venuti anche i vigili. Ma loro, per tutta risposta, si sono barricati ancora di più e non si riesce a farli andare via.

Lei è sicura siano stati loro ad appiccare il fuoco venerdì scorso? Perché, se si è allontanata dall'accampamento e se ne sta qui tranquilla?

Non posso dirlo con certezza, perché non c'ero. Ero in ufficio. Sono scesa un momento per portare da mangiare agli animali e ho visto le fiamme. Non so perché lo abbiano fatto. A loro dà fastidio l'abbaiare dei cani, inoltre questo è uno dei pochi ponti ancora disponibili e gli zingari stanno sotto i ponti perché sono più riparati e sicuri. Non escluderei volessero appropriarsi del terreno.

Cosa è successo quel giorno? Lei si è anche lanciata tra le fiamme, è rimasta ferita...

Quando ho visto le fiamme sono scesa di corsa. Non ho ascoltato nessuno. Vedevo che i pompieri non si sbrigavano ad aprire i cancelli ai cani. Li tenevo chiusi perché non possono stare liberi se non ci sono io, sennò vado in galera! I cani abbaiavano, volevano uscire: erano ancora vivi! Ma non ce l'ho fatta. Per aprire il cancello bisognava slegare il fil di ferro rovente. Ho preso fuoco!

L'hanno ricoverata al Sant'Eugenio...

Io non volevo, volevo tornare dai cani. Strillavo come una matta, ma mi hanno ricoverata per forza, ovviamente: avevo preso fuoco! Un male! al CTO non c'era posto, ascensore rotto, tre ore in accettazione, un dolore allucinante, da impazzire. Ustioni di secondo e terzo grado. E poi il dolore dell'animo, a non sapere se erano ancora vivi. Ero impazzita proprio.

Rita, cosa vorrebbe che il Comune facesse per lei?

A me basta una casetta piccola non lontana da lavoro. Qui vicino c'è una casa comunale occupata abusivamente da una moldava con i cavalli: la dessero a me oppure obbligassero lei a darmi una stanza dove sistemarmi con questi due cani che mi sono rimasti. Io volevo pagarla perché mi affittasse una stanza, mi sarei portata la roulotte. Però ormai sono anziana, non posso più vivere in una roulotte. L'area è grande, senza cacciare lei, posso starci anche io.

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