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Operazione Capitelli Pestati: sequestrata villa e palazzina a Guido Casamonica

Il nome di Guido Casamonica era balzato agli onori delle cronache già nel marzo 2010, quando veniva tratto in arresto in conseguenza della denuncia presentata da Mehdi Dehnavi

Guido Casamonica nelle immagini della Guardia di Finanza

Macchine di lusso, villa con piscina e palazzina con quattordici appartamenti. Circa quattro milioni di euro di beni. E' quanto i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato a Guido Casamonica attualmente recluso nel carcere di Orvieto 
dove sta scontando, dal mese di novembre 2015, un "periodo di detenzione con termine previsto il 7 ottobre 2025 per i reati di rapina aggravata, minaccia grave, lesioni personali aggravate".

LE INDAGINI - Il provvedimento, disposto dal Tribunale Civile e Penale di Roma - Sezione per "l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza", eseguito dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, giunge al termine di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, avviate d'iniziativa nel corso del 2014 e, successivamente, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, sviluppate nei confronti dell'odierno destinatario dei sequestri il quale, oltre ad annoverare condanne per "minaccia, estorsione, rapina e lesioni personali", risulta gravato, a partire dal 1995, da numerosi pregiudizi di polizia, per "favoreggiamento, inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazione alle norme in materia di controllo dell’attività urbanistico/edilizia, associazione a delinquere finalizzata all’usura, evasione dagli arresti domiciliari, danneggiamento".

GUIDO CASAMONICA - Il nome di Guido Casamonica, nipote di Errico Casamonica, uno dei primi, insieme al più noto Vittorio ad aver raggiunto la Capitale proveniente dall'Abruzzo era balzato agli onori delle cronache già nel marzo 2010, quando veniva arrestato in conseguenza della denuncia presentata da Mehdi Dehnavi, artigiano di origini iraniane, titolare di un'azienda nel settore della lavorazione del marmo, il quale era stato selvaggiamente picchiato dal Casamonica, in concorso con altri soggetti, per aver osato richiedere il giusto compenso per i lavori eseguiti presso una lussuosa villa in via della Borghesiana (oggetto dell'odierno sequestro) e per essersi rifiutato di consegnare, ai suoi aggressori, 10 capitelli in marmo senza essere pagato.

L'AGGRESSIONE A MEHDI DEHNAVI - Emblematiche le parole utilizzate da Guido Casamonica il 17 febbraio 2010. Lo chiamava telefonicamente il denunciante Dehnavi e lo minacciava dicendogli "tu chi sei per parlarmi così, chi ti ha dato il permesso di parlare così con me, pezzo di m***a sto venendo lì a prendere la mia roba aspettami".

Nel pomeriggio dello stesso giorno, le minacce si sono effettivamente concretizzate. Guido Casamonica ed un suo sodale si sono, infatti, personalmente recati nel laboratorio di marmo ed, oltre a minacciare nuovamente Dehnavi "tu sai chi siamo noi, se non mi dai i capitelli ti uccidiamo, ti diamo fuoco alle tue dita e poi chiudiamo tutto", lo colpirono con calci e pugni al volto, sulla testa e sulla schiena anche con pezzi di marmo, provocandogli profonde ferite.

Il giorno dopo, il commerciante iraniano era stato poi nuovamente pestato brutalmente dallo stesso Guido Casamonica ed da altri tre suoi sodali con bastoni, causandogli contusioni multiple guaribili in 20 giorni. 

IL CURRICULUM CRIMINALE - Il clamore suscitato all'epoca dalla vicenda ha dato coraggio, poche settimane dopo, ad un ulteriore artigiano del marmo a presentare anche lui denuncia-querela, per una vicenda analoga, per i quali il committente Casamonica, "dopo aver rilasciato un piccolo acconto aveva con violenza e minaccia, preteso di non pagare il saldo dovuto".

Episodi delittuosi che rappresentano solo un tassello del più ampio quadro d'insieme ricostruito minuziosamente nel corso delle indagini del G.I.C.O., che ha consentito di delineare compiutamente il profilo criminale di Guido Casamonica, soggetto dalla personalità "violenta e prevaricatrice", incline a commettere reati, anche gravi "come documentato da indagini di polizia giudiziaria a partire dal 1995 e fino a tutto il 2015" dedito in maniera esclusiva ad "attività illecite di varia natura ed i cui interessi principali si sono sviluppati prevalentemente nel campo della truffa e delle estorsioni".

Dalle investigazioni è emerso, inoltre, che cospicue somme di denaro, "frutto delle illecite attività delinquenziali", siano state reimpiegate, nel corso degli anni, sia direttamente che indirettamente mediante "investimenti di natura immobiliare, del tutto incongruenti con la capacità contributiva propria e dei familiari conviventi". 

>>> IL VIDEO DEL SEQUESTRO <<<


IL SEQUESTRO - Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha quindi permesso di richiedere, ai sensi del dettato normativo del "Codice Antimafia (D.Lgs. n.159/2011)", il "sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio al medesimo direttamente o indirettamente riconducibile".

Così sono state sequestrate "quote consortili di un consorzio con sede in provincia di Roma", "24 immobili di cui 15 fabbricati e 9 terreni" a Roma e provincia "2 autovetture", "rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni" il tutto per un valore complessivo "di stima dei beni sottoposti a sequestro di circa 4 milioni di euro".

Tra i beni sequestrati, particolare rilievo assumono "2 complessi immobiliari, costituiti da una villa su due livelli con annessa piscina e da un ulteriore immobile composto da 14 appartamenti a ridosso della via Casilina, tra via della Borghesiana e via di Rocca Cencia", gran parte dei quali edificati "in violazione delle norme edilizie ed i cui lavori di ampliamento sono proseguiti, nel tempo, nonostante fossero intervenute reiterate denunce da parte delle autorità competenti".

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Commenti (1)

  • Io non riesco a capacitarmi come per alcuni esponenti dei Casamonica non sia stato applicato finora il regime del 41bis o.p., essendo dimostrato il vincolo associativo e con modalità mafiose. Maà!!

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