Guerriglia di Guidonia: dalle baracche in muratura ai nuovi rom, così Albuccione è diventata una polveriera

Problemi di convivenza e non di razzismo

Un nuovo gruppo di rom che negli ultimi mesi hanno "intaccato" l'equilibrio perfetto che negli anni si è andato a costruire ad Albuccione. Problemi di convivenza e non di razzismo che hanno portato questa frazione del Comune di Guidonia Montecelio al centro della cronaca nazionale, come ennesimo caso di periferia polveriera. Per capire però cosa bolle nel pentolone della popolosa frazione del Comune della provincia nord est della Capitale, bisogna fare una ricostruzione storica della situazione.  

Lo sgombero del Casilino 900

Già esistente con dei pochi nuclei familiari, perlopiù di nazionalità romena, la baraccopoli dell'Albuccione si è sviluppata con il passare degli anni trasformandosi in una piccola cittadella, con l'edificazione di vere e proprie strutture in legno ed in muratura. Cresciuta esponenzialemente sui terreni del cosidetto ex Santo Spirito, la sua popolazione ha visto un incremento demografico a partire dal 2010, in coincidenza con la dismissione da parte dell'allora Giunta del Sindaco Alemanno del Casilino 900, sino ad allora il più grande campo rom europeo. 

Dal Casilino sino a Stacchini ed Albuccione

Dismesso come detto 7 anni fa, molti degli ospiti del campo di Centocelle si spostarono in massa nella provincia romana, favoriti anche dalla linea regionale ferroviaria che costeggia i Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio. Proprio a bordo dei convogli su ferro furono decine i nuclei familiari che fecero "armi e bagagli" spostandosi dalla periferia della Capitale alla sua prima provincia. 

Abbandono agevolato a Stacchini

Il trasferimento avvenne perlopiù in due grandi aree, quella di Stacchini (a Tivoli Terme) e quella di Albuccione di Guidonia. Due luoghi vicini ma differenti. A differenza di Albuccione, a Tivoli i residenti manifestarono da subito problemi di vicinato con i nuovi ospiti di Stacchini (arrivati sino a 500 persone), con numerose manifestazioni e prese di forza che portarono nel maggio del 2015 all'allontanamento pacifico degli abitanti dei terreni dell'ex polverifico di Cesurni. I rom vennero infatti rimpatriati in maniera pacifica in Romania mediante una operazione di abbandono agevolato promosso dall'allora assessorato ai servizi sociali del Comune di Tivoli. 

La baraccopoli di Albuccione

Diversa invece la situazione che si venne a creare ad Albuccione di Guidonia con le prime famiglie di nazionalità romena che trovarono una sorta di "terreno fertile", con gli abitanti della popolosa frazione del Comune della Città dell'Aria che in qualche modo accettarono i loro nuovi vicini di casa. Da qui la crescita esponenziale della baraccopoli di via dell'Albuccione con le baracche in lamiere e materiali di risulta sostituite con il passare del tempo da vere e proprie casette edificate in muratura. Una piccola favela, con alcuni degli ospiti della stessa arrivati ad abitare alcuni locali occupati da tempo immemore nella vicina via Aldo Moro, "rivenduti" illegalmente ai rom dai precedenti occupanti.

Dai romeni agli slavi 

La pacifica convivenza si è però incrinata progressivamente con l'arrivo di alcune famiglie slave, perlopiù cittadini bosniaci. Proprio questi ultimi hanno difatti avuto sin da subito problemi di vicinato con gli abitanti dell'Albuccione cominciando a scoperchiare un pericoloso vaso. La pacifica convivenza ha smesso di essere tale la sera dello scorso 27 settembre, quando un 46enne bosniaco ha sconfinato sotto i vicini palazzi della borgata di Guidonia. Proprio questo gesto individualte ha infatti acceso la miccia dando il via a quella che è poi passata alle cronache come la guerriglia di Guidonia. Una situazione esplosiva, che ha portato alla luce una situazione difficile dove alla fine ha prevalso la violenza invece che la convivenza. 
 

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